X
<
>

Vladimir Putin

Share
5 minuti per la lettura

Non è più tollerabile che si consenta impunemente a Putin di continuare a giocare su forniture e prezzi del gas e alla finanza olandese di lucrare sulle rendite legate al mercato dell’intera elettricità influenzato dai meccanismi distorti che legano il prezzo di ogni fonte energetica al massimo prezzo. Che, in questo caso, è quello totalmente anomalo derivante dalla strategia militare-economica russa di aprire e chiudere i rubinetti a seconda delle sue necessità. L’inflazione europea nasce e può morire se si aggredisce la sua principale fonte di provenienza che sono proprio le armi energetiche dell’aggressore Putin che colpiscono il portafoglio e il tenore di vita dei cittadini europei e fanno saltare i costi delle imprese. Che si cumulano con i proiettili sparati sui popoli più poveri del mondo rischiando di condannarli alla carestia, che è semplicemente la fame di pane, bloccando i carichi di grano ucraino nei porti e aggiungendo ricatto a rica

La giornata storica dello status di candidato all’ingresso nell’Unione europea dell’Ucraina fa seguito a quella foto storica di Draghi, Macron e Scholz in treno verso Kiev per rimarcare che l’Europa tutta ha passato il Rubicone e ha scelto politicamente di stare dalla parte giusta in un conflitto che è già una guerra mondiale a pezzetti e di sicuro ridisegnerà l’ordine globale. Detto questo, per nulla scontato, va sottolineato con assoluta forza che a questo ingresso da candidato dell’Ucraina che appartiene alla storia e a quelli di candidato o di acquisizione effettiva dello status di altri Paesi che arriveranno, si deve accompagnare con assoluta urgenza la scelta di una governance europea che abolisca il potere di veto e attribuisca alle cooperazioni rafforzate o meglio alle decisioni a maggioranza composita – che tiene conto del numero dei cittadini e del peso delle singole economie a livello globale – il governo effettivo della nuova Europa.

Non è più tollerabile che si consenta impunemente a Putin di continuare a giocare su forniture e prezzi del gas e alla finanza olandese di lucrare sulle rendite legate al mercato dell’intera elettricità influenzato dai meccanismi distorti che legano il prezzo di ogni fonte energetica al massimo prezzo. Che, in questo caso, è quello totalmente anomalo derivante dalla strategia militare- economica russa di aprire e chiudere i rubinetti a seconda delle sue necessità. Le sanzioni europee ideate da Draghi sul congelamento delle riserve estere della banca centrale russa hanno centrato l’obiettivo facendo volare l’inflazione e crollare il Pil russi, ma non si può esitare più così tanto a porre un tetto europeo al prezzo massimo del gas russo facendo cartello con la forza di un compratore di 150 miliardi di metri cubi di gas sui 210 complessivi che Gazprom deve piazzare sul mercato.

Non si può più perché si permette alla Russia di ricostituire quelle entrate valutarie in rublo che si vogliono colpire e il tasso di irresponsabilità della classe dirigente europea si impennerebbe fino al punto di giustificare accuse infamanti. Come quelle della più ignobile resa al nemico perché avviene a fronte di pavidità diffuse e illusori tornaconti personali. L’inflazione europea nasce e può morire se si aggredisce la sua principale fonte di provenienza che sono proprio le armi energetiche dell’aggressore Putin che colpiscono il portafoglio e il tenore di vita dei cittadini europei e fanno saltare i costi delle imprese. Che si cumulano con i proiettili sparati sui popoli più poveri del mondo rischiando di condannarli alla carestia, che è semplicemente la fame di pane, bloccando i carichi di grano ucraino nei porti e aggiungendo ricatto a ricatto.

Reagire a entrambi i ricatti è necessario. Farlo bene e in tempi strettissimi per il ricatto dei ricatti che è quello del gas è addirittura obbligatorio. Soprattutto perché i mercati cominciano a scontare una recessione molto forte che, almeno in Europa, nasce proprio da lì, portando ai minimi perfino il prezzo del rame mentre i tassi dei titoli sovrani scendono paradossalmente perché gli stessi mercati ritengono che le banche centrali alzando i tassi per combattere l’inflazione si troveranno prima in America poi in Europa a fare i conti con la recessione e, quindi, dovranno riabbassare i tassi. Parliamoci chiaro.

L’economia italiana, ad esempio, viaggia a un ritmo doppio di quella tedesca, settori come edilizia e turismo sono ai livelli record del post bellico della seconda guerra mondiale, la produzione continua a crescere sovraccarica di ordini, la macchina degli investimenti è ripartita. Non è possibile che tutto questo miracolo crolli sotto i colpi alla fiducia che incide sui consumi e quelli presenti e soprattutto quelli previsti derivanti da un caro materie prime frutto della campagna militare economica di Putin temuta e non contrastata.

Non si può obiettare che il problema è che se fai politiche a sostegno dell’economia o, in generale, fiscali rallenti la lotta all’inflazione così come la politica monetaria europea non può non tenere conto delle specificità della nostra inflazione. Il giusto equilibrio tra le azioni necessarie per centrare il doppio obiettivo di bloccare l’inflazione e evitare la recessione è obbligatorio moralmente prima ancora che economicamente. Per questo non si può più rinviare sulle azioni di contrasto al prezzo del gas e non si possono sbagliare colpi sullo scudo anti spread e sui rischi politici interni.

Altrimenti si arriva al “capolavoro” di sempre che è quello di aumentare gli squilibri tra Nord e Sud dell’Europa e si fa pagare il conto delle crisi innescate dalla guerra scatenata da Putin agli Stati meno ricchi e alle classi sociali più povere. Soprattutto lo si fa ingiustamente perché il conto della crisi determinato dalla guerra come quello pagato per la pandemia non appartiene alle responsabilità delle classi dirigenti di questo o quel Paese ma alla guerra mondiale a pezzetti voluta dal disegno imperialista di Putin fuori dalla storia e dalla realtà. Cerchiamo di capirlo in fretta perché se no tutte le belle parole sulla nuova Europa cadono come un castello di carta e anche chi oggi, sbagliando, continua a pensare di salvarsi da solo soccomberà come e più degli altri.


La qualità dell'informazione è un bene assoluto, che richiede impegno, dedizione, sacrificio. Il Quotidiano del Sud è il prodotto di questo tipo di lavoro corale che ci assorbe ogni giorno con il massimo di passione e di competenza possibili.
Abbiamo un bene prezioso che difendiamo ogni giorno e che ogni giorno voi potete verificare. Questo bene prezioso si chiama libertà. Abbiamo una bandiera che non intendiamo ammainare. Questa bandiera è quella di un Mezzogiorno mai supino che reclama i diritti calpestati ma conosce e adempie ai suoi doveri.  
Contiamo su di voi per preservare questa voce libera che vuole essere la bandiera del Mezzogiorno. Che è la bandiera dell’Italia riunita.
ABBONATI AL QUOTIDIANO DEL SUD CLICCANDO QUI.

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE