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Mario Draghi durante il discorso di apertura del G20 di Roma

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Il G20 di Roma fa quello che può fare ma esalta il ruolo del meno atteso che è l’Italia e mette Draghi al centro del processo multilaterale che condurrà a un nuovo modello economico che è quello del multilateralismo. Perché questo problema dei problemi non può essere gestito per evidenti motivi da nessuno dei Grandi in quanto nessuno di questi accetterebbe il primato di uno di loro che non è lui. Perché il prestigio globale che appartiene al premier italiano come salvatore dell’euro unito al peso geopolitico meno ingombrante di un’Italia di nuovo rispettata fanno di Draghi il leader naturale che può guidare il processo che porterà al nuovo multilateralismo. Questo è il dato politico-economico per noi più rilevante che i bilaterali strategici, a partire da quello di Draghi con il “dittatore” Erdogan, e le immagini più che i documenti del G20 di Roma plasticamente ci restituiscono. Il fondo globale strategico per i vaccini e che cosa divide Europa, Stati Uniti, Cina e India nella partita sul clima

Il mondo fa i conti a Roma con i suoi tre problemi fondamentali. Il primo è l’ambiente. Il secondo è la salute. Il terzo è la pace. Sono i tre grandi beni pubblici che esprimono i tre grandi problemi del mondo che nessuno può più nemmeno ipotizzare di risolvere da solo. È finita l’epoca in cui si pensava che i problemi fossero risolti dal mercato o perché qualcuno che ha la soluzione riesce a darla o a imporla agli altri. Si è chiusa la lunga stagione del “Washington Consensus”, il vangelo economico imposto dalle istituzioni di Bretton Woods ai Paesi debitori, per cui si riteneva che finita la divisione in due blocchi i problemi del mondo aperto si potessero risolvere riducendo il ruolo dello stato e facendo funzionare solo il mercato con le sue regole. Quel giro è finito.

Se a fronte di tutto ciò hai, come hai, il problema dell’ambiente, nessuno può risolverlo politicamente da solo. Tanto meno possono farlo istituzioni tecniche delegate. Se hai il problema della salute, nessuno può risolverlo politicamente da solo. Non bastano le strutture tecniche anche se di livello altissimo. Se hai il problema della pace, ancora di più nessuno può risolverlo da solo. L’uscita unilaterale degli Stati Uniti dall’Afghanistan ha aggravato la soluzione più che risolvere il problema. Questa è la realtà.

Il mondo è “costretto” al multilateralismo. Tutti sono “costretti” al multilateralismo. Il G20 di Roma esalta il ruolo del meno atteso che è l’Italia e mette Draghi al centro del processo multilaterale che condurrà a un nuovo modello economico che è quello del multilateralismo. Perché questo problema dei problemi non può essere gestito da solo per evidenti motivi da nessuno dei Grandi in quanto nessuno di questi accetterebbe il primato di uno di loro che non è lui.

Perché il prestigio globale che appartiene al premier italiano come salvatore riconosciuto dell’euro unito al peso geopolitico meno ingombrante dell’Italia fanno di Draghi il leader naturale che può guidare il processo che porterà al nuovo multilateralismo. Questo è il dato politico-economico per noi più rilevante che i bilaterali strategici, a partire da quello di Draghi con il “dittatore” Erdogan, e le immagini più che i documenti del G20 di Roma plasticamente ci restituiscono.

Per capire bene che cosa stiamo dicendo, è utile ricordare la storia del dopoguerra e il ruolo di grandi personalità svedesi, svizzere e olandesi su temi decisivi come quelli delle nazioni unite, dell’Europa e della pace e non il ruolo di Stati Uniti e di Unione Sovietica perché i grandi contendenti avrebbero difeso il loro e basta. Questo ci insegna la storia del mondo.

La storia italiana invece ci dice che il nostro è il Paese che oggi sta crescendo di più. L’Italia è di sicuro il Paese che ha presentato e attuato il piano più efficiente di vaccinazione che a sua volta ha permesso, ad esempio, di riaprire in sicurezza la scuola con il 94,5% di vaccinati e cinquemila casi di positivi su sette milioni di studenti contro i 186 mila dell’Inghilterra. I nostri ragazzi studiano in presenza mentre gli altri sono a mezz’aria.

Le performance dell’economia italiana esprimono la fiducia del suo Paese nella azione di cambiamento messa in atto dal governo di unità nazionale guidato da Draghi e alimentano uno spirito nuovo di Ricostruzione che sono insieme il motore di una crescita del 7% da miracolo economico. Si vedono i risultati di un nuovo modello di economia che contribuiscono a ritenere nel mondo che l’Italia a guida Draghi è forse l’unica in grado di gestire un piano multilaterale così complesso che porterà di fatto a costruire un nuovo modello economico mondiale.

Per quanto potrà sembrare a molti che tale ricostruzione pecchi di eccesso di ottimismo, questo G20 di Roma e sulla scia Cop 26 di Glasgow tracciano la rotta del nuovo multilateralismo e presto sarà chiaro a tutti che il nuovo modello economico che porta con sé è stato concepito qui, non altrove. Se così non fosse sarebbe la catastrofe.

