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Svegliatevi o verrete travolti tutti. C’è qualcosa di surreale nel dibattito politico di questi giorni in Italia. Il discorso è più o meno il seguente: siamo usciti dalla crisi sanitaria, stiamo uscendo dall’emergenza economica, ora ci dobbiamo preparare bene alla fase della ricostruzione economica e, a seguire, grande sfoggio quotidiano di soldi europei che piovono come una manna e implicito – sbagliatissimo messaggio – non siamo mai stati così ricchi o, per lo meno, così fortunati. Siamo alla farsa ovviamente tragica.

Perché non sappiamo bene se siamo usciti davvero dalla crisi sanitaria, ma di certo siamo immersi fino al collo nell’emergenza economica e, con questo atteggiamento, governo e opposizioni sovraniste dimostrano di non avere la minima contezza del disastro in cui siamo finiti. I commercianti parlano di un milione di posti di lavoro a rischio. La produzione industriale è dimezzata, tutto il mondo viene giù ma le piccole imprese italiane sempre un po’ di più delle consorelle spagnole, greche, francesi. I pochi ristoratori che hanno riaperto non hanno perso il 30% (calo record subito negli anni dell’austerità del governo Monti) ma addirittura riescono a fatturare il 30% di quello che incassavano prima del Coronavirus, insomma sono sotto del 70%. Il crack dell’agricoltura malcontato è di 12 miliardi.

Tutto quello di cui parliamo sono stime, dati anticipatori, delineano scenari, ma la frustata dell’economia reale arriva con questa estate e si sentirà sulla pelle delle persone quando scade il divieto di licenziamento nella notte tra il 17 e il 18 agosto. Vogliamo essere chiari come sempre.

Lo scandalo italiano di varare un decreto liquidità che in tutti i Paesi del mondo è servito a trasferire in un giorno sollievo economico sui conti correnti di persone e imprese prevedendo 12 decreti attuativi e non avendone adottati nemmeno uno a tre mesi di distanza, denuncia l’immoralità di una classe dirigente amministrativa da rimuovere senza indugio e certifica allo stesso tempo che ci si è occupati male di tamponare l’emergenza. Che lo si è fatto con logiche bizantine di un mondo travolto dalla storia. Che lo si è fatto solo parzialmente non riuscendo neppure a erogare in tempo reale la cassa integrazione in deroga, unendo scandalo a scandalo con un presidente dell’Inps che dichiara sua sponte che a quella data tutti saranno pagati e diversi giorni dopo quella data mezzo milione di persone calcolato per difetto non ha visto il becco di un quattrino. Benché più volte avvisati si è lasciato che venisse tagliata fuori per legge dall’accesso al presunto credito Covid la stragrande maggioranza del sistema produttivo meridionale perché non si è voluto rimuovere il macigno della segnalazione alla Centrale rischi.

La verità è che siamo nel pieno dell’emergenza economica e non la abbiamo nemmeno tamponata, ma al massimo narcotizzata sotto una coltre di pagherò e di gravi sottovalutazioni della realtà. Si può continuare a fare finta di occuparsi del Piano di rinascita e si può anche continuare a fuggire dalle proprie responsabilità infiammando le piazze. Non ci sarà più l’Italia che conosciamo e, come è già accaduto prima con la crisi italiana del ’92 e poi con le due grandi crisi internazionali, l’intera classe politica verrà giustamente fatta fuori.

Arriverà la Troika, ma nessuno potrà dire che non ce la siamo meritati. Di fronte a tanta pervicace, diffusa irresponsabilità mi viene da pensare che può addirittura essere il male minore.

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