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Siamo alla farsa che fa più male della tragedia. Abbiamo chiesto dal primo giorno di questa inquietante telenovela le dimissioni del ministro Speranza e del commissario Arcuri, ma i due demoni sono ancora nel loro girone infernale. Se non risolve questo problema tutto rotola a valanga. Serve un colpo di reni per fare subito un nuovo gabinetto di guerra e almeno uno dei due dovrà essere sacrificato. In Calabria lo Stato deve mettere la faccia migliore, deve scegliere persone competenti e indipendenti e come ripetiamo da giorni sarebbe bene che scegliesse tra i tanti calabresi che hanno fatto carriera fuori, come il professor Longo

SIAMO alla follia. Alla farsa che fa più male della tragedia. Siamo al colonialismo straccione. Siamo stati i primi, anzi, direi gli unici a chiedere dal primo giorno di questa inquietante telenovela le dimissioni del ministro Speranza e/o in subordine del commissario per l’emergenza sanitaria Arcuri che rimarrà nei libri di storia come la faccia del fallimento della macchina pubblica italiana nei giorni terribili del nuovo ’29 mondiale. Avevamo messo in guardia il Presidente del Consiglio che la questione Calabria non è una questione territoriale ma nazionale e che, su questa questione, lui, non altri, rischia l’incidente che lo costringe ad abbandonare il campo.

Ma come si può permettere senza che succeda nulla che il duo Speranza-Arcuri non si renda conto che il generale Cotticelli nemmeno sa di essere stato nominato soggetto attuatore del piano Covid e che, quindi, tanto meno si prodighi perché arrivino le nuove terapie intensive? A chi toccava di grazia fare le verifiche e i controlli? Con quale faccia e con quali parole lo stesso ministro che nomina il suo amichetto di partito Zuccatelli commissario per la sanità in Calabria sette giorni dopo può chiedere allo stesso Zuccatelli di farsi da parte? Con quale faccia e con quali parole il succitato Speranza nomina un ex rettore de La Sapienza cosentino che accetta per un giorno e poi rinuncia all’incarico? Quale credito può ancora avere un ministro che cade in questa sequenza grottesca di infortuni? Con quale faccia e con quale voce lo stesso ministro potrà mai presentarsi al cospetto di un nuovo eventuale candidato alla poltrona che fu di Cotticelli, di Zuccatelli, e di Gaudio con Gino Strada grottescamente in sospeso sul predellino nel giro di soli dieci giorni, senza essere accolto dal nuovo interlocutore con una clamorosa risata in faccia?

Questo Speranza è o non è lo stesso ministro che mentre il suo omologo in Germania raddoppiava le terapie intensive in previsione della seconda ondata passava il tempo a leggere le bozze del libro precipitosamente ritirato dal mercato quando i fatti in carne e ossa sulla terra lo hanno tardivamente obbligato a scendere da Marte dove si era mentalmente collocato?

Fino a quando si vuole abusare della pazienza di tutti gli italiani con un signore che più sbaglia e più incarichi riceve e che risponde al nome di Domenico Arcuri? Che arriva addirittura a provocare, non aiutare, anestesisti e rianimatori. Questo signore “uno e trino e molto di più” che fino a qualche mese fa non lo conosceva nessuno in questo Paese spazia sulla tolda di comando di società di sviluppo e di banche, di aziende siderurgiche e di una miriade di piccole e medie imprese decotte, ma è anche il deus ex machina di mascherine, terapie intensive e ora anche di vaccini fallendo a una a una in tutte le missioni affidate.

Crediamo di conoscere un po’ gli italiani e per questo riteniamo che se lo si accompagna oggi alla porta gli si fa il più grande dei favori perché altrimenti c’è il rischio che non potrà neppure più uscire per strada. Questa situazione calabrese è stata presa sottogamba dalla presidenza del Consiglio senza rendersi conto che una sequela così impressionante di infortuni la priva di tutte le armi per controbattere le Regioni sul piano politico. Parliamoci chiaro. Chi scrive è fermamente convinto che il primo problema competitivo italiano siano i venti Capi delle Regioni che si comportano come venti Capi di Stato ombra e che hanno anche il vizio insopportabile di volere tenere per loro le decisioni popolari e scaricare sul Governo tutte quelle impopolari. Siamo al federalismo della irresponsabilità che è la ragione prima della ventennale crisi di crescita del Paese e dell’aumento delle diseguaglianze.

