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Il premier Giuseppe Conte

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Ruoterà intorno a queste due priorità il Recovery Plan italiano. La condizione per salvare l’Italia intera e avere i fondi europei prevede l’indicazione dei Livelli essenziali di prestazione (Lep) in tutte le sfide che devono affrontare i ritardi del Paese e le scelte per i singoli progetti. Ci permettiamo di consigliare al presidente Conte di fare della battaglia meridionalista produttiva non assistenziale la sua bandiera politica

Siamo alla cornice della cornice dentro la quale ci dovrà essere il quadro. Una cornice del “Next Generation EU” molto larga lascia spazio a tutte le promesse a tutti: mare, monti, laghi, colline. Ognuno continua a pensare per sé e ritiene di potere chiedere una fetta per sé di quella torta da 200 e passa miliardi sfornata dai cuochi europei facendo per la prima volta debito comune. L’Italia, però, si salverà dalla Grande Depressione se il pittore politico sarà in grado di dipingere il quadro di sintesi che serve al Paese. Serve un pittore bravo. A essere onesti, serve qualcosa di più: un maestro e una squadra di pittori bravi che si muovono all’unisono.

Perché la cornice programmatica deve tradursi in piani reali, in cose concrete che si capiscono e che si possono toccare. Devono superare la doppia prova del via libera dei parlamenti nazionali europei e dei regolamenti attuativi che devono consentire la realizzazione nei tempi prestabiliti di quei piani. Tutti i progetti devono rispettare il vincolo esterno europeo della Commissione che impone di perseguire il riequilibrio territoriale e di rilanciare l’occupazione femminile. Due obiettivi diversi per esprimere la stessa cosa: vi diamo i soldi se li investite nel Mezzogiorno d’Italia e nei Sud del Centronord. Come dire: state attenti a fare i furbetti in casa come fate da venti anni dando ai ricchi i soldi dei poveri della spesa sociale e infrastrutturale, perché questa volta andate a sbattere contro un muro in quanto noi vi chiudiamo il rubinetto dei finanziamenti. O i soldi vanno al Mezzogiorno e alle aree interne del Nord, appunto i Sud del Nord, o non avrete niente. La cornice non avrà il suo quadro d’autore perché la programmazione rimarrà una scatola vuota.

Per fortuna di questo Paese c’è un ministro per gli Affari europei, Vincenzo Amendola, che non parla e fa molto. Ha il rigore tecnico e le capacità politiche per porre le basi della nuova coerenza meridionalista che fu il tratto distintivo del miracolo economico italiano che il trentino De Gasperi e l’aretino Fanfani seppero sempre preservare durante le due stagioni d’oro del centrismo e del primo centrosinistra. Grazie al lavoro intelligente di Amendola e alla forte spinta politica del Presidente Conte, secondo quanto questo giornale è in grado di anticipare, la cornice che uscirà fuori del piano europeo prevede l’equità sociale e territoriale e l’indicazione dei Livelli essenziali di prestazione (Lep) in tutte le sfide che devono affrontare i ritardi del Paese e dovranno dare sostanza alla scelta delle missioni e delle azioni dei singoli progetti.

Il Parlamento italiano dovrà votare e dire se vuole o no l’equità sociale e territoriale che è la coniugazione moderna della coerenza meridionalista degasperiana del secondo dopoguerra, ma ancora prima la condizione imprescindibile per salvare l’Italia intera e per avere i fondi europei che consentono questo salvataggio. La proposta Svimez di ieri di passare dal 22,5% della spesa ordinaria attuale per investimenti al Sud – uno scandalo perché si misura con il 34% della popolazione – fino al 50% effettivo utilizzando i fondi europei documenta che in questo modo si rafforza la coesione e si fa bene alla crescita complessiva del Paese. Il resto sono chiacchiere pericolose che si affannano a mettere in discussione l’operazione verità dei conti pubblici territoriali perché vedono in pericolo l’interesse egoista del Nord che è peraltro la causa della sua rovina.

Ci permettiamo di consigliare al presidente Conte di fare della battaglia meridionalista produttiva non assistenziale la sua bandiera politica. Se si rende conto che non ci sono le condizioni per vincere questa battaglia si ritiri e dica perché. Meglio uscire a testa alta spiegando al Paese chi e perché impedisce di perseguire l’interesse generale invece di vivacchiare sotto il doppio ricatto. Quello assistenzialista della politica e quello miope di un potere economico che non vuole fare i conti con i suoi errori e la decadenza dei suoi comportamenti.

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