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Palazzo Chigi

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È sbucato dal nulla un gruppo interparlamentare che si è accorto che esiste il problema del Mezzogiorno. Difficile non pensare che si siano svegliati perché sentono odore di soldi e perché vogliono prepararsi a mungere la nuova mucca. Ignorando che è cambiato tutto. Che non ci sono mucche da mungere ma progetti seri da ideare e realizzare. Che gli unici soldi sicuri sono quelli dei debiti, non quelli del Recovery Plan. Perché dico questo, mi chiederete, visto che sembrano sposare le battaglie di questo giornale?

Perché ho memoria buona e mi viene da chiedere: dove eravate quando questo giornale, in assoluta solitudine, documentava che ogni anno 60 e passa miliardi di spesa pubblica non assistenziale dovuti al Sud finivano a alimentare spesa buona e cattiva dei Capi delle Regioni del Nord bloccando la crescita dell’Italia? Dove eravate quando, anche lei in assoluta solitudine, la presidente della commissione finanze della Camera, Carla Ruocco, apriva una indagine conoscitiva sul federalismo fiscale che metteva a nudo le magagne vergognose della spesa storica che fa ricchi alcuni cittadini e poveri altri e il ministro in carica degli Affari regionali, Francesco Boccia, dichiarava: presidente Ruocco la correggo, non sono 60 i miliardi, ma sono 61,5?

Dove eravate quando questo giornale e la commissione di indagine parlamentare documentavano con gli studi e le relazioni delle principali istituzioni economiche, statistiche e contabili italiane questa vergogna civile prima che economica? Li andremo a esplorare serenamente uno a uno per capire se fanno sul serio o se è il solito fuoco di paglia che porta legna al falò dei diritti di cittadinanza delle popolazioni meridionali.

Perché il miope egoismo dominante della Sinistra padronale tosco-emiliana in combutta con la Destra lombardo-veneta a trazione leghista ha gioco facile a tacciare loro e tutti gli altri come manigoldi o accattoni. Perché non avete fino a oggi preso iniziative parlamentari per chiedere al Governo di applicare finalmente il dettato costituzionale della legge Calderoli sul federalismo fiscale del 2009 e varare i fondi di perequazione sociale e infrastrutturale?

Fino a quando siete disposti a sorbirvi le lezioni di efficienza e di lotta alle diseguaglianze del Capo della Conferenza Stato-Regioni Bonaccini che non si è mai permesso di affiancare il criterio della povertà e della deprivazione sociale a quello delle speranze di vita perché cadrebbero così i super finanziamenti pubblici alla sanità di cui gode la sua regione che è l’Emilia Romagna? Che cosa aspettate a denunciare questo macroscopico conflitto di interessi e a chiederne le dimissioni dalla “Stato-Regioni” per motivi evidenti di opportunità politica?

Sono maturi o no i tempi per avviare una discussione seria sul titolo V e togliere l’Italia dall’incubo di questi venti staterelli e di queste venti sanità così diseguali?

Il Paese ha bisogno di ritrovare il bandolo di una matassa smarrito da vent’anni che è quello della riunificazione delle due Italie mettendo il Sud dolosamente abbandonato al centro degli investimenti in capitale umano, scuola e ricerca, della banda larga ultra veloce, della sanità e di una grande piattaforma logistica sul Mediterraneo di porti e retro porti, alta capacità e velocità ferroviarie. Siete disposti a fare insieme a testa alta le due battaglie decisive dei diritti di cittadinanza traditi e del contesto ambientale da ricostruire per vincere la sfida della produttività, del turismo stanziale e della rinascita culturale e capitalizzare le opportunità offerte dalle missioni europee strategiche del digitale e della transizione?

Questo, non l’ennesima corsa rumorosa all’ultima mancia, è ciò di cui ha bisogno il Paese prima del Mezzogiorno per salvarsi. L’iniziativa dei Presidenti delle Regioni meridionali che ha portato alla luce del sole le (non) firme autografe di quel patto scellerato Lega Nord/Sud-Sinistra padronale del Nord che condanna il Mezzogiorno alla povertà e blocca per sempre la crescita dell’Italia va incoraggiata e vigilata.

Perché si muove correttamente nel solco di un confronto istituzionale dove il Governo deve uscire dal limbo in cui si è cacciato fatto di parole, non di fatti. Perché per la prima volta emerge un fronte comune delle Regioni del Sud che non potrà non pesare in quel luogo nascosto della democrazia che è la Conferenza Stato-Regioni dove si sono perpetrati i peggiori misfatti italiani almeno negli ultimi dieci anni.

Se il Presidente Conte si liberasse dalle sirene dei mediatori di potere che lo circondano e abbracciasse pubblicamente questo Progetto Paese nelle sedi istituzionali competenti, a partire dal Parlamento, e chiedesse su di esso la fiducia, uscirebbe dall’angolo e salverebbe l’Italia. Se ne ha ancora la forza e il coraggio deve chiedere ai partiti della sua coalizione di appoggiare questa missione italiana chiamando a raccolta dentro le strutture esistenti con poteri certi gli uomini di valore che ci sono e ingaggiando da fuori quelli che servono. È interesse degli italiani e lo vuole l’Europa. Non si può andare avanti con i bonus anche per i rubinetti ecologici e le più invereconde marchette infilate da questo o quello dei Capi delle Regioni e delle mille corporazioni italiane in questa o quella legge di spesa.

Continuiamo a fare debiti e ci dividiamo sullo sviluppo fino alla paralisi. Dovevamo arrivare per primi in Europa con il piano di rilancio italiano e rischiamo di essere gli ultimi. Quando ci svegliamo?


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