Perché la questione Calabria è una questione nazionale? Perché qui la responsabilità della gestione commissariale è interamente del governo centrale e se l’esercizio di questa responsabilità offre reiteratamente uno spettacolo così decadente allora c’è il rischio concreto di essere seppelliti con una battuta sul piano politico. Per questa ragione non siamo disposti a fare sconti. Perché questo giornale invoca il servizio sanitario nazionale da molto prima dell’arrivo del Covid e ritiene che la nomenclatura regionale sia la peggiore conosciuta da questo Paese. Ritiene altresì, e lo ha documentato con numeri e cifre inattaccabili perché appartengono alla statistica nazionale, che l’alleanza sottobanco tra la Sinistra Padronale tosco-emiliana e la Destra lombardo-veneta a trazione leghista in un luogo oscuro della democrazia italiana qual è la Conferenza Stato-Regioni abbia consentito (parole del ministro Provenzano) di arrivare a una situazione raccapricciante per la quale le Regioni del Nord ricevono pro capite oltre il 25% in più delle Regioni del Sud. Questa vergogna civile, prima ancora che economica, non può più essere sottaciuta e deve guidare scelte effettive del governo Conte se vuole ambire a durare. Invece ciò non accade e addirittura ci si copre di ridicolo quando lo Stato opera con i suoi uomini come è avvenuto in Calabria.

Oggi, purtroppo, è un fatto che lo Stato che noi vogliamo al posto delle Regioni in molti ambiti della spesa pubblica in Calabria ha fatto peggio delle Regioni e questo indebolisce tutto e tutti. Tanto è vero che i Capetti hanno rialzato la testa e tornano a ordinare allo Stato nuovi parametri per calcolare gli algoritmi perché loro con la cassa dello Stato si sentono i padroni dello Stato. Presidente Conte, dall’inizio di questa lunghissima crisi, ci siamo permessi di suggerirle di fare un gabinetto di guerra scegliendo i nomi migliori che questo Paese esprime in casa e fuori. Avere scelto Arcuri e non Scannapieco, tanto per capirci, porta a questi risultati. Che la Conferenza Stato-Regioni non è più la Camera nascosta della democrazia italiana dove si compiono i peggiori misfatti ma addirittura una specie di Senato delle Regioni che conta più del Senato vero e che dà ordini al Governo. Che il più miracolato dei presidenti delle Regioni del Mezzogiorno, tale Spirlì, che non muove un dito per togliere i capi bastone della sanità e degli appalti pubblici che continuano a fare il bello e il cattivo tempo in casa sua, può arrivare a incitare la popolazione a dire basta contro il governo nazionale in dispregio del benché minimo galateo istituzionale. In Calabria lo abbiamo detto dal primo momento serve un direttore di medicina – manager specializzato in sanità di assoluta competenza e di provata indipendenza perché il problema della Calabria sono le ruberie e quei capi bastone delle ruberie che la politica regionale e i poteri inconfessabili massonici e criminali non hanno mai voluto scalzare e sui quali i lunghi commissariamenti statali non hanno inciso.

Non sappiamo più cosa dire perché siamo annichiliti davanti a tanto dilettantismo. I problemi sono terribili e l’emergenza sanitaria li rende anche cocciuti. Lo Stato deve mettere la faccia migliore in Calabria, deve scegliere persone di provata competenza, e come ripetiamo da giorni sarebbe bene che scegliesse tra i tanti calabresi che hanno fatto carriera fuori perché non volevano avere nulla a che fare con quei circuiti deviati del territorio anche universitari. Penso a uomini di valore come il professore Giuseppe Longo che non è mai riuscito a prendere un voto meno del massimo o a essere secondo in un concorso, che ha diretto a lungo la Struttura Complessa di medicina oncologica del Policlinico di Modena e ora ne dirige il Dipartimento a attività integrata di Oncologia e di Ematologia.

Questi uomini, non altri, saranno capaci di dialogare con la parte viva che è la stragrande maggioranza di questo territorio e dei suoi amministratori comunali. Non può continuare questa politica da basso impero, quasi pre-coloniale, per cui continuiamo a mandare in Calabria i direttori o i generali che facciamo fuori a Roma come si è fatto in un passato recente e come si dice che si voglia fare per la presidenza dell’autorità portuale di Gioia Tauro.

Ci permettiamo come atto estremo di consigliare al Presidente del Consiglio che resta senza un partito di occuparsi a tempo pieno della questione Calabria perché qui è in gioco l’assetto istituzionale futuro del Paese e il suo destino politico di oggi. Se non risolve questo problema tutto rotola a valanga. Privati contro pubblici. Regioni contro Governo. Sindaci contro Regioni. Protesta sociale in tutto il Paese e rabbia sociale nel Mezzogiorno. Gli uomini che ha intorno a sé, Presidente Conte, non vanno bene. Serve un colpo di reni per varare subito un nuovo gabinetto di guerra e qualcuno dovrà essere sacrificato. Altrimenti ci sarà un nuovo governo senza di lei perché il record mondiale delle vittime da Pandemia in un solo giorno e i morti dell’economia in arrivo lo impongono. A quel punto, questo, non altro, vorrà dire essere responsabili.

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