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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte col ministro per la Salute Roberto Speranza ieri in Senato

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DOBBIAMO prendere atto che non siamo né come la Germania e la Francia né come la Spagna e il Portogallo. In nessuno di questi quattro Paesi l’opposizione si è rifiutata di collaborare con la maggioranza e, nonostante il radicamento storico dei suoi territori federali, né il primo né l’ultimo dei capi dei Länder tedeschi si è permesso di mettere in discussione l’unità del Paese e il potere di comando centrale. Hanno dato di certo del filo da torcere anche alla cancelliera Merkel su questo o quel provvedimento, ma senza mai mettere in discussione regia e scelte a livello centrale e senza mai provare a scaricare i loro doveri regionali sul governo nazionale. In casa nostra il giorno dopo l’esito del referendum che ha sancito il taglio dei parlamentari abbiamo sostenuto in assoluta solitudine che era nata la Terza Camera dello Stato e che, purtroppo, avrebbe coinciso con la Conferenza Stato-Regioni che è il luogo nascosto della democrazia italiana dove da dieci anni in qua c’è la governance reale della spesa pubblica in sanità, scuola e trasporti e se ne fa un uso distorto e clientelare che ha allargato il fossato delle diseguaglianze e ha minato la competitività della nazione.

Da ieri nel luogo più alto di una democrazia, che è il suo Parlamento, si è ufficialmente consacrata la nascita di questa Terza Camera dello Stato quando il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha detto scandendo bene le parole che il nuovo Dpcm terrà conto delle risoluzioni parlamentari e delle indicazioni della Conferenza Stato-Regioni. Che è di sicuro la più potente delle “assemblee rappresentative” del Paese visto che tiene in ostaggio da quasi tre giorni il Capo del Governo e senza nessuna legge né costituzionale né di altro tipo che lo abbia deciso fa il pieno di poteri nel solco ormai più che decennale di un particolarissimo federalismo di fatto all’italiana che è quello della irresponsabilità. Siamo terrorizzati da questo andazzo che impedisce di recuperare ragioni di solidarietà e di competitività del sistema Italia, smarrite da tempo, perfino nel pieno di una Pandemia globale che mette a nudo le anomalie e dovrebbe spingere a recuperare uno spirito nazionale unitario. Questo scaricabarile istituzionale e la conseguente frammentazione decisionale sono insieme il problema italiano numero uno ai tempi del Coronavirus. Questo è il motivo per cui solo il prestigio personale del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel ruolo straordinario di Supplente del Federatore di uno Stato federale all’italiana che non è una cosa seria, impedisce che si rompa il filo sottile che ancora tiene insieme il Paese nei giorni della Grande Depressione Mondiale. Anche se non vi è persona di buon senso che non colga che siamo al capolinea di un sistema istituzionale che ha condotto l’Italia alla posizione di fanalino di coda in Europa e a una crescente diseguaglianza molto prima del Covid19.

Ci rendiamo conto che il presidente del l’ordine dei medici del Piemonte chiede il lockdown immediato perché i pronto soccorso degli ospedali non reggono più e le ambulanze non possono neppure più scaricare i malati, ma quella Regione è la più foraggiata dal bilancio pubblico e quella che più di ogni altra ha contribuito al deficit sanitario nazionale? Ma come è possibile che il territorio chiede di chiudere a causa di una sanità regionale in frantumi e chi la ha gestita fino a oggi, la Regione Piemonte, vuole che sia il Governo al posto suo a farsi carico della disfatta e a prendere decisioni ritenute impopolari per l’economia? Che la stessa scena si ripete addirittura a Milano? Il Paese ha bisogno di un piano organico per gestire l’emergenza e questa è una responsabilità che appartiene al Governo. Non è facile farlo se le Italie sono venti in tutto.

Negli ospedali, nella scuola, nei trasporti, nel turismo e così via. Ognuno dei Capi dei venti Staterelli regionali ci ha preso gusto e ha parlato per tutta l’estate e questo scorcio di autunno per sé e per gli altri non mancando a più riprese di volere dare direttamente la linea al Capo del Governo con toni sempre più altezzosi. Capo del Governo che, a sua volta, media, negozia, non dà la linea perché è stretto tra vincoli di maggioranza, inadeguatezza di molti ministri, e potere di interdizione enorme dei Capi delle Regioni.

Siamo in un dedalo pericolosissimo dove rischiano di aumentare i morti di salute e i morti di economia. Siamo davanti alla peggiore crisi mondiale e abbiamo una squadra complessa di governo molto allargata dove non si capisce più quale sia la gerarchia di comando e dove il doppiogiochismo dei Capi delle Regioni impressiona. In un Paese sfibrato che sbanda pericolosamente sull’orlo del baratro. Per questo è sceso in campo Mattarella e speriamo proprio che nessuno abbia l’impudenza di mettersi di traverso. Di tempo ne abbiamo perso già troppo.


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