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Conte partecipa alla riunione del Consiglio europeo

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A Bruxelles sono preoccupati dal fronte interno composto dalla Sinistra Padronale del Pd emiliano-toscano e dalla Destra sovranista lombardo-veneta che non vogliono mollare il tesoro pubblico assistenziale indebitamente sottratto da anni  alle risorse destinate allo sviluppo del Mezzogiorno. Solo un progetto integrato di infrastrutture nei territori meridionali può salvare l’Italia intera e ridare all’Europa il suo primato

Non c’è una sola istituzione europea che non abbia fatto sentire la sua voce. Dicono tutte insieme la stessa cosa e, questa volta, la dicono anche con forza e chiarezza. Parlano all’Italia, ma in realtà si rivolgono alle classi dirigenti del Nord.

Sono preoccupate di questo fronte interno “olandese-austriaco” composto dalla Sinistra Padronale del Pd emiliano-romagnolo e toscano e dalla Destra sovranista lombardo-veneta delle mille rendite sanitarie, sociali e infrastrutturali che non vogliono mollare il tesoro pubblico assistenziale che indebitamente sottraggono alle risorse destinate a fare infrastrutture di sviluppo nel Mezzogiorno da almeno dieci anni. Lo fanno attraverso un uso distorto del federalismo fiscale grazie al potere dirompente assicurato dal dominio territoriale esercitato nella Conferenza Stato-Regioni secondo le regole del più miope esercizio di potere.

Ha minato dalle fondamenta la competitività dell’Italia in nome di un regionalismo predone che ha ucciso il valore dimensionale e produttivo dell’unità nazionale e ha ridotto la territorialità alla difesa dei più grevi egoismi familistici prima ancora che partitocratici.

L’Europa di governo, parlamentare, finanziaria, industriale sta dicendo al Nord dell’Italia, ai suoi sindaci illuminati, con meno convinzione ai nuovi Grandi Prenditori del capitalismo privato che non ha più neppure una grande azienda globale nel suo stato di famiglia, ma lo avete capito o no che da soli non reggete? Lo avete capito o no che se non siete in grado di mettervi in corsa per contare qualcosa nel Mediterraneo l’Italia non esiste più? Se lo ha capito la cancelliera Merkel perché è così difficile mettere nella testa dei potentati politici e economici del Nord Italia che solo un progetto integrato di infrastrutturazione dei territori meridionali può salvare l’Italia intera e ridare all’Europa il suo primato nei Sud del mondo oggi stretti nella tenaglia delle dittature turca e egiziana?

Altrimenti a perdere sarà l’Italia tutta perché se non metti in rete i porti di Napoli, Bari, Taranto, Gioia Tauro e della Sicilia stiamo tutti giocando sulla pelle degli italiani. Questo non significa bloccare Genova e Trieste al contrario, ma tornare finalmente a ragionare da Grande Paese nel Mediterraneo perché siamo noi italiani la flotta dominante se ben attrezzati e ben coordinati. Fare non a parole l’alta velocità ferroviaria da Napoli a Bari e da Salerno alla Sicilia, compreso il Ponte sullo Stretto che le Ferrovie vogliono realizzare e i cui cantieri possono essere aperti domani, significa sanare la ferita di una spesa decennale dolosamente azzerata allo 0,15% del Pil e – cosa decisiva – riunificare il Paese nelle infrastrutture. Significa salvare così il Nord produttivo dal destino segnato di appendice meridionale sempre più marginale del gigante tedesco malato. Unire a tutto ciò una vera fiscalità di vantaggio che privilegi le zone economiche speciali coinvolte significa moltiplicare il valore della scelta strategica e la capacità di attrazione di capitali internazionali.

Se non si ha questa coerenza di disegno nazionale e una capacità esecutiva centrale adeguata si finirà nel solito tritacarne nordista dei potentati regionali dell’ex Bel Paese con l’aggiunta dei Neoassistenzialisti dei 5 Stelle che torneranno a chiedere bonus o opere minori clientelari. Risultato: gli unici cantieri che si apriranno, forse, saranno quelli della Genova-Milano e della Verona-Vicenza-Padova così come per la sanità con la premialità costruita su misura dei ricchi torneremo a regalare soldi al Nord e a condannare fette sempre più larghe della popolazione meridionale al turismo sanitario.

Il rischio concreto, a quel punto, è di portare il debito a livelli mai raggiunti sul Pil e di fare perdere al Mezzogiorno perfino i 28 miliardi del Fondo di Coesione come è già successo tante volte in passato. Perché dimostreremo di non avere capito quello che è successo e avremo sciupato l’ultima grande occasione facendo rotolare l’Italia del Sud verso la povertà e quella del Nord verso una ricchezza effimera. Che è l’anticipazione del declino italiano e della rottura europea. Nessuno potrà più dire di non essere stato avvisato.

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