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Giuseppe Conte

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Non solo non c’è l’operazione d’urto, ma la nuova rete ferroviaria finisce in un binario morto fino al 2025

Siamo indignati. Non c’è niente di niente. Non ci sono nomi, non ci sono scelte operative. Ci sono solo alcuni titoli e alcune percentuali. Con il nulla sono riusciti a fabbricare anche due bozze dove l’ermetica espressione “fondi additivi” passa da una prima quota indicata per il Mezzogiorno del 30% (circa 33 miliardi complessivi) a una seconda generica quota del 34% senza alcun importo in termini assoluti (LEGGI). Allora, tanto per essere chiari, il primo 30% vale realmente uno scarsissimo 20% e il generico 34% indicato successivamente o non vale niente o costringe a rinviare di almeno un mese l’elaborazione del Piano italiano di Next Generation Eu perché va tutto totalmente riscritto in quanto sono miliardi che ballerebbero da un progetto all’altro.

Per farvi capire la gravità di quello che stiamo dicendo, né nella prima né nella seconda bozza del piano italiano per l’Europa c’è un solo milione dei 6/7 miliardi della nuova rete ferroviaria del Mezzogiorno che si fanno “viaggiare sottoterra” verso i fondi di coesione e sviluppo che dovrebbero essere aggiuntivi e non sono nemmeno parzialmente sostitutivi. Si spostano tutti questi miliardi su un tunnel nascosto che conduce a un binario morto perché nulla si potrebbe fare prima del 2024/2025. A una data, cioè, in cui gli ipotetici nuovi treni collegherebbero deserti umani perché il nuovo ’29 mondiale e l’egoismo miope della nostra classe dirigente di governo hanno nel frattempo raso al suolo le comunità del Mezzogiorno.

Una vergogna simile, con tutta la buona volontà, da un governo che si dichiara a parole meridionalista non ce la saremmo mai immaginata. Siamo molto oltre l’alto tradimento. Li diffidiamo, a questo punto, dal continuare a inserire nel piano italiano di Next Generation Eu risorse già inserite in legge di stabilità (fondo di coesione 2021/2027 e fondo di perequazione infrastrutturale) piene di vincoli e di incognite, ma che nulla hanno a che vedere con il Recovery Plan. Consideriamo un oltraggio all’intelligenza continuare a diffondere i soliti numeroni di “circa 100 miliardi” che altro non sono che fumo e oppio da spargere a piene mani per coprire l’irresponsabile trasferimento di risorse sempre nelle stesse aree del Paese escludendo il Mezzogiorno e i Sud del Nord.

Nel disperato tentativo di fare tornare tutti sulla terra vogliamo ricordare a chi ci governa che il tasso di disoccupazione comprensivo dei cassaintegrati a zero ore e di chi non cerca lavoro ma lo vorrebbe è del 27,6% al Sud e del 9,1% al CentroNord e che la disoccupazione giovanile è al Sud del 45,5% e al CentroNord del 21,2.

Davanti a questi due Paesi chiamati Italia, i nostri governanti litigano ignobilmente su seggiole e poltrone, fabbricano task force, comitati, si inventano centinaia di assunzioni, ma sono tutti d’accordo nell’abolire il Mezzogiorno anche dall’ultima occasione che ci viene offerta da nuovo debito comune europeo e che l’Europa intende darci proprio perché queste risorse vengano impiegate per ridurre il divario interno italiano. Anche quando i soldi sono europei, non del bilancio pubblico italiano, non devono andare a fare spesa sociale e investimenti di sviluppo al Mezzogiorno. Questa è la disarmante realtà.

Ma lo volete capire o no che il parametro adottato della popolazione al 34% che al momento esiste peraltro solo sulla carta, per dare un contentino al ministro Provenzano che non ci ha visto più, è un insulto all’intelligenza comune perché non serve minimamente a invertire il ciclo? Ma lo vogliamo capire o no che l’indicatore demografico non misura la povertà o la ricchezza di una comunità, ma ne indica la vita e la morte? Ce la faremo prima o poi a occuparci di economia che vuol dire capire che la recessione è brutta ma la stagnazione permanente del Mezzogiorno è molto peggio? Perché la recessione ciclicamente finisce, ma la stagnazione storica del Mezzogiorno degradata da piaga a suppurazione è la fotografia immobile di un contesto di degrado dove scuola, sanità, trasporti tutto langue e dove la caduta economica diventa sociale e civile. Siamo davanti a uno stato comatoso frutto di irresponsabilità vergognosa delle classi dirigenti meridionali, ma anche, e forse più, di un’azione sistemica di rimozione di questi territori da tutto ciò che è spesa produttiva, lavoro, dignità, futuro, non assistenzialismo diffuso, mancia, corruzione, clientela, dominio e/o intreccio malavitoso.

Che cosa ci vuole a capire che qui, non altrove, dobbiamo fare non domani ma ieri l’operazione d’urto che può salvare l’Italia intera? Basta prendere in giro gli italiani. Scuola, ricerca, università, salute. Banda larga, ferrovie, porti. L’unico futuro possibile per l’Italia si chiama rilancio del Mezzogiorno e dei Sud del Nord, ma di tutto ciò in questo compitino econometrico di 120/130 pagine non ce ne è traccia. Non abbiamo il coraggio di chiedere di stracciarlo, perché ci imbarazza la richiesta, ma sappiamo che se non lo fanno loro provvederà a farlo l’Europa. A quel punto, il rossore italiano sarà visibile a tutti. Dio ce ne scampi.


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