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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte riferisce alla Camera sugli esiti del Consiglio europeo

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E’ NATA l’Europa, diciamo che è diventata adulta, ha superato la prova della maturità. La Merkel ha compreso la lezione della storia. Speriamo che la comprenda anche l’Italia. Concludevamo così ieri e da qui vogliamo oggi ripartire. Siamo francamente stufi di tutti questi analisti nostrani che vanno a fare i conti sul bottino dei cosiddetti Paesi frugali per raccontare estasiati i “furti” altrui o alimentare i soliti dubbi italiani con l’obiettivo unico di oscurare il progetto politico dell’accordo sul Recovery Fund. Che è quello di un’Europa forte finalmente consapevole che può esistere solo così perché altrimenti si dissolverebbe. Che è quello di una cancelliera Merkel che fa l’esatto contrario di ciò che fece (sbagliando) durante la crisi dei debiti sovrani quando il cerino acceso della Grecia incendiò tutti i Paesi del Sud Europa a causa dei litri di benzina di austerità versati ottusamente da lei e Sarkozy nel fuoco di una crisi dell’economia reale che aveva bisogno dell’esatto opposto e, cioè, di liquidità e investimenti per spegnere subito l’incendio.

I nuovi titoli emessi dall’Europa che sono nuovo debito contratto per la prima volta con il bilancio europeo comune chiudono un passato di piccoli aggiustamenti e di mille furberie che hanno consegnato il Mediterraneo a turchi e egiziani e hanno visto crescere il peso della Russia a discapito dei Paesi del Sud e del Nord del Vecchio Continente. Vorremmo che tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione italiane fossero orgogliose del fatto che in questa Europa nuova l’Italia non ha sfigurato grazie al lavoro determinato di un Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha rivelato oltre alle doti indubbie di negoziatore anche competenza e disegno strategico.

Non è così, purtroppo. Le solite chiacchiere sovraniste dimostrano che questa maturità appartiene alle comunità politiche spagnole e portoghesi non ancora a quella italiana. Dimostrano che si continua a giocare sulla polveriera sociale che cova sotto le ceneri della Grande Depressione mondiale ignorando le cause strutturali di un Paese che da venti anni non cresce perché ha vissuto al suo interno, tra Nord e Sud, gli stessi miopi egoismi che l’Italia intera rimprovera ai bottegai olandesi e austriaci. Vogliamo avvisare tutti che stanno scherzando con il fuoco perché la povertà e la rabbia non distingueranno più tra governo e opposizione.

La Sinistra Padronale deve capire che i ricchi devono saltare un turno nel privilegio della rendita e il Movimento 5Stelle deve rendersi conto che propaganda e assistenzialismo non fanno ripartire l’economia. Presidente Conte, lei è stato il primo, proprio con una lettera a questo giornale, a porre il tema strategico del riequilibrio dovuto della spesa pubblica tra Nord e Sud del Paese. Si spezzi il circuito perverso dell’assistenzialismo ai ricchi con i soldi dello sviluppo del Sud. segue a pagina III

L’Italia deve recuperare oltre mezzo secolo dopo la coerenza meridionalista del trentino De Gasperi e deve dotarsi di una struttura snella di poche decine di uomini che sappiano dialogare con Bruxelles, definire una serie precisa di interventi e di cronoprogrammi e sappiano soprattutto realizzarli nei tempi prestabiliti. Il successo europeo, che Le appartiene, può durare una sola notte se all’alba del risveglio non si capisce che bisogna fare piazza pulita di una macchina pubblica arrugginita e stabilmente rivolta all’indietro. Dialoghi su questo punto anche con le opposizioni responsabili ne uscirà rafforzato. Questo governo deve avere come stella polare della sua politica economica la rinascita del Mezzogiorno facendo finalmente l’alta velocità e capacità ferroviarie nelle regioni meridionali e in Sicilia sfidando a viso aperto il tabù del Ponte sullo Stretto aprendo e chiudendo i cantieri nei due anni previsti dal Recovery Fund.

Questa è la sfida vera da vincere. Collegare le aree metropolitane di Napoli e Bari e a loro volta i porti delle due capitali del Sud continentale con Taranto e Gioia Tauro significa provare a ridare all’Italia intera un ruolo di leadership nel Mediterraneo che la preserva nel novero delle grandi economie industrializzate e alla parte sopravvissuta del Nord produttivo quel mercato di consumi interni di cui ha vitale bisogno per mantenere una soglia dimensionale competitiva. Affronti anche la vera questione settentrionale che non è quella dei Soliti questuanti della Sinistra Padronale delle aree metropolitane intasate di tutto e piene fino al collo di droga pubblica assistenziale e si preoccupi di dare alle province dimenticate di Lombardia e Veneto piuttosto che a Milano e a Venezia. Soprattutto non guardi in faccia a nessuno e scelga gli uomini migliori per fare una cabina di regia che assomigli sempre di più all’agenzia tecnica della prima Cassa per il Mezzogiorno che conquistò la copertina dell’Economist perché era la lepre nell’utilizzo dei fondi comunitari.

Questa è la prova di maturità che l’Italia deve superare. Con una ministra delle infrastrutture, Paola De Micheli, che confonde opere cantierabili con le risorse disponibili, prende in giro il Mezzogiorno, chiude una regione come la Liguria e bastona i suoi abitanti per essersi inventati una narrazione che non risponderebbe al vero, può solo finire molto male. Con una macchina pubblica del Tesoro e dei principali ministeri che continua a sfornare leggi di emergenza con centinaia di decreti attuativi che non adotta e bloccano tutto, si può solo rotolare fragorosamente nel burrone. Con le burocrazie regionali che non sanno spendere i fondi europei e non rinunciano a farne un uso clientelare possiamo solo perdere la faccia.

Se non si fa una squadra nuova di tecnici i 209 e passa miliardi resteranno sulla carta e seppelliranno l’Italia e lei sotto una coltre di discredito da cui non sarà più possibile riemergere. Il (suo) meritato successo nel negoziato di Bruxelles non se lo ricorderà più nessuno. Perché sarà a tutti chiaro che l’Europa ha compreso la lezione della storia e l’Italia no.

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