Vediamo allora perché un G20 che non ha ancora nemmeno un segretariato generale fa quello che può fare e quali sono i problemi reali con cui si misura sui due temi chiave che sono la sanità e la lotta al cambiamento climatico. Avendo presente che è stato fatto un lavoro tecnico molto ben fatto a Roma e a Venezia, che hanno lavorato molto bene Banca d’Italia e Banca d’Inghilterra, ma che c’è un problema grosso che precede, supera tutti e riguarda essenzialmente il rapporto del mondo con la Cina visto che continua a bloccare le relazioni in entrata e in uscita del suo Paese sul piano istituzionale. A catena seguono una serie di problemi che riguardano Russia, India, frammentazione europea, visione ripiegata sull’interno degli Stati Uniti di Biden.

Perché sul piano tecnico l’accordo per costituire un fondo globale per fronteggiare le esigenze sanitarie globali c’è e c’è anche una somma individuata (100 miliardi) che non diventa però ancora erogabile. Si continua a incontrare difficoltà sul come fare arrivare fondi e vaccini ai Paesi in via di sviluppo perché persistono l’allarme cinese e le difficoltà con Paesi emergenti come l’India e si è creata qualche incertezza di troppo anche all’interno del WTO. Qui, però, il muro delle resistenze si sta sgretolando, il lavoro tecnico e il lavoro politico fatti con intelligenza professionale sotto la regia di Roma, stanno dando i loro frutti. Questa è la verità sostanziale.

Sul fronte del clima il quadro è più delicato. Si tratta di fare un accordo su come raggiungere gli obiettivi, su chi fa che cosa, su come si attua il monitoraggio. Non tutti i Paesi sono così contenti che essendo la sfida globale le risorse vanno messe tutte insieme e i monitoraggi vanno fatti tutti insieme perché si sentono controllati in casa propria.

Questo è il primo problema. Il secondo sono le risorse finanziarie. Servono centinaia di miliardi per i Paesi in via di sviluppo che devono fare gli investimenti e non hanno le risorse perché passare dai fossili alle rinnovabili è qualcosa di molto impegnativo. Si cercano compromessi ma i cinesi che vogliono fare la transizione secondo i loro tempi non si decidono mai, gli indiani sono furibondi, gli inglesi mettono Glasgow prima di tutto perché vogliono lucrare con gli italiani sul lavoro fatto dagli italiani.

Si tratta di delineare una traiettoria che ritorni nel solco degli accordi di Parigi tirando la corda più possibile ma sempre fino a che non si spezzi. Ancora: l’Europa benché frammentata è pronta a tassarsi per finanziare i grandi investimenti nelle energie rinnovabili, gli Stati Uniti non sono disponibili a aumentare le tasse dei loro cittadini per raggiungere questo obiettivo, la Russia che è messa malissimo ha una sola arma a disposizione per tenersi in gioco sullo scacchiere del mondo che è quella del gas e la utilizza a suo uso e consumo.

C’è un resto del mondo, infine, un terzo dei soggetti globali, che punta ancora sul carbone e su fonti non rinnovabili e emerge, per di più, in Cina ma anche in Germania e in Europa, la consapevolezza che non si può costruire il mondo nuovo pulito chiudendo brutalmente con il mondo vecchio perché una transizione fatta così bloccherebbe la ripresa mondiale e non ci traghetterebbe verso il futuro. Anzi, sarebbe l’esatto contrario. Tutti i soggetti coinvolti tratteranno a oltranza al G20 di Roma e tutto quello che vi abbiamo raccontato non potrà non incidere. Chi dice, però, che si parte da zero sbaglia di molto e il risultato, anche quello che non si vede, c’è perché la strada è tracciata e quindi il risultato dovrà esserci se non oggi a Roma domani a Glasgow.

Arrivando, infine, ai documenti, il G20 di Roma ci dice che una minimum tax globale c’è. Questo è un fatto. Tutti quelli che vengono a dire che l’accordo era già stato definito, possono avere in parte anche ragione, ma questo nulla toglie alla forza del primo grande risultato politico del nuovo modello economico che il nuovo multilateralismo sta costruendo. Che questo avvenga a Roma in un Paese ricostruito nella sua immagine internazionale non è robetta. Che a guidare le danze sia un grande italiano, Mario Draghi, al quale il mondo riconosce la rappresentanza dell’Europa senza che abbia bisogno di carichi formali, non è robetta.

Diciamocela tutta. Davanti al mondo l’Italia ha fatto e sta facendo una bella figura. Ha dimostrato di avere una buona organizzazione e si è presentata sotto gli occhi di tutti con il record dei vaccinati e della crescita. Siamo solo all’inizio del cammino. Dobbiamo superare in casa prove molto difficili che ci consentano di creare nuovo lavoro vero e di riunire economicamente e socialmente le due Italie. Abbiamo, però, trovato il timoniere della barca che naviga in mezzo ai mari inquieti del mondo tracciando la rotta del nuovo multilateralismo. Senza che per ora nessuno ci chieda conto delle nostre falle e avendo il rispetto e la considerazione dei timonieri delle grandi navi del mondo. Direi che possiamo accontentarci.


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