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Attilio Fontana, Vincenzo De Luca e Luca Zaia

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Nell’Italia del nuovo De Gasperi e della Nuova Ricostruzione non c’è più spazio per i capi delle Regioni o i capi partiti travestiti da capi bastone. Quelli che decidono chi devono assumere con i soldi della collettività. Quelli che vogliono finanziare i progetti senza progetto. Quelli che decidono chi deve essere eletto con il numerino che ti assegnano nel listino bloccato o con la preferenza unica. Quindi tutti nominati non perché conoscono i problemi della comunità che devono rappresentare ma perché piacciono ai capi bastone. Hanno i loro robot che fanno ciò che loro pensano e fabbricano il consenso. Questo sistema partitocratico e frammentato dei capi bastone può strangolare un Paese

Nell’Italia del nuovo De Gasperi e della Nuova Ricostruzione non c’è più spazio per i capi delle Regioni o i capi partiti travestiti da capi bastone. Quelli che decidono chi devono assumere con i soldi della collettività. Quelli che decidono chi deve essere eletto con il numerino che ti assegnano nel listino bloccato o con la preferenza unica. Quindi tutti nominati a seconda dell’ordine con cui ti presentano agli elettori. Quindi tutti scelti dai capi bastone. Quindi tutti scelti non perché conoscono i problemi della comunità che devono rappresentare ma perché piacciono ai capi bastone.

Questo vale per il Nord come per il Sud. Con qualche resilienza anche scenografica in più nei territori meridionali. Le carriere dei parlamentari le decidono i capi bastone. Chi viene assunto alla Regione o al Comune lo decidono i capi bastone. I progetti che devono essere finanziati li decidono i capi bastone. Li decidono anche senza progetto. Li decidono anche senza una valutazione dei costi. Hanno i loro robot che fanno ciò che loro pensano e fabbricano il consenso. Questo sistema partitocratico e frammentato dei capi bastone può strangolare un Paese.

Se a tutto ciò aggiungiamo che a un Comune sotto i tremila abitanti non consentiamo di avere una contabilità aziendale e lo obblighiamo a muoversi dentro la gabbia di forza dei residui attivi che non ci sono e delle spese che ci sono di sicuro, credo che non ci sia più nessuno che possa sorprendersi del perché tutti o quasi i comuni del Mezzogiorno sono in disavanzo e perché si diffonde e impera troppo spesso la subcultura dei capi bastone. Se siamo costretti ad assistere al teatrino quotidiano dello sceriffo De Luca che vuole fare come dice lui sui vaccini e poi deve fare come dice il Ministero della Salute, ci rendiamo conto che la malattia ha raggiunto temperature molto alte da tanto tempo e che per lo meno con l’esecutivo Draghi è cambiata la scena finale.

Perché ora i capi bastone regionali vengono messi a posto, devono abbassare la testa e fare scendere la temperatura della solita polemichetta quotidiana. Devono capire una volta per tutte che non possono più prendere decisioni che non sono loro. Devono capire una volta per tutte che nella vicenda pandemica sono solo meri esecutori. Prendono gli ordini e li eseguono. Possibilmente bene. Possibilmente in silenzio. Francamente con cinque milioni di posti di lavoro a rischio e una macchina degli investimenti pubblici inceppata per le loro inefficienze e i loro egoismi, non ne possiamo proprio più di questo bullismo dei capi delle Regioni fuori dalla storia e fuori dalla realtà.

Non ne possiamo più dello Zaia di turno che si vanta di essere il capo di una regione che ha usato meno AstraZeneca di tutti dopo avere battuto i pugni e fatto il diavolo a quattro contro il commissario Figliuolo perché non gli dava più dosi AstraZeneca o almeno quelle che gli altri rifiutavano.

Basta con la litania della voce unica della Conferenza Stato-Regioni che è la conferenza unificata delle ingiustizie e che è la maggiore propalatrice del veleno sociale della spesa storica e che addirittura lo fa dentro una cornice istituzionale totalmente abusiva. L’Italia ha un disperato bisogno di tornare a essere un Paese normale dove la catena di comando è una e rigorosa e dove contino più i prefetti di questi capi bastone. Non possiamo avere un capo del governo italiano che è ascoltato e rispettato dai capi di Stato e di governo del mondo e che indica la linea della politica economica espansiva e solidale in Europa, mentre noi ci crogioliamo nelle nostre solite baruffe territoriali dentro un circuito perverso di logiche feudali e di politica politicante.

Non è possibile assistere allo spettacolo di amministrazioni che continuano a parlare di progetti per il Recovery Plan e a metterli sotto la protezione dei loro capi bastone regionali quando i progetti prescelti sono stati già presentati a Bruxelles e appartiene alla responsabilità dello Stato centrale l’attuazione di un programma nazionale di interventi. Perché chi amministra i territori meridionali per conto dei capi bastone regionali deve almeno sapere che la Commissione europea ha approvato la proposta quadro del Recovery Plan italiano e arriverà presto la prima tranche di finanziamenti, ma che l’approvazione è accompagnata da una serie di raccomandazioni e di prescrizioni per fare quello che è già stato approvato, non quello che loro vogliono trattare con i loro capi bastone come sempre a tempo scaduto e senza regole. Il Paese può ripartire se si attuano bene e nei tempi stabiliti quei progetti strategici lì, non i soliti pacchetti clientelari di un assistenzialismo morto e sepolto.


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