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Tutti nel Mezzogiorno devono ora solo concentrare le loro energie per fare buoni progetti e per attrezzarsi perché quei buoni progetti possano essere effettivamente realizzati. Quando non si sentono all’altezza o non hanno le risorse per sentirsi all’altezza, devono chiedere aiuto. Bisogna prendere come esempio il ministero dell’Istruzione. Che sugli asili nido si è mosso per tempo. Dove c’è difficoltà di progettazione e di esecuzione scatta la supplenza tecnica della Cdp e, a ruota, di Consip, della Agenzia di coesione e così via. Bisogna che le comunità meridionali invece di inseguire i fantasmi si organizzino e che il governo nelle nuove assunzioni segua la geografia dei bisogni non della popolazione

La rotta è chiara, il metodo pure. Riforme, riforme. Investimenti, investimenti. Divari territoriali e di genere da colmare. Draghi non perde occasione per ribadirlo in pubblico e va avanti con la consueta efficacia.

Emerge giorno dopo giorno il profilo di una coerenza meridionalista degasperiana che è fatta di programmi che si rispettano, di bandi di gara che partono nelle scadenze previste, e di una visione di insieme che pone i nostri giovani al centro della crescita robusta, sostenibile e inclusiva da costruire per un periodo duraturo. Quegli stessi giovani che è bello che vadano fuori ma per tornare poi in casa, non che partano avendo la certezza di non tornare mai.

Da dove lo prendi prendi questo ragionamento si sta parlando sempre più di ogni altra cosa di Mezzogiorno perché è qui che c’è il più pesante divario territoriale da colmare ed è sempre qui che giovani e donne faticano come in nessuna altra parte del Paese. Perché è qui che si fa o non si fa la ripresa strutturale di cui il Paese ha bisogno. Perché riservare alle donne il 40% dei bandi per l’assunzione dei giovani ricercatori significa fare una scelta prima di tutte meridionalista aggiungendo un analogo, nuovo vincolo di destinazione.  

Perché tornare a investire sulla ricerca di base significa investire sull’intelligenza di un Paese che appartiene al talento delle persone non al privilegio dei territori più fortunati. Così come da dove lo prendi prendi, questo ragionamento parla della nuova Europa della coesione sociale che si costruisce sempre in Italia vincendo la sfida del suo Mezzogiorno utilizzando con efficienza e onestà le risorse europee che devono servire a fare buona spesa infrastrutturale e buona spesa sociale.

Per questo è assolutamente ancora più bello che la prima cabina di regia del Piano nazionale di ripresa e di resilienza abbia riguardato scuola, formazione, ricerca. Perché il Paese o riparte con il capitale umano, come scriviamo in assoluta solitudine da qualche mese, o fa un rimbalzone e si ferma. La scuola che era considerata il margine di tutte le vicende italiane passa dall’ultimo al primo banco del Paese. Non è più la cenerentola, ma l’avanguardia. È questo ministero che fa la struttura portante del format italiano come piano di investimenti e di riforme nell’utilizzo dei fondi del Next Generation Eu. Pensate per un attimo quanto questo fatto possa dare più di ogni altro il senso del cambiamento dell’Italia.

È lo stesso ministero che ha fatto funzionare le piattaforme intelligenti su vaccini e insegnanti facendo giustizia di tutte le sciocchezze dette prima, in mezzo e poi. È lo stesso ministero che ha già fatto superare al Paese la prova del fuoco del green pass 1 che è di fatto quello della riapertura in sicurezza della scuola.

È lo stesso ministero che fissa prima degli altri lo schema del Pnrr per investimenti e riforme e si inventa un modulo che è utilizzato come riferimento per tutto. È ovvio che le amministrazioni dovranno tenere il punto, ma al momento quello che appare evidente è che la situazione è sotto controllo. Lo si è capito con chiarezza quando il ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi, ha annunciato di avere fatto (non di avere idea di fare) un gruppo di lavoro presso Cassa depositi e prestiti che in collaborazione con Consip e una task force del ministero aiuterà i Comuni che non ce la fanno a fare quello che si deve fare. Dove c’è difficoltà di progettazione e di esecuzione scatta la supplenza politica della cabina di regia e quella tecnica della Cassa depositi e prestiti e a ruota, con essa collegata, quella della Consip, della Agenzia di coesione e così via. Tutto ciò si è fatto prima, non dopo.

Questa è la coerenza meridionalista degasperiana che vuole dire la volontà di non lasciare nessuno a casa e mettere tutti nelle condizioni di fare al meglio. Non solo il bando, ma anche l’esecuzione. Non c’è altra strada possibile se è vero, come è vero, che la Regione Sicilia ha perso 422 milioni con la incontestabile bocciatura di 61 progetti da inserire nel Pnrr da parte del ministero dell’Agricoltura. Siamo di fronte allo scandalo di progetti firmati da tecnici senza titoli o approvati dallo stesso perito nello stesso giorno in luoghi distantissimi tra di loro. Ci sono addirittura errori materiali nella indicazione delle fonti di finanziamento.

Con questa classe di politici e di amministratori il Mezzogiorno è spacciato per sempre. Per questo, lo voglio dire con franchezza, provo un forte disturbo dal numero di sms e di messaggini che ricevo da intellettuali, amministratori e così via del Mezzogiorno allarmati da un disegno di legge collegato alla Nadef presentato dalla Lega sull’autonomia differenziata che è poco più di una scatola vuota e che ha possibilità di diventare legge entro la fine dell’anno pari allo zero spaccato. Di questa vicenda, come è giusto, e delle sue effimere ragioni di bandierina politica e di controbandierina diamo conto anche oggi, ma voglio solo chiarire che è uno dei ventitré disegni di legge collegati alla Nadef che non hanno nessuna possibilità di arrivare in porto. Tra di essi ce ne è uno che riguarda la disciplina unica degli enti locali che giace da circa venti anni tra i collegati alla legge di bilancio senza mai diventare realtà. Non ha bucato un anno e non è mai diventato legge. Il tempo dei titoli di carta del giornale della mattina che cambia il giorno dopo e impazza a ogni ora sulla rete lasciamolo tutto al film infantile della propaganda salviniana.

Tutti, ma proprio tutti, nel Mezzogiorno devono ora solo concentrare le loro energie per fare buoni progetti e per attrezzarsi perché quei buoni progetti possano essere effettivamente realizzati. Soprattutto, quando non si sentono all’altezza o non hanno le risorse per sentirsi all’altezza, devono chiedere aiuto. L’unica volontà di questo governo è quella di aiutarli. Per questo li inviterei tutti a occuparsi di cose serie e di passare dalla fase della astratta recriminazione alla fase compiuta della realizzazione che è anche misurarsi concretamente con i problemi segnalandoli. Più che il fantasma dell’autonomia differenziata che contrasterebbe con tutti gli indirizzi di centralizzazione e di ripresa di ruolo dello Stato dati da questo governo, il Mezzogiorno ha da temere molto dalla sua pervicace fuga dalla realtà. Speriamo che apra gli occhi.


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