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Possono arrivare tutti i soldi che vuoi ma se non sei capace di aprire i cantieri e se non hai ancora capito che gli investimenti pubblici devono servire a realizzare infrastrutture di sviluppo, soprattutto nelle regioni meridionali, non servono a niente. Chi ci impedisce di riformare la macchina pubblica italiana e la giustizia?

Non vogliamo svilire i passaggi della storia e confidiamo che il nuovo ’29 mondiale aiuti l’Europa a ritrovare un’anima e il suo ruolo di potenza economica che compete a armi pari con Cina e Stati Uniti. Sappiamo bene, però, quanto sia diffusa in casa nostra la tendenza a un racconto calcistico dei vertici europei dove il trionfo è sempre italiano salvo poi scoprire che a vincere la partita è qualcun altro. Ricordiamo il Supermario che non si capiva più se era Monti o Balotelli di qualche anno fa dentro il vortice della Grande Crisi dei debiti sovrani in un’altra Europa.

Non vogliamo raffreddare gli entusiasmi di nessuno e confidiamo che il pragmatismo della cancelliera tedesca Merkel prevalga sull’egoismo miope di olandesi e pochi altri. Vogliamo solo dire che nemmeno l’Europa della svolta storica (Recovery Fund) può salvare l’Italia da se stessa. Possono arrivare tutti i soldi che vuoi, ma se non sei capace di aprire un cantiere non serve a niente. Possono arrivare tutti i soldi che vuoi e puoi anche aprire qualche cantiere, ma se non hai ancora capito che gli investimenti pubblici devono servire a realizzare infrastrutture di sviluppo nelle regioni meridionali non serve a niente.

Facciamola breve: se non siamo capaci noi di riformare la giustizia e la macchina pubblica italiane rotoleremo come prima e più di prima. Perché con 155 decreti attuativi da adottare per liberare le risorse del decreto Rilancio continueremo a spendere pochissimo e molto male. Dimostriamo con i fatti di non avere capito niente e di continuare a scavare tunnel burocratici dentro i quali impantanare tutto. Questi siamo noi oggi. Perché non abbiamo avuto la forza di chiudere con almeno due decenni dove tutto abbiamo fatto meno che le riforme strutturali che noi non l’Europa avremmo dovuto realizzare. Perché siamo schiavi di un potere burocratico dominante che si intreccia con una Sinistra Padronale conservativa che aggiunge alla soddisfazione degli interessi dei Soliti Noti quella degli appetiti assistenziali del populismo sopravvissuto dei pentastellati.

Non vogliamo neppure pensare quanti guasti può provocare l’illusione di avere una cassa miliardaria europea mente continuiamo a pagare lo stipendio “in vacanza” ai dipendenti pubblici e facciamo finta di non vedere che il lavoro privato decimato si cumula alla povertà strutturale del Mezzogiorno e sono insieme la più grande polveriera sociale che la storia recente del Paese ricordi. Siamo in grado almeno di prendere coscienza che le distorsioni storiche della spesa pubblica che hanno tolto sviluppo al Sud e regalato assistenza al Nord sono tra le ragioni fondanti di quella crescita ormai sotto gli occhi di tutti di mafia imprenditrice endogena nei territori ricchi del Paese?

Siamo capaci di riaprire le scuole a settembre? Sì o no? E se no, di grazia perché? Siamo capaci di fare arrivare la cassa integrazione in deroga e i risarcimenti dovuti a artigiani, commercianti e operatori turistici? Siamo capaci di fermarci un attimo prima del baratro? Non lo so, mi auguro di sì. Nel frattempo invochiamo il massimo di condizionalità europea e il massimo di controllo perché ci siamo convinti che solo se ordinano da Bruxelles che l’Italia deve fare l’Alta velocità ferroviaria nel Mezzogiorno in due anni forse succede. È più facile evitare la tempesta sui mercati e fare rientrare nei ranghi turchi, egiziani e russi che rimettere a posto la macchina italiana degli investimenti pubblici. Chiedere e ottenere risorse finanziarie per non essere in grado di utilizzarle nei meandri burocratici centrali e regionali e doverle poi girare a spagnoli e portoghesi è uno scenario da incubo. Purtroppo, realistico.

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