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La fila per il vaccino in un Hub della Campania

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Nelle prossime due settimane si decide il nostro futuro perché la domanda interna di consumi e servizi e la capacità di produrre in misura adeguata per sostenere le esportazioni dipendono dalla fiducia contagiosa che è legata a un’economia che non torni a richiudersi. Per il Pil di oggi serve vaccinare, vaccinare, vaccinare. Per il Pil di domani serve investire, investire, investire. A partire dal Sud. Per il quale il governo deve stare attento ai dettagli mentre il Mezzogiorno deve dimostrare di credere nel cambiamento facendo buoni progetti e organizzandosi senza continuare a chiedere quello che è già stato dato come mai in passato

La stima dell’Istat per il prodotto interno lordo (Pil) italiano nel secondo trimestre è nettamente più del doppio di quella prevista dal consenso degli analisti: siamo a una crescita del 2,7% contro l’1,2%.

È vero che in tempi di pandemia globale e di nuovo ’29 mondiale la volatilità la fa da padrone, ma una variazione in positivo di tali dimensioni non era nell’ordine delle cose ipotizzabili. Questo dato significa che nei primi due trimestri l’Italia ha già acquisito una crescita del 4,7/4,8%.

Il che significa che in metà anno si è fatto molto di più del 4,1% indicato nel documento di economia e finanza per l’intero anno non per metà. Si è fatto in sei mesi molto di più di quanto si ipotizzava di fare in dodici mesi. Il che significa che se manteniamo questi ritmi è a portata di mano una crescita annua del 6/7% addirittura dell’8%. Il che significa che stiamo crescendo ora molto di più di Germania e Francia, ma che potremmo crescere domani ancora molto di più di Germania e Francia.

Dobbiamo essere molto chiari: questi numeri dell’economia sono il frutto del successo della campagna di vaccinazione italiana. Perché il miracolo non si interrompa e il Pil continui a crescere e raggiunga i nuovi traguardi record bisogna vaccinare, vaccinare, vaccinare. Nelle prossime due settimane si decide il nostro futuro perché la domanda interna di consumi e servizi e la capacità di produrre in misura adeguata per sostenere le esportazioni dipendono dalla fiducia contagiosa che è legata a un’economia che non torna a richiudersi e, perché ciò non avvenga, bisogna vaccinare, vaccinare, vaccinare.

Questo ci dicono i numeri dell’Istat e, per cogliere appieno quello che è accaduto e quello che potrebbe accadere, basti pensare che con il governo Conte le stesse previsioni indicavano l’Italia come l’ultimo Paese europeo a raggiungere i livelli pre-Covid, addirittura nel 2023. Potremmo essere invece i primi delle tre grandi economie europee (Germania, Francia, Italia) a raggiungere l’obiettivo, addirittura alla fine di quest’anno. Siamo di fronte a dati da Dopoguerra e, cioè, da miracolo economico e bisogna crederci perché i numeri di base non sono inventati, ma ancora di più perché a questa crescita interna di breve termine legata alla riapertura dell’economia si può, anzi si deve, aggiungere quella di medio termine legata all’attuazione delle riforme del Recovery Plan, pubblica amministrazione e giustizia prima di tutte, e alla ripartenza dopo venti anni della macchina degli investimenti pubblici.

Questi effetti si vedono dopo, ma danno sostanza strutturale alla crescita. In questo campo la partita decisiva si gioca nel Mezzogiorno. Perché è qui che il Paese intero riparte o fa finta di partire. Il governo Draghi sul Mezzogiorno ha fatto una scelta strategica molto importante ponendolo come priorità assoluta del Piano di ripresa e di resilienza, ma deve stare attento ai dettagli. Le semplificazioni e la riforma della giustizia sono decisive, ma bisogna curare i particolari perché, come spiega bene Incalza alle pagine IV e V di questo giornale, disinnescare il potere del Tar di bloccare il cantiere è importante, ma bisogna superare anche l’ostacolo del danno erariale della Corte dei conti.

Si deve, insomma, capire che finalmente si fa quello che si dice. Il Mezzogiorno, da parte sua, deve dimostrare di credere nel cambiamento facendo buoni progetti e organizzandosi, non continuando a chiedere quello che è già stato dato come mai in passato. Una nuova centrale di progettazione 4.0 che faccia rete con le pubbliche amministrazioni locali ha ancora un senso e bisogna pensarci subito. Per il Pil di oggi serve vaccinare, vaccinare, vaccinare. Per il Pil di domani serve investire, investire, investire a partire dal Sud. Entrambe le operazioni sono decisive. L’alternativa a tutto ciò è il falò sociale d’autunno che si aggiunge a quello sanitario e il fallimento della Nuova Ricostruzione. Una catastrofe prodotta dal teatrino quotidiano della propaganda che ignora il buon senso e impedisce di decidere.


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