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Biagio Mazzotta

Tempo di lettura 4 Minuti

Con i ristori pagati a debito da noi questo Governo non riesce a fare arrivare i soldi a chi li ha promessi. Riuscite a immaginare che cosa può succedere con il Recovery Plan? L’Europa chiede riforme esecutive e reale capacità di spesa, ma noi siamo indietro e il Ragioniere generale dello Stato ha dovuto stralciare 14 articoli della Legge di stabilità per mancanza di copertura e ha chiesto la riformulazione di altri 65. Per uscire dall’angolo Conte deve mettere in gioco la sua leadership. Può andare bene o male, ma in entrambi i casi renderà un servizio al Paese

Il Ragioniere generale dello Stato, Biagio Mazzotta, ha stralciato 14 articoli della legge di stabilità per mancanza di coperture o relazioni tecniche inadeguate e ne ha rimandato indietro altri 65 sollecitandone la riformulazione.

Viviamo tempi senza dubbio eccezionali, ma a nostra memoria una bocciatura così pesante dell’azione di governo da parte della prima autorità contabile del Paese non la ricordiamo. Nonostante interventi sulle coperture giustamente così drastici siamo al festival del bonus dove ce ne è veramente un pezzettino a colori per tutti e questo metodo produce un mosaico che inquieta. Perché il pezzettino di ogni colore dell’arcobaleno serve a poco e mette a nudo la disarmante debolezza d’insieme della manovra.

Il ministero dei trasporti, guidato dall’ineffabile Paola De Micheli che non è riuscita mai a fornire un elenco di opere rispondenti al vero, ha comunicato alle aziende di trasporto che la Commissione europea non riconosce gli indennizzi del governo per quei periodi in cui c’era la raccomandazione, non l’obbligo, di stare a casa. Capiamoci bene. Se c’è zona gialla o zona arancione, il Governo nelle sue comunicazioni all’Europa “raccomanda” o “fortemente raccomanda”, nei fatti obbliga.

Se c’è zona rossa, obbliga nei fatti e nella comunicazione. Morale: giallo, arancione, rosso, i treni veloci sono sempre vuoti, perché dal rosso non si può andare al giallo; lo Stato italiano è pronto a rimborsare a debito, ma i burocrati europei non riconoscono l’indennizzo. Molte persone rischiano di perdere per sempre un posto di lavoro per un fatto essenzialmente di comunicazione.

Non è finita: c’è un decreto attuativo che stabilisce che gli indennizzi saranno erogati in quindici anni, ma autorizza la cessione immediata del credito alla banca per fare subito liquidità. La burocrazia bancaria non ci pensa proprio, al massimo concede che la gestione del credito avvenga in cinque anni.

La mano destra non sa che cosa fa la mano sinistra. Per cui i 15 anni di tempo per la bancabilità come gli indennizzi appartengono al mondo della comunicazione, la realtà dice che i primi sono scontabili in banca solo per un terzo e i secondi sono cassati per due terzi. La valutazione più generosa possibile è “tecnicamente incapaci”. Potremmo dire, parafrasando Massimo Troisi, pensavo fosse amore… invece era un calesse.

Vi rendete conto di che cosa significa tutto ciò? Che con i ristori pagati a debito da noi questo Governo non riesce a fare arrivare i soldi a chi li ha promessi. Riuscite a immaginare che cosa può succedere con il Recovery Plan?

È chiaro o no che il finanziamento a debito comune viene erogato due volte l’anno con decisioni proposte dalla Commissione europea nella misura in cui si raggiungono gli obiettivi esecutivi e si rispettano i tempi inseriti nei piani approvati dal Consiglio europeo?

Leggete Ercole Incalza, della cui competenza è impossibile dubitare, e vi renderete conto che si continua a raccontare la favola di opere scelte che altro non sono che interventi già previsti e, quindi, fuori dalla logica del Piano di Next Generation Eu, per di più come sempre con una quota aggiuntiva per il Sud praticamente pari a zero. Non vogliamo proprio capire che l’Europa chiede due cose, non altre: l’avvio concreto delle riforme esecutive e la reale capacità della spesa. Su questi due punti-chiave siamo indietro.

Ha ragione il Presidente Conte quando dice che se questo Governo fallisce con il Recovery Plan va a casa, ma deve anche prendere atto che questa volta non può più mediare. Se i portoghesi e perfino i greci hanno già fatto i loro compiti, è evidente a tutti che il metodo di governo italiano deve cambiare alla velocità della luce. Non siamo più al conoscere per deliberare di einaudiana memoria, ma al fare e fare bene perché abbiamo studiato già troppo e pasticciato ancora di più.

Presidente Conte, imprima alla missione italiana la sua visione meridionalista e, per una volta, dimostri che la macchina dello Stato si è messa in moto aprendosi ai contributi di ciò di cui è sprovvista a partire da ingegneri gestionali, semplificatori, matematici, uomini di finanza. Traduca tutto ciò in un atto politico e in scelte all’altezza della sfida. La leadership richiede coraggio e capacità di trascinamento e di condivisone.

Per uscire dall’angolo deve esercitarla al massimo in casa e fuori. Questo esercizio importante che ha dimostrato di sapere svolgere molto bene in Europa può salvarla o portarla alle dimissioni, ma in entrambi i casi renderà un servizio al suo Paese. Perché la palude di oggi è la condanna dell’Italia.


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