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Se si continua con gli annunci, i cantieri fantasma e la forza inerziale di Sua Maestà Spesa Storica si impedisce al Paese di affrontare e risolvere il suo primo problema competitivo. Va cambiata la macchina centrale e regionale e i governatori del Sud devono chiedere l’intervento della Corte costituzionale

Questo giornale in assoluta solitudine e prima di tutti dal suo giorno di uscita ha denunciato lo scandalo ventennale di una distorsione abnorme nella distribuzione territoriale della spesa pubblica. Siamo arrivati al punto che il Mezzogiorno è stato abolito nella spesa per infrastrutture di sviluppo. È stata ridotta allo 0,15% del prodotto interno lordo. Sono stati aboliti i diritti di cittadinanza della popolazione meridionale nella sanità, nella scuola e nei trasporti. Abbiamo documentato (dati 2016 RGS-CPT) che al 34,3% della comunità meridionale dal 2009 a oggi è toccato il 28,3% della spesa pubblica allargata che riguarda Stato, enti locali, soggetti pubblici economici. Al 65,7% della popolazione del centronord è andato il 71,7% delle erogazioni della spesa pubblica allargata. Lo squilibrio ovviamente continua ad aggravarsi.

Insomma, c’è un 6% e passa sottratto al Sud e indebitamente regalato al Nord. Vale oltre 60 miliardi l’anno, sì avete capito bene, 60 e passa miliardi in meno ogni anno di finanziamenti per costruire ospedali, rifare le scuole, collegare le città con treni veloci, manutenere le strade, attrezzare le aree portuali e così via. In una parola 60 miliardi di sviluppo negato al Sud per fare un po’ di sviluppo e molto assistenzialismo al Nord. Lo abbiamo chiamato scippo e ne abbiamo denunciato la sua consacrazione giuridica con la legge Calderoli (2009) sul federalismo fiscale che costituisce l’edizione più moderna del gioco delle tre carte. Si è detto: non possono esistere cittadini di serie A e cittadini di serie B e, quindi, bisogna fissare i livelli essenziali di prestazione e i fabbisogni standard e varare il fondo di perequazione. Questo dice la legge che aggiunge, però, siccome ci vorrà un po’ di tempo per farlo, nel frattempo usiamo il criterio della spesa storica in base al quale il ricco diventa sempre più ricco e il povero sempre più povero. Per cui carta vince carta perde, le prime tre carte dell’equità sono finite nel cestino e la carta dei ricchi ha fatto piazza pulita delle altre.

Questa scelta miope ha danneggiato pesantemente le aree interne del Nord, ma ha messo fuori mercato un terzo del Paese privandolo di treni veloci, fibra digitale, molto altro, e condannandolo alla povertà. Una vergogna e una scelta miope. La denuncia del nostro giornale è stata subito sottoscritta dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, certificata dai Conti Pubblici Territoriali della Repubblica italiana, dalla Corte dei Conti che chiede invano ogni anno di superare l’anomalia della spesa storica, e dalla indagine della commissione finanze nata dalle nostre inchieste e gestita con maestria dalla presidente Carla Ruocco. Lo scippo decennale è potuto avvenire grazie alla forza di un’alleanza di interessi tra la Sinistra Padronale del Nord e la Destra lombardo-veneta e al silenzio complice di troppi esponenti della classe politica e dirigente del Mezzogiorno.

A mio avviso i governatori delle regioni meridionali devono fare una sola cosa: chiedere tutti insieme l’intervento della Corte Costituzionale ma in Italia purtroppo c’è sempre un’elezione che fa rinviare l’appuntamento con la storia. La presa di coscienza comune dei Governatori del Sud resta comunque un passo gigantesco in avanti e anche lo sforzo in atto di Conte e di ministri come Provenzano e Boccia per mettere al primo punto del Recovery plan la fiscalità di vantaggio e l’alta velocità ferroviaria al Sud è da apprezzare. Il punto è che mancano i fatti. Perché con i giochetti della ministra De Micheli i cantieri si aprono al Nord e al Sud si continuano a finanziare gli studi di fattibilità. Perché con i giochetti della Conferenza Stato-Regioni si è introdotta la “nuova premialità dei ricchi” per cui il Nord prenderà ancora di più del Sud nella sanità di quanto prendeva prima dimostrando che la lezione del Covid non ha insegnato nulla.

Questi sono i fatti che sono l’esatto opposto delle numerose interviste ministeriali che annunciano ogni giorno di dare più soldi al Sud che nessuno ha visto e nessuno potrà vedere senza cambiamenti profondi nella macchina pubblica centrale e regionale e una condivisione della parte più illuminata della classe dirigente del Nord. Se viceversa si continua con gli annunci, i cantieri fantasma e la forza inerziale di Sua Maestà Spesa Storica non solo si fa il male del Sud, ma si “uccide” l’Italia perché si impedisce al Paese di affrontare e risolvere il suo primo problema competitivo. Peraltro si va anche contro le richieste dell’Europa e della Banca Centrale europea e si mettono perfino a rischio i fondi europei. Un gioco pericoloso.

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