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Giuseppe Conte con Grillo e Casaleggio

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Sprecare l’occasione della Nuova Ricostruzione con un Presidente del Consiglio che copre oggettivamente con la sua leadership il vuoto politico dell’Europa, sarebbe una colpa imperdonabile. Il Paese non se lo può permettere. Il tempo della ricreazione politica è finito per sempre. Il tempo della nuova Europa è legato a quello della nuova Italia.  Gli italiani lo hanno capito, i partiti se vogliono sopravvivere devono ascoltare gli italiani perché siamo davanti a un giro di boa cruciale su variante Delta, cratere sociale, riforme della giustizia, della concorrenza e del fisco. Se a tutto ciò aggiungi l’inizio del semestre bianco, la miscela diventa esplosiva

Abbiamo davanti un’estate difficile alle prese con la variante Delta e dobbiamo fare di tutto per sventare un autunno caldo che è misurato da milioni di posti di lavoro a rischio per gli effetti della crisi senza precedenti determinata dal nuovo ’29 mondiale.

Dobbiamo essere molto chiari. Chi non ha gli occhi per vedere il cratere sociale su cui il Paese è seduto non ha diritto di continuare a fare politica.

Abbiamo una grandissima opportunità che è data dal governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi.

Non ha sbagliato un colpo sulla campagna di vaccinazione e, soprattutto, ha rispettato tutte le scadenze del cronoprogramma di riforme che ci siamo impegnati a fare con il Recovery Plan e che, ancora prima, rappresentano l’unica possibilità concreta per chiudere con un passato ventennale di crescita zero e crescente squilibrio territoriale.

Dobbiamo restituire al Paese una macchina pubblica in grado di fare investimenti produttivi, ridurre le disparità tra Nord e Sud, di genere e generazionali, e mobilitare di conseguenza il motore degli investimenti privati interni e quello potentissimo dei capitali internazionali attratti da un Paese cambiato.

La carta estrema Draghi usata con intelligenza politica e lungimiranza dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha già dato i suoi frutti importanti. Si è visto all’opera un nuovo metodo “decidere, mediare, decidere” che rompe con quello ventennale di “non decidere mai”. I grandi investitori globali anglosassoni scommettono sull’Italia trasferendo i capitali programmati per la Spagna sul nostro Paese, convinti come sono che il governo Draghi non può fallire. 

Ci muoviamo in un contesto di grandi opportunità legate all’applicazione condivisa di tutti i soggetti politici del nuovo metodo di governo che ha nei prossimi quindici giorni un banco di prova cruciale per il varo della riforma della giustizia, la legge annuale della concorrenza, e la legge delega fiscale. Un banco di prova ancora più cruciale perché va a intersecarsi con una complicazione globale della pandemia legata alla variante Delta e con gli evidentissimi rischi sociali e economici legati al nuovo ’29 mondiale e al graduale ridimensionamento della stagione degli straordinari ammortizzatori sociali messi in campo.

In questo contesto così delicato, lanciamo un avviso ai naviganti della politichetta italiana, non c’è più spazio per battaglie cosiddette identitarie e per potere continuare a issare bandierine. Non c’è più spazio per ragioni di tattica della politica su temi che sono lontani dai bisogni e dalle sensibilità urgenti delle persone. Si perde clamorosamente nel merito con questo modo di fare politica perché la tattica e la propaganda costituiscono insieme una modalità vecchia. Tale modello non può funzionare nei tempi normali perché produce un effetto di ripulsa, nei tempi eccezionali che stiamo vivendo oggi c’è una quota di persone crescente, riteniamo maggioritaria, che non è disposta neppure più a seguire dialetticamente simili ragionamenti. Partecipano al dibattito solo gli addetti ai lavori della politica e i “compagni di merende” del talk mediatico italiano, mentre salgono disgusto e disinteresse degli elettori.

Tutto ciò accade nei giorni di fuoco italiani cercando di spostare l’attenzione dal disastro sociale prodotto dalla grande crisi e che va invece sventato non nascondendo la testa sotto la sabbia come gli struzzi. Lontano dai riflettori del talk del nulla sulla polemichetta politica di giornata, c’è un tema sociale che non riguarda solo le grandi aziende già al centro della cronaca, ma il tessuto economico diffuso del Paese. Perché il coronavirus modifica in misura strutturale i comportamenti delle persone, le abitudini di consumo, di acquisto e di utilizzo dei servizi in una modalità di cui ancora non abbiamo idea. Non abbiamo la certezza di conoscere le nostre possibilità di consumo. Non sappiamo che cosa succede tra sei mesi o un anno. È vero che sono nate migliaia di nuove aziende che soddisfano i nuovi bisogni, ma è altrettanto vero che muoiono migliaia di piccole aziende che sono spiazzate dagli effetti del Covid 19, che producono prodotti che non hanno più mercato.

Tutto questo viene mediaticamente offuscato da un rimbalzo senza precedenti, frutto delle scelte azzeccate del governo che trasmettono fiducia e della resilienza di parti significative della nostra economia, ma siccome tutto ciò arriva dopo un anno che ha perso l’8,9% di Pil bisogna prendere atto che si sta ricostruendo un po’ più della metà di quello che si è perso. Non si sta riportando l’acqua di prima perché è cambiata la forma del lago dell’economia. Perché ci saranno parti che rimarranno senz’acqua per sempre e non sappiamo quanta acqua nuova riusciremo a fare affluire nel lago. Ciò che preoccupa le persone normali è il lavoro e non ha nulla a che fare con ciò che interessa i partiti e le loro dispute ideologiche su temi di potere meno rilevanti o di ogni tipo di discriminazione più rilevanti.

Finora il clima del Paese si è mantenuto tranquillo perché le persone si sono convinte che c’è Draghi e il suo governo che lavorano mentre il rumore della politica con le rotture nel centrodestra (Rai) e nella sinistra (ddl Zan) e le giravolte cinquestelle sospesi tra Grillo e Conte, non avrebbe ostacolato l’azione del governo.  Ora, però, siamo davanti a un giro di boa cruciale su variante Delta, cratere sociale, riforme della giustizia, della concorrenza e del fisco. Se a tutto ciò aggiungi l’inizio del semestre bianco, la miscela diventa esplosiva. O i partiti capiscono che la loro modalità di azione furba è destinata a condannarli oppure lavorano alacremente per la rovina di se stessi e del Paese.

 Mettiamo che sia vero che si voglia affondare il colpo sulla riforma della giustizia in un Paese dove la giustizia è uno scandalo mondiale. Mettiamo che si voglia davvero alzare il livello dello scontro e si voglia trasferire un rischio in più sul governo Draghi, allora bisogna almeno avere la consapevolezza che ciò significa fare schizzare in alto i rendimenti dei titoli di Stato e terremotare l’Europa. Sprecare l’occasione della Nuova Ricostruzione con un Presidente del Consiglio che copre oggettivamente con la sua leadership il vuoto politico dell’Europa, sarebbe una colpa imperdonabile. Il Paese non se lo può permettere. Il tempo della ricreazione politica è finito per sempre. Il tempo della nuova Europa è legato a quello della nuova Italia.  Gli italiani lo hanno capito, i partiti se vogliono sopravvivere devono ascoltare gli italiani.


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