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La sede della Banca Centrale Europea a Francoforte

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Se lo rendiamo più appetibile con uno sgravio fiscale solido che attira capitali, il nostro Sud si affollerà di investimenti. L’Europa ce lo chiede. Conte lo ha posto come dato strategico, insieme alle infrastrutture. Provenzano su questo punto sta lavorando bene. Fatelo e non vi vergognate

C’è voluta la voce autorevole di Fabio Panetta, membro del Board della Banca Centrale Europea, per ricordare all’Italia di non dimenticarsi del Sud. La sua intervista rilasciata alla bravissima Tonia Mastrobuoni di Repubblica si inserisce nel solco della grande tradizione meridionalista della Banca d’Italia dei Menichella, dei Draghi e dei Visco. Che ha una caratteristica: vedere le cose prima degli altri e collocare la questione meridionale come questione competitiva italiana. Appartiene alla “veduta lunga” di cui ha oggi disperato bisogno il Paese e a quella coerenza meridionalista del trentino De Gasperi che uomini del fare come Menichella, Pescatore e Saraceno attuarono nella stagione del miracolo economico italiano dove intelligenza tecnica, riformismo cattolico e cultura laica trasformarono un Paese agricolo di secondo livello prima in un’economia industrializzata poi in una potenza economica mondiale.

Voglio riprodurre un passaggio di Panetta che dovrebbe essere l’incipit giornaliero di ogni intervento di qualsivoglia politico di governo e di opposizione che abbia consapevolezza della Grande Depressione mondiale e della Grande Crisi italiana: “Fatico a immaginare uno sviluppo equilibrato in un’economia in cui un terzo dei cittadini ha un reddito pro capite pari alla metà di quello del resto del Paese e intere regioni sono afflitte da disoccupazione diffusa e carenze infrastrutturali…” Fermiamoci qui. Per non sentire cianciare a vuoto di competitività in un Paese che ignora il suo primo problema e fa fatica a capire che la soluzione di quel problema è il lavoro non l’assistenzialismo, bisogna partire da questa consapevolezza.

Se si ha tale consapevolezza non sarà difficile capire che abbiamo davanti a noi un’opportunità che non avremo mai più. Un’opportunità che dobbiamo sapere cogliere con una fiscalità di vantaggio per il Sud italiano di cinque/sette anni e una capacità realizzativa che consenta di riunificare sul piano infrastrutturale le due Italie prima con l’intervento pubblico poi con quello privato che beneficia della crescita dell’area. La deglobalizzazione lavora a nostro favore, mantiene gli investimenti in Italia non li allontana più. Diciamoci le cose come stanno: ma quale imprenditore italiano oggi nel pieno della lunga stagione del Covid vuole andare a investire in Romania, in Polonia, a Taiwan, in Cina? La globalizzazione faceva un danno al nostro Sud, a causa dei persistenti miopi egoismi denunciati da questo giornale, ma oggi la situazione è ribaltata. Se lo rendiamo più appetibile con uno sgravio fiscale solido il nostro Sud si affollerà di investimenti e, a quel punto, l’ambiente infrastrutturale non potrà non essere all’altezza.

Qualcuno osserva che costa un sacco di soldi, ma non è vero che costa un sacco di soldi perché anche se nessuno lo dice oggi i profitti non ci sono e, quindi, non ci sono neppure le tasse. Anzi, a ben pensarci, con uno sgravio fiscale che attira capitali, ci puoi fare anche dei soldi perché sono molte le aziende da ricollocare. In ogni caso se fosse necessario limare sui 10 miliardi del reddito di cittadinanza e togliere subito quota 100 credo proprio che non ci sarebbe da discutere neppure un attimo. Insomma: veri problemi fiscali non ce ne sono. Infine, terzo e ultimo argomento, a chi fa capire che potrebbero esserci ostacoli dalla commissione europea in materia di aiuti di stato e di ambiente, diciamo che il tema in questo momento non si può nemmeno porre perché non è più tempo di figli e figliastri in Europa e un ambiente più sano con energia pulita dove lo puoi trovare se non nel Mezzogiorno d’Italia? Basta così.

Questo giornale ha condotto l’operazione verità sulla distribuzione della spesa pubblica che oggi ripropone con le parole del ministro per gli affari regionali, Francesco Boccia, che sa di che cosa parla. Il ministro Provenzano sulla fiscalità di vantaggio sta facendo un lavoro serio e bisogna dargliene atto. Il presidente del Consiglio Conte è il primo che con una lettera a questo giornale ha condiviso l’operazione verità del Quotidiano del Sud e ha posto con forza il doppio punto strategico della fiscalità di vantaggio e della riunificazione infrastrutturale delle due Italie. L’Europa ce lo chiede stabilmente da tempo ma è arrivata a vincolare buona parte dei fondi del Recovery plan a questa opzione strategica. Solo in Italia leggiamo articolesse infinite di leader di partito che non citano nemmeno una volta la parola Sud e facciamo i conti con un regionalismo predone dei ricchi che fa il male del Nord e del Sud. Nella tragedia sanitaria e economica, la seconda di livello superiore alla prima, c’è la contingenza fortunata di potere salvare l’Italia riprendendo nel Mezzogiorno il cammino interrotto dei Menichella, dei Pescatore e dei Saraceno e avendo a disposizione la cassa europea. Facciamo la fiscalità di vantaggio e apriamo i cantieri dove è giusto farlo. Senza vergognarci. A viso aperto. Chi è contro oggi, domani ringrazierà. Bisogna farlo anche per loro.


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