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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Pizzo per l'inaugurazione dell'anno scolastico

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Per aver scelto la Calabria come luogo simbolo della nuova scuola che riapre. Per l’Italia che vuole ripartire non basta un Sud con un futuro turistico, che deve avere al meglio perchè ancora non lo sa ma servono capitale umano e industria

GRAZIE, Presidente. Per avere scelto Pizzo Calabro come luogo-simbolo per riaprire in presenza l’anno scolastico italiano. Sono i segni che parlano al cuore delle persone. Sono i segni che restano. Grazie, Presidente. Per averci risparmiato il solito intervento pietistico sulla Calabria restituendoci con il suo linguaggio asciutto un’idea di Calabria che non è solo fanalino di coda di tutto.

Quanto è importante, mi creda, che il Capo dello Stati bandisca tutti gli alibi di tipo pietistico anche se poggiano tutti su numeri veri. Perché la cocciutaggine di trasformare l’inferno in paradiso parte da qui. Parte dall’abbandono del linguaggio pietistico e della forma mentis che custodisce.  Parte dal dialogo tra una mamma di Vibo Valentia, Giusy Staropoli Calafati, che è una grande scrittrice, e sua figlia che riproduciamo a fianco. Un dialogo dove le domande le fa la mamma e le risposte le dà la figlia. “E noi che cosa possiamo fare per salvarci?” “Possiamo cambiare, mamma. Trasformare questo inferno in Paradiso”.

Quanti bei regali ci sta facendo Vibo Valentia! Non dimentico la serata magica di qualche settimana fa nel salotto di questa città capitale italiana del libro 2021. Mi è piaciuto tutto: la forza espressiva della sindaca, Maria Limardo, la bellezza ordinata della sua comunità, la voglia comune di ripartire. Questi sono i segni dell’Italia che vuole fare la Nuova Ricostruzione.

Grazie, Presidente, di avere scelto la Calabria come banco di prova della nuova scuola che riapre. Perché oggi, dopo la pandemia, la scuola svolge un ruolo delicato di trasformazione sociale e il segno che si dà oggi da Pizzo Calabro assomiglia a quello che fu la media unica del primo centrosinistra che coincide con l’Italia del miracolo economico e della Ricostruzione. Per l’Italia che vuole ripartire non basta un Sud con un futuro turistico, che deve avere al meglio perché ancora non lo ha, ma servono capitale umano e industria. Come tempo fa il trentino-bolognese Andreatta volle l’Università della Calabria, che oggi ha il primato europeo della logica deduttiva nell’intelligenza artificiale e nessuno lo dice, l’Italia della Nuova Ricostruzione che ha nel ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, la bandiera del meridionalismo dei Pastore e dei Vanoni, sa bene che o riapre con la scuola e riapre con la scuola parlando da Pizzo Calabro all’Italia e all’Europa o non riapre affatto.

La bandiera di una scuola che riapre per fare ripartire il Paese. La bandiera di una grande comunità che ha lavorato in silenzio tutta l’estate per tenere le scuole aperte e coprire gli organici in tempo utile per l’autunno facendo concorsi, non sanatorie. Una grande comunità pronta a investire sulle scuole tecniche e sulla riforma della sua organizzazione e della sua didattica. Perché la scuola italiana deve interagire con la sua industria e deve saperlo fare partendo dal Sud per parlare all’Italia e all’Europa.

Mi sono venute in mente le parole di un partigiano milanese grande meridionalista che si chiama Morandi e che cito a mente: “l’Italia sarà il Mezzogiorno industriale che sarà”. Sarà un caso, ma proprio oggi una delle teste più moderne del Mezzogiorno, che fa impresa nel mondo partendo da Napoli e si chiama Antonio D’Amato, ripropone con forza il tema decisivo di un Sud non vagone ma locomotiva del Paese perché investe – favorendola, non sussidiandola – sulla sua industria. Senza la quale non ci sarebbero terziario, ricerca, futuro non del Mezzogiorno ma dell’Italia intera. Questo, e molto altro, ci racconta una giornata che ha visto per una volta la Rai con le sue voci più belle fare servizio pubblico di qualità (bravo Fuortes!) mettendo insieme il tesoro nascosto dell’Istituto superiore Bruno Vinci di Nicotera, Calabria ripeto Calabria, che vince in innovazione con i tesori conosciuti di Bologna, Pisa e Milano come con quelli preziosi di Andria e Siracusa in una squadra che vuole fare goal tutta insieme nella stessa porta.

Quella di una comunità che ha scoperto quest’anno di avere l’uomo che corre più veloce al mondo come quello che salta più in alto al mondo. Un’Italia che vince nel pallone come nel volley e che si copre di gloria nelle Paralimpiadi con le sue tre medaglie – oro, argento e bronzo – nella corsa più veloce che appartengono alla storia sportiva e civile di questo Paese. Non vogliamo esagerare, ma anche questi primati, così numerosi e arrivati tutti insieme, sono un altro segno di un Paese che vuole rialzare la testa e ha scelto la strada giusta. Grazie, Presidente, per non ripeterci ogni volta la “Divina Commedia”, ma per avere l’intelligenza di regalarcene  un capitolo alla volta. Perché qualche giorno fa ha inaugurato il salone del mobile a Milano, che senza la sua determinazione non si sarebbe fatto, per dire al Paese con la sua presenza che l’impresa è il veicolo della ripresa italiana.

La sua presenza di ieri a Pizzo Calabro ci racconta che la scuola, insieme con l’impresa competitiva, è lo strumento della ripresa in Italia per il semplice fatto che si fa finalmente lezione guardandosi in faccia dietro i banchi di scuola. Perché questo è un elemento così forte della socializzazione e della reale volontà della comunità di ripartire. Perché se è vero che senza le imprese non c’è sviluppo economico, è evidente che senza la scuola non c’è la formazione di quel capitale sociale che fa la civiltà di un Paese ma è anche la base per l’economia competitiva di un Paese.

Il segno lasciato da Mattarella con la inaugurazione dell’anno scolastico italiano da Pizzo Calabro chiude il suo settennato in assoluta coerenza con cui era iniziato scegliendo per la sua prima inaugurazione Ponticelli, un quartiere degradato di Napoli, o con quella di Taranto simbolo della grande questione industriale e sociale italiana. Ci sono tutti gli elementi di una grande prova d’orchestra in un mondo scolastico che ha dimostrato passione civile e capacità di organizzazione per una volta partendo da dove la prova si presentava più difficile. Diciamo che ci sono tutti i segni di un’attenzione al Mezzogiorno mai distratta. L’attenzione di un uomo che non va dove lo applaudono, ma che sceglie di andare nei luoghi di crisi. Perché lì sono aperte le sfide che vanno vinte per fare la differenza.


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