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Uno sforzo così ben strutturato come il Next Generation Eu non può essere una parentesi straordinaria, ma deve rappresentare un cambio di rotta stabile. Altrimenti non si mettono in gioco 750 miliardi. Si deve capire che è cambiato strutturalmente il bisogno di materie prime e che il problema può essere affrontato solo con un potere contrattuale più forte. Devono capire i Paesi frugali che tassi di crescita da miracolo economico dei Paesi del Sud Europa sono anche nel loro interesse. Più o meno è lo stesso che devono capire in Italia le Regioni del Nord. Il bene collettivo viene prima degli egoismi individuali

Ora si può fare. Anzi, si deve fare. Questo è il momento. Il discorso sullo stato dell’Unione della presidente von der Leyen parla di un’altra Europa che deve diventare realtà. Parla di un’altra Europa che ancora non c’è, ma che ora si può costruire. Che deve esserci. Che si deve fare. Dopo il Next Generation Eu, debito comune condiviso per riaprire e fare ripartire l’economia chiusa dal nuovo ’29 mondiale, serve un governo più integrato del sistema Europa riallineando i Paesi dell’Est. Perché uno sforzo così ben strutturato non può essere una parentesi straordinaria, ma deve rappresentare un cambio di rotta stabile.

Altrimenti non si mettono in gioco 750 miliardi, non si fa un cambiamento politico così profondo con gli eurobond e con il coordinamento della politica economica. Non si fa una costruzione concordata dei piani nazionali e verifiche dei piani nazionali preventive all’erogazione dei fondi determinando un coordinamento effettivo della politica economica che fin qui era solo formale.

Diciamoci le cose come stanno. Prima del Next Generation Eu in Europa si procedeva così. Nella stagione della sessione di bilancio i singoli Paesi mandavano i loro programmi nazionali di finanza pubblica (nel nostro caso Def e Nadef) a cui seguivano le raccomandazioni specifiche della Commissione europea per ogni singolo Paese di cui noi, come gli altri, nei fatti non tenevamo conto. Quella Unione europea era un insieme di regole formali non sostanziali.

Per capire di che cosa stiamo parlando, porto un esempio. Il fiscal compact dice di ridurre il debito pubblico in eccesso di un ventesimo all’anno. Siccome la quota fissata è del 60% del prodotto interno lordo (Pil) nel nostro caso prima della pandemia bisognava ridurre di 70 punti percentuali il debito in eccesso con un ritmo di tre punti e mezzo all’anno. Questo processo capestro di riduzione del debito non si è neanche mai iniziato a pensare di farlo, perché quella richiesta era per entrambe le parti puramente formale. Non importava niente né a loro né a noi perché appunto era una roba solo formale.

Attivato il Next Generation Eu si passa da un piano formale a un piano sostanziale. Questo non vuol dire solo che l’Europa diventa più potente, ma prima di ciò vuol dire che la riforma del patto di stabilità e di crescita deve portare a condividere regole applicabili, non come quelle di prima inapplicabili. Che devi fare un patto di stabilità coordinato flessibile che sia di stimolo e di aiuto effettivo alla crescita non diseguale degli investimenti. Che devi fare un patto di regole condivise ma applicabili dove prevale il principio della coesione sociale e dove i piani di rientro del debito devono essere realistici di lungo termine e, quindi, non uguali per tutti.

Devono essere differenti Paese per Paese in quanto costruiti sulla situazione di finanza pubblica e dell’economia reale del singolo Paese valutate insieme. Come dire: non puoi chiedere di dimagrire di trentacinque chili in un giorno perché come capisce chiunque è impossibile.

Bisogna buttare via le regole uguali per tutti che non sono servite a niente se non ad alimentare i nazionalismi e i sovranismi al grido “vogliono distruggere la sanità, vogliono distruggere le pensioni” soprattutto nei Paesi del Sud Europa. Bisogna uscire dalla pandemia rinnovati per affrontare le partite vere. Così come l’Italia non può nemmeno permettersi di tornare ad essere l’Italia miope, egoista e spendacciona che era prima della pandemia, così l’Europa non può nemmeno ipotizzare di tornare alla situazione precedente.

L’altra Europa deve dotarsi di una politica economica e di una difesa comuni come lucidamente suggerisce da tempo il presidente della Repubblica, Mattarella. L’altra Europa deve porsi e affrontare insieme il problema che sulle reti 5G le tecnologie sono quasi tutte cinesi e che è reale il rischio che l’Europa resti marginalizzata nella tecnologia. Si deve capire e essere conseguenti che nessun Paese europeo da solo può vincere questa partita perché serve un salto di dimensione.

Si deve capire che è cambiato strutturalmente il bisogno di materie prime e che il problema può essere affrontato solo con un potere contrattuale più forte. Proprio come è successo con la campagna di vaccinazione. Devono capire i Paesi frugali che tassi di crescita da miracolo economico dei Paesi del Sud Europa sono nel loro interesse esattamente come lo sono per i Paesi del Sud Europa. Più o meno è lo stesso che devono capire in casa le Regioni del Nord che devono pretendere loro di uscire dai privilegi del federalismo della irresponsabilità che hanno costruito a loro misura spaccando il Paese. Così come sindacati e partiti del rumore devono capire che la mano ferma sul green pass di Draghi è la base psicologica della fiducia contagiosa che ha fatto ripartire l’Italia e che il bene collettivo viene prima degli egoismi individuali. Riunificare le due Italie non è possibile se non c’è questo cambio generalizzato di cultura e di comportamenti. A ben vedere, è lo stesso meccanismo che deve scattare in Europa.


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