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Palazzo Chigi

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Risparmiateci il teatrino delle parole e la sceneggiata delle semplificazioni che complicano. Il Paese rischia grosso e al Premier resta una sola carta: convochi a Palazzo Chigi i vertici di Ferrovie e Anas e li faccia uscire solo dopo che hanno firmato l’inizio dei lavori per 14 miliardi immediatamente cantierabili al Sud, al Centro e al Nord

Fatela finita con questo teatrino di parole. A tutti questi signori più o meno altolocati della politica vecchia e nuova (Pd e 5Stelle) che sproloquiano ogni giorno su Meccanismo europeo di stabilità (Mes) e su Recovery plan vogliamo ricordare che si tratta di soldi destinati tutti al conto capitale. Sono, cioè, risorse (prestiti a tasso di favore o fondo perduto) che ci vengono date a fronte di investimenti produttivi e, quindi, non ci riguardano perché noi i cantieri non sappiamo aprirli e siamo i peggiori al mondo nella capacità di fare spesa pubblica non assistenziale.

Possono anche darceli questi quattrini ma poi noi ci affacceremo dal solito balcone delle chiacchiere dei Neopopulisti e della Sinistra Padronale per assistere al solito spettacolo: quei soldi arrivati in Italia e mai utilizzati si mettono in viaggio per andare a finire in casa di spagnoli e portoghesi che, a nostra differenza, sanno come, quando e dove spenderli. Tutto ciò vale pari pari per le rumorose opposizioni sovraniste che sono brave a fare solo demagogia.

A questo punto, voglio essere brutalmente eretico: con un Paese chiuso che non riapre nemmeno la sua Capitale e si preoccupa di pagare gli stipendi agli impiegati pubblici che non lavorano e di promettere all’infinito cassa integrazione ai lavoratori privati senza dire chi la finanzierà e senza riuscire spesso a erogarla, non ci serve neppure più il decreto semplificazioni delle chiacchiere litigiose e dei cavilli di partito. Non ci serve più nemmeno – ora o domani – l’ennesimo decreto semplificazioni con condoni che entrano e escono, con gare abolite di giorno e ricostruite di notte, stazioni appaltanti e polemiche assortite varie. Basta! Se non si vuole essere ridicoli, oltre che penosi, l’unica cosa da fare è quella che ha chiesto la cancelliera Merkel: dimostrate di essere in grado di spendere, prima di parlare attivate le cose.

Ricordo un fine agosto del 2012 a palazzo Chigi a colloquio con il presidente del Consiglio, Mario Monti, il giorno prima del suo incontro con la stessa Merkel a Berlino. Soprattutto, ho in mente una frase del Professore: “Noi italiani a tutti i livelli siamo e siamo considerati bravi nel proporre, spesso nel decidere, ma piuttosto deboli nel follow-up, nel dare seguito realizzativo alle decisioni”. Scendendo in ascensore da Palazzo Chigi, all’epoca dirigevo Il Sole 24Ore, riflettevo su quelle parole e mi convinsi di lanciare Rating 24 per verificare il follow-up dei nostri governi e dare conto ai lettori ogni mese di quanto dei decreti attuativi previsti ad libitum in ogni legge venivano poi realmente adottati. Una Caporetto. Ricordo che con il Governo Renzi a palazzo Chigi arrivarono a istituire una task force per l’attuazione del programma e un pochino le cose migliorarono.

Oggi nel pieno della Grande Depressione mondiale da Pandemia e della prima recessione mondiale che è quella italiana, abbiamo vergognosamente moltiplicato il numero dei decreti attuativi (rallentatori professionali) e il numero di quelli che non riusciamo a realizzare. Risparmiateci almeno la sceneggiata dei nuovi decreti di semplificazioni che sicuramente complicheranno ancora di più la situazione esasperando l’inerzia di questa scassata macchina dello Stato. Al presidente del Consiglio resta una sola carta. Convochi a Palazzo Chigi per una settimana i responsabili delle Ferrovie e dell’Anas e li faccia uscire dalle stanze del Palazzo solo dopo che hanno firmato l’inizio dei lavori per 14 miliardi immediatamente cantierabili al Sud, al Centro e al Nord.

Se il grande “capostazione” di treni e strade, Battisti, resta nel suo letargo Lei lo svegli perché è l’unico interlocutore (Anas è sotto Fs) e perché non può più fare il finto tonto e rinviare ancora per l’alta velocità ferroviaria tra Napoli e Bari, Salerno-Reggio Calabria (avviando completamente la progettazione), Palermo-Catania-Messina. Insomma: presidente Conte, faccia lei il ministro del Mezzogiorno di oggi perché quello di domani (Provenzano) che impegna le risorse che non si spenderanno mai è già molto impegnato perché privilegia la pianificazione sulla realizzazione. La settimana successiva convochi la ministra De Micheli. Vogliamo dare a lei sette giorni per un corso accelerato che le permetta di capire la differenza tra opere cantierabili e risorse disponibili.

Una volta acquisita questa nozione di base, la ministra e i suoi dirigenti devono sbloccare entro trenta giorni con un provvedimento ad hoc tutte le opere previste nei programmi operativi nazionali (Pon) coperti dal fondo di coesione e sviluppo europeo e stabilmente inutilizzati. Se si fanno i primi provvedimenti attuativi (Fs e Anas) e si detta la scrittura alla De Micheli del secondo blocco con coperture e tempi di attuazione, si è fatta la semplificazione che salva l’Italia, si tutela la dignità in Europa e nel mondo di chi la governa, e si recupera parzialmente la credibilità perduta. Il resto sono chiacchiere eversive. La nostra paura è che restino tali e arrivi l’eversione.

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