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Mario Draghi durante una recente riunione della cabina di regia per il Pnrr

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In aggiunta all’affiancamento della task force di Cdp, Studiare Sviluppo e Invitalia, già anticipato dal Quotidiano del Sud, per evitare che i Comuni facciano fatica e vadano in ordine sparso nel decreto di domani si farà una standardizzazione dei progetti e si offrirà alle amministrazioni una sorta di bouquet di tali progetti chiedendo a ognuna di prendere ciò che serve. Un capitolo a parte dell’istruzione verrà direttamente cogestito con la Cassa depositi e prestiti (Cdp) e un altro strategico, che riguarda le mense scolastiche, le palestre, l’edificazione e/o la ristrutturazione di scuole e asili nido, verrà centralizzato con il bando di gara unico e verrà facilitato con l’offerta anche in questo caso di un bouquet largo di progetti da scegliere a seconda delle singole esigenze

Sono andato come sempre alla cerimonia di consegna dei “Guido Dorso” alla Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani. Si respira un’aria sempre bella in questi premi che non sono diventati spettacolo. Dove tutto è commerciale, anche il sapere. Qui non è così. Mi è piaciuto esserci perché nelle parole del presidente della Corte costituzionale, Giancarlo Coraggio, e in quelle del presidente emerito dell’Accademia dei Lincei, Alberto Quadrio Curzio, si è avvertita la tensione profonda della questione meridionale che è la questione nazionale. La sofferenza per le aspettative deluse e la lucida riflessione sul nodo delicatissimo delle Regioni.

Si è respirato lo spirito della prima Ricostruzione e si è sentita la spinta attuale di un meridionalismo concludente che fu dei Saraceno e dei Vanoni. Quando Gloria Giorgianni, altra premiata, ha parlato dell’infrastruttura unica dell’audiovisivo nel Mezzogiorno e di come realizzare in queste terre industria e cultura che fanno concorrenza alle piattaforme internazionali, si è percepito in modo rotondo il pragmatismo concludente del nuovo meridionalismo. Che è riecheggiato, poi, in tutti gli interventi dei premiati, tutti di qualità assoluta, contro le tipizzazioni che fanno tanto male al nostro Mezzogiorno e impongono oggi il cambio della narrazione “gomorrista”, un nuovo modo di organizzarsi e una fiducia contagiosa tra le persone.

Il pragmatismo invocato in quella sala appartiene alla coerenza meridionalista degasperiana del governo di unità nazionale guidato da Draghi, domani in visita ufficiale a Bari, e allo spirito ricostruttore che deve riunire le due Italie che appartiene costitutivamente all’azione del Presidente Mattarella, oggi presente all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Foggia. Siamo al pragmatismo del fare che è l’unica speranza seria perché si ponga oggi un freno al cupio dissolvi del regionalismo all’italiana con i Capi delle Regioni meridionali che chiedono soldi per le loro marchette, ma non sanno fare spesa di sviluppo.

Questa consapevolezza di mettere le amministrazioni meridionali nelle condizioni di cambiare registro, di fare buoni progetti e di cogliere appieno in una visione sistemica operativa l’occasione del Recovery Plan rappresenta il punto massimo di coerenza meridionalista del governo Draghi. Che si tradurrà in un decreto di una settantina di articoli, ma si sta ancora scremando, che si fa carico delle mille questioni tecniche sollevate dai vari ministeri, ma che soprattutto prende di petto il tema delle inadeguatezze progettuali ed esecutive delle piccole e grandi amministrazioni meridionali.

Il problema da risolvere è quello di evitare che ogni Comune si fa la sua progettazione, si fa il suo asilo nido, con il rischio non trascurabile che chi ne ha già molti e li sa fare continui a farli e chi fino a oggi è stato tenuto ai margini perché non ha avuto finanziamenti o non ha capacità realizzative sprofondi definitivamente. Per ovviare a ciò si farà una standardizzazione dei progetti e si offrirà alle amministrazioni una sorta di bouquet di progetti chiedendo a ognuna di prendere ciò che serve. Altra cosa fondamentale: sarà centralizzata la gara d’appalto spuntando le dita dei Viceré non dai loro progetti che devono saperli fare, ma dall’utilizzo improprio delle loro manine e manone che di sicuro bloccherebbero tutto.

Un capitolo a parte dell’istruzione verrà direttamente cogestito con la Cassa depositi e prestiti (Cdp) e un altro strategico, che riguarda le mense scolastiche, le palestre, l’edificazione e/o la ristrutturazione di scuole e asili nido, verrà centralizzato con il bando di gara unico e verrà facilitato con l’offerta anche in questo caso di un bouquet largo di progetti da scegliere a seconda delle singole esigenze.

Non si può nemmeno capire quanto sia importante fare ciò per evitare di sprecare le risorse del Piano nazionale di ripresa e di resilienza (Pnrr), ma ancora di più per affrontare il problema sociale delle grandi periferie e delle città ad alto insediamento abitativo del Mezzogiorno. Queste norme abilitanti che il Quotidiano del Sud è in grado di anticipare, unite a quelle già anticipate sull’affiancamento delle task force di Cdp, Studiare Sviluppo e Invitalia, sono il piatto forte del decreto di domani e, a nostro avviso, può valere più della manovra e delle sue code polemiche su riforma fiscale e previdenziale per trasformare il rimbalzone in atto in una crescita strutturale, sostenibile e di lunga durata.

Il campo da gioco della rinascita dell’Italia sono gli investimenti pubblici nel Mezzogiorno. Che devono essere quelli giusti e che, soprattutto, devono essere attuati. Se non si fa questo la riunificazione economica e sociale del Paese resta un miraggio e l’Europa ci punirà. Siamo certi che Draghi, Daniele Franco, Mara Carfagna sanno bene di che cosa stiamo parlando e faranno di tutto per non fallire l’obiettivo. Sappiamo che questa volta il Paese sta prendendo coscienza della portata storica dell’occasione e ha voglia di fare rimettendosi in gioco. Questo pragmatismo normativo è quello che serve.


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