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Mario Draghi con Joe Biden

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Avere un Presidente del Consiglio italiano Lead Speaker nella prima sessione dedicata ai tempi della ripresa economica e nell’ultima dedicata ai temi climatici del G 7 trasferisce a questo Paese il peso e la credibilità che sono il capitale di un uomo che ha salvato l’euro con tre parole e che il mondo ha imparato a rispettare. Ora sarà decisivo dimostrare che non è vero che l’Italia non sa spendere e bene ciò che riceve. Questa volta la partita italiana si gioca molto sul campo del Mezzogiorno perché qui c’è molto e di più da fare, ma con una visione sistemica che tiene insieme i pezzi e fa massa critica sul piano competitivo esaltando le specificità. Dall’esito di questa partita dipende anche la nuova Europa

HO LA SENSAZIONE che la coerenza meridionalista degasperiana del governo Draghi in Italia e l’ancoraggio forte della nuova Europa alla coesione sociale e alle politiche espansive che questo governo esprime e trova ascolto proprio per la leadership dell’uomo che lo guida, non siano percepite fino in fondo dalla comunità meridionale.

Noto una conoscenza superficiale dei fatti così rilevanti avvenuti in così breve tempo sul piano delle scelte di investimenti del Recovery Plan e, ancora di più, sul nucleo essenziale di riforme della macchina pubblica degli investimenti in termini di semplificazioni, nuova governance e reclutamenti. Che sono, a loro volta, e questo credo che davvero non sia ancora percepito, la principale clausola di salvaguardia di un progetto Paese di lungo termine che riunifichi le due Italie, affronti le disparità territoriali, generazionali e di genere, restituisca all’Italia intera il rango e la credibilità di Paese Fondatore in Europa e di potenza economica nel mondo.

Noto tutto ciò e ricavo questa sensazione da una mia incursione a Avellino, città che mi è cara, nel pomeriggio di ieri per partecipare ai lavori di un confronto su “La solidarietà dell’Europa per il Sud Italia” organizzato con i migliori propositi dall’Agenzia per lo sviluppo del territorio del Mezzogiorno d’Italia e del Mediterraneo.

Ho ascoltato analisi lucide e un racconto che denota impegno e voglia di fare, ma sganciati dalla conoscenza dei fatti che è indispensabile per uscire dalla fase della sterile rivendicazione e entrare in quella di un’amministrazione che si rinnova e di una società civile che si libera dalle signorie regionaliste meridionali e, ancora di più, nordiste ponendo pragmaticamente al centro la valorizzazione dei suoi talenti. Processi, peraltro, storicamente avvenuti proprio in questo territorio che ha espresso con onore una delle migliori classi dirigenti del Paese.

Questo, lo voglio dire, mi preoccupa molto perché nessun cambiamento è possibile se non ci sono una partecipazione attiva e una mobilitazione del fare che condividano naturalmente lo spirito del cambiamento e vogliano rompere brutalmente con prassi e comportamenti dell’ultimo ventennio. Avere un Presidente del Consiglio italiano Lead Speaker nella prima sessione dedicata ai tempi della ripresa economica e nell’ultima dedicata ai temi climatici del G 7 trasferisce a questo Paese il peso e la credibilità che sono il capitale di un uomo che ha salvato l’euro con tre parole e che il mondo ha imparato a rispettare.

L’azione di stabilizzazione in Libia che Draghi sta conducendo, l’apprezzamento americano della nuova presidenza Biden sulla leadership che il capo del governo italiano esprime a livello europeo sui temi economici e climatici, sono il preludio del successo della presidenza italiana del G 20 che può condurre a uno storico accordo sul multilateralismo post pandemia. Qualcosa che assomiglia, per capirci, a una nuova Bretton Woods.

Soprattutto, però, dobbiamo capire che se l’Europa torna a parlare di coesione sociale e se la sfida della politica espansiva e di un’Europa federale trovano seguito lo si deve molto proprio all’operato di Draghi prima come Presidente della Banca centrale europea e ora come capo del governo italiano di unità nazionale. Il primo banco di prova per la nuova Europa e la nuova Italia sarà la gestione del Recovery Plan e i risultati che conseguirà nella riduzione dei divari e di tutte le disparità.

Sarà decisivo dimostrare che non è vero che l’Italia non sa spendere e bene ciò che riceve. Questa volta la partita italiana si gioca molto sul campo del Mezzogiorno perché qui c’è molto e di più da fare, ma con una visione sistemica che tiene insieme i pezzi e fa massa critica sul piano competitivo esaltando le specificità. Dipende molto da noi. Non è più tempo di fare finta di chiedere ciò che è già stato dato. È tempo di dimostrare che ciò che è stato dato viene impiegato al meglio. Perché vorrebbe dire che il Paese è cambiato e che l’Europa che a noi piace non è solo un sogno.


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