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Draghi e Macron a Marsiglia

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Siamo sconcertati davanti ai tre decreti del ministro Giovannini su porti, trasporto pubblico locale e materiale rotabile ferroviario. Dove è l’accelerazione sui progetti strategici di sistema della grande logistica e della grande portualità a Taranto come a Gioia Tauro, a Napoli come a Augusta? Siamo di fronte a nuove operazioni di propaganda che possono incrinare la fiducia in forte crescita di famiglie e imprese grazie al grande merito dell’azione risoluta di Draghi su campagna di vaccinazione, Recovery Plan, riapertura della scuola

Mario Draghi ha detto una cosa molto chiara. Il governo è saldo e ha una maggioranza che esprime ovviamente le sue opinioni, ma quando si arriva al dunque sa decidere. Sull’Afghanistan si è fatta e si fa un’azione diplomatica seria. Sulla sicurezza in un contesto internazionale complicato si sta tenendo bene la linea. Si sono riaperte le scuole grazie al lavoro dell’apparato pubblico dello Stato sotto la spinta di un ministero dell’Istruzione che si è mosso per tempo. Sono tornati ad essere i tavoli prefettizi, diciamolo, il perno del coordinamento delle tre funzioni chiave che sono la sanità, i trasporti e la scuola. Onore al merito ai prefetti e al ministro Bianchi.

La navigazione è difficile, ma il governo c’è, prende le sue decisioni. Gli italiani lo hanno capito, la fiducia di famiglie e imprese è in forte crescita, l’Italia sta tornando a credere in se stessa. Questo è il grande merito dell’azione risoluta di Draghi su campagna di vaccinazione, Recovery Plan, riapertura della scuola. Questo è il grande merito di un’azione a tutto campo che ha cambiato l’accoglienza internazionale dell’Italia e genera positività contagiose sul piano interno. Per queste ragioni, non altre, l’economia italiana si sta riprendendo. Non siamo più davanti solo a un rimbalzo tecnico, ma a un inizio di crescita seria e si sono addirittura creati posti di lavoro nel pieno del nuovo ’29 mondiale. Guai a rompere l’incantesimo, è fondamentale assestare quanto si è fatto e quanto si può e si deve ancora fare nei prossimi due trimestri.

Diciamo le cose come stanno. È Draghi o non è Draghi che parla con il cinese? È Draghi o non è Draghi che parla con i russi? Chi è che tira le fila in Europa con Macron e con quel poco che di leadership europea ancora sopravvive? La risposta è sempre la stessa: Mario Draghi. Quello che pochi dicono, però, è che tutto ciò ha un effetto diretto sull’Europa e, ancora prima, un effetto diretto sull’economia italiana.

La prova del nove è data dal fatto che praticamente la totalità della crescita record del secondo trimestre dell’anno è data dai consumi. Che si riprendono alla grande perché le famiglie italiane hanno fiducia nel governo di unità nazionale e cominciano a credere nella Nuova Ricostruzione. Questa è la realtà psicologica del momento e delle aspettative economiche che genera.

Per tali ragioni di fondo apprezziamo il pragmatismo della ministra per il Sud, Mara Carfagna, che chiede e ottiene un fondo “concorsi, progettazione e idee per la coesione territoriale” con l’obiettivo di assistere i piccoli comuni del Sud e delle aree interne nella progettazione e nella gestione dei progetti su asili nido, edilizia scolastica e così via.

Perché si muove in modo razionale per togliere la sabbia dagli ingranaggi che bloccano in concreto la perequazione infrastrutturale così come lo è stato il coinvolgimento sempre su questo punto della Cassa depositi prestiti e di una sua task force ad hoc.

Per le stesse ragioni di fondo siamo piuttosto sconcertati davanti ai tre decreti del ministro Giovannini su porti, trasporto pubblico locale e materiabile rotabile ferroviario. Difettano in radice di coerenza con l’impianto complessivo dell’azione di governo e del suo metodo di lavoro a partire dalle priorità riconosciute del Recovery Plan che sono tre: Sud, giovani, donne. Non si dubita sulla copertura, anche se le risorse sono meno di quelle che appaiono, ma sul fatto che si sia in grado di fare alcunché.

Perché gli interventi inseriti nel decreto non sono a pioggia, ma addirittura a uragano. Si ha la netta sensazione di avere voluto dare qualcosina a tutti e si intravede la mano robusta dei progetti di impronta regionalista dove il consenso viene sempre prima dello sviluppo. Un pezzettino di qua, un pezzettino di là. Siamo alle quote demografico-politiche del manuale Cencelli a fronte di una comprovata debolezza strutturale nella gestione di risorse e progetti che mette a rischio gli stessi fondi europei cencellizzati.

Non si nega qualche milione o qualche decina di milioni a nessuno dei porti del Mezzogiorno su ogni genere di microprogetto, ma dove è l’accelerazione sui progetti strategici di sistema della grande logistica e della grande portualità a Taranto come a Gioia Tauro, a Napoli come a Augusta? Come si può pensare che sul trasporto pubblico locale si ripartisca dando di più al Sud certo in proporzione alla popolazione, ma sottovalutando che sui bus scolastici in gran parte dei comuni del Sud si parte da zero spaccato? Se si vuole fare davvero la perequazione l’intervento si mette tutto sul Mezzogiorno e lo si affida in mani sicure come quelle degli uomini di Cdp o del nuovo fondo? Possibile che non abbiano nulla da dire i De Luca, gli Emiliano, i Musumeci? Il silenzio dei Capi delle Regioni meridionali è quanto meno sospetto, si intravede purtroppo l’orma delle solite zampate di sceriffi e viceré che vogliono continuare a circoscrivere il terreno di gioco dei fondi europei al perimetro degli amici loro. Su progetti che esistono spesso solo sulla carta perché fino a oggi si sono fatti scalcinati studi di fattibilità e mai nulla di esecutivo.

Siamo di fronte a nuove operazioni di propaganda che possono incrinare la fiducia conquistata in quanto contengono elementi di pericolosità reale per la credibilità dell’azione di governo. Dove è la coerenza di tutto ciò con l’impianto sistemico del Piano nazionale di ripresa e di resilienza e le sue tre priorità che sono le disparità territoriali, di genere e generazionale da colmare? Dove è la coerenza con il sacrosanto principio ribadito e fin qui sempre osservato di impegnarsi solo su ciò che si è in grado di attuare? Serve un’azione urgente di messa a punto perché la situazione potrebbe scappare di mano. La debolezza della mano politica ministeriale coniugata con le peggiori burocrazie centrali e regionali può produrre guasti irrecuperabili. Dio ce ne scampi, finché si è in tempo.


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