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Giuseppe Conte

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Si continua a usare la Cassa Depositi e Prestiti per farle fare quello che non può fare e non per quello che deve fare. Così ci giochiamo la reputazione internazionale e facciamo sparire quel po’ di impresa e di finanza  che ancora credono nell’Italia. E sul Recovery Fund non riusciamo nemmeno a mettere insieme un elenco mirato che possa essere approvato e finanziato

Ma dove vogliamo andare con uno Stato accentratore e insipiente? Una amministrazione periferica frammentata e i nuovi “cacicchi” delle Regioni del Nord e del Sud che spadroneggiano con i soldi non loro? Con questo caravanserraglio non è che non rispettiamo il cronoprogramma delle opere materiali e immateriali del piano italiano del Recovery Fund, ma non riusciamo nemmeno a mettere insieme un elenco mirato che possa essere approvato e finanziato.

Possibile che il governo Conte non si renda conto che se continuiamo a giocare con il mercato, a usare la Cassa Depositi e Prestiti per farle fare quello che non può fare, ci giochiamo la reputazione internazionale e facciamo sparire quel po’ di impresa e di finanza di mercato che ancora credono nell’Italia? Va bene tutto, ministro Gualtieri, ma con quale faccia ci permettiamo di “svendere” agli americani di Kkr il pezzo più pregiato della rete della fibra italiana? Difendiamo senza pudore un indifendibile ruolo di azionista di maggioranza della franco-italo-americana Tim di Bolloré che è incompatibile con le regole della concorrenza europea e con la possibilità di fare investimenti pubblici rilevanti nelle aree più arretrate? E con quale faccia ci accaniamo invece contro i Benetton che noi abbiamo bocciato senza appello per errori gestionali gravi e ripetuti, ma che di certo possono essere costretti a cedere la maggioranza, a pagare un indennizzo di 3,4 miliardi per il disastro del Ponte Morandi, ma non a uscire di scena senza rispettare le regole del mercato, alle condizioni peraltro sempre mutevoli di una specie di novello re sole della politica? Siamo seri!

Insomma: come si fa a dire, vai fuori e vai fuori alle condizioni mie? La vendo a Cdp perché tu vuoi così, pago altri 3,4 miliardi perché devo risarcire il danno prodotto e me lo imponi tu, mi chiedi un’altra garanzia per ulteriori eventuali danni e te la do per ventiquattro mesi secondo le regole in uso. A posto? No, perché le garanzie le vuoi ventennali, trentennali, diciamo per sempre. Allora, certo, che tu governo puoi ritornare all’arma atomica della revoca, ma se i Benetton vanno davanti alla Corte di giustizia europea vincono di sicuro. Perché come diciamo dal primo momento li puoi cacciare perché incapaci e noi siamo d’accordo, ma li devi almeno pagare. A quel punto che succede? Che Cdp dice: così no, io rinuncio all’acquisto, non mi conviene; e allora, basta!

Prendiamo atto che evidentemente non c’è un management pubblico in grado di gestire partite complesse, e il governo passa dalla ragione al torto perché non dà indirizzi e perché ci sono standard internazionali che si devono rispettare.

Presidente Conte, su Aspi si rischia di ripetere al contrario il pasticcio della rete unica per la fibra con Cdp che è sempre al posto sbagliato.

Fare l’avvocato e il mediatore è il suo mestiere, è bene che si metta in mezzo per dipanare la matassa prima che non sia più dipanabile. Si renderà peraltro conto di qual è il livello di chi è preposto a queste negoziazioni.

Le stesse lobby che spadroneggiano in Tim e lo stesso potere politico nascosto sono quelli che dominano nella Conferenza Stato-Regioni dove tutto è sempre più diseguale e dove si blocca la crescita dell’intero Paese. Lasci ai capi partito la gestione delle beghe interne, a partire dai grillini che sono l’origine dell’instabilità attuale. Si occupi di altro con la mente sgombra.

Il suo futuro è in due paginette non di più con una sola tabellina dove ci sono scritti i quattro/ cinque progetti del Recovery Fund, cronoprogramma e modalità di attuazione.

Questa volta a Gualtieri non basterà mettere nella tabellina un numerino fantastico sulla crescita del Pil italiano dei prossimi anni.

Perché per fare quel numerino fantastico bisognerà preservare la credibilità sui mercati, sciogliere i nodi operativi delle grandi reti che mettono in discussione l’utilizzo dei fondi europei, e sottrarre ai “cacicchi” delle Regioni la governance reale della spesa pubblica.

Perché altrimenti i ricchi continuerebbero a rubare ai poveri, le grandi e le piccole clientele continuerebbero a dominare al Nord come al Sud, gli investimenti pubblici e privati non si vedrebbero. Non ce lo possiamo più permettere.

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