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Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi

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Ha ragione il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, quando dice senza mezzi termini: fateci assistere da Cassa depositi e prestiti, da Agenzia della coesione, da chi volete voi, altrimenti noi Regione e noi Comuni quasi tutti in dissesto continueremo a perdere fondi europei e a non fare le cose. Delle questioni vere che appartengono alle diseguaglianze vere, segnate da tassi di dispersione scolastica non comparabili, violazione sistemica dei diritti di cittadinanza di venti milioni di cittadini nella sanità come nei trasporti, non troverete traccia nelle rivendicazioni di Cgil e di Uil. Perché la questione territoriale che è la prima delle disparità e i veri poveri non entrano nei loro radar. Ci ha pensato il governo Draghi, ma deve estendere i poteri sostitutivi del Pnrr a tutti i fondi europei, garantire complementarietà e nuova capacità amministrativa territoriale

Se si vuole fare qualcosa di serio per combattere le diseguaglianze di questo Paese si cominci da ciò che con molta onestà ha chiesto il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, nella due giorni “Uniamo l’Italia”. Ha detto senza mezzi termini: fateci assistere da Cassa depositi e prestiti, da Agenzia della coesione, da chi volete voi, ma senza questa assistenza tecnica noi Regione e noi Comuni quasi tutti in dissesto continueremo a perdere fondi europei e a non fare le cose. Ha chiesto di investire sulla capacità amministrativa per il dopo perché a regime le risorse umane poi ci siano, perché il capitale privato continui quello che il capitale pubblico ha avviato, ma intanto affrontiamo e risolviamo la emergenza tecnica di oggi.

Ha fatto scuola per tutti gli altri presidenti delle Regioni meridionali presenti. Che si sono subito dichiarati d’accordo con la sua proposta. Anche se tutti loro si erano guardati bene dal prendere atto della realtà che è quella di due lunghe stagioni di utilizzo imbarazzante delle risorse europee messe a disposizione per lo sviluppo e la coesione sociale. Di queste questioni vere che appartengono alle diseguaglianze vere, segnate da tassi di dispersione scolastica non comparabili, tassi di disoccupazione giovanile abnormi, violazione sistemica dei diritti di cittadinanza di venti milioni di cittadini nella sanità come nei trasporti come nella scuola, non troverete traccia nelle rivendicazioni di Cgil e di Uil. Perché della questione territoriale che è la prima, e di sicuro la più odiosa, delle disparità di questo Paese non c’è traccia nell’agenda operaista e di difesa dei privilegi pensionistici di taglio nordista di quei due sindacati.

Loro si occupano dei poveri dei ricchi e delle sinecure dei loro iscritti al lavoro o in pensione nei territori dei ricchi. I poveri veri, quelli del Mezzogiorno e delle aree interne del Nord, non entrano nei loro radar che appartengono al circuito del federalismo regionalista della irresponsabilità. Quei poveri veri sono rimossi. Sono invisibili ai loro occhi, ma custodiscono la grande questione civile del Paese vigliaccamente rimossa.

C’è invece per i poveri veri molto di concreto nelle scelte operate dal governo Draghi con il Piano nazionale di ripresa e di resilienza (Pnrr) che assegna al Mezzogiorno capitolati di spesa mai visti prima in scuola, sanità, trasporti, infrastrutture immateriali e materiali. Che proroga la decontribuzione nelle regioni meridionali, che pone la riunificazione delle due Italie nel capitale umano, educativo, di ricerca come nei treni e nella banda larga ultra veloci al centro del Progetto Paese.

Che fa altrettanto con tutti gli investimenti industriali in porti e retroporti e di contesto ambientale necessari per offrire all’Italia intera una irripetibile occasione di creazione di lavoro duraturo di qualità e di posizionamento strategico sul Mediterraneo dell’intero Paese. Che mette un altro miliardo per ridurre il caro bollette e rende plasticamente lo sciopero generale proclamato dai due sindacati una farsa pericolosa.

Se davvero ci si vuole occupare di ridurre le diseguaglianze si continui sulla strada tracciata di allargare i poteri sostitutivi del Recovery Plan a tutti i capitoli di spesa produttiva finanziati con bilancio nazionale e europeo perché il Piano Italia prevede complementarietà delle fonti e non potrà più tollerare che si utilizzino le risorse del fondo di coesione come bancomat dei ricchi per miopi ragioni di interesse politico e sfruttando inefficienze gestionali. Tale capitolo infame della storia italiana va chiuso per sempre. Per questo serve oggi assistenza tecnica centralizzata e investimento duraturo in nuova capacità amministrativa territoriale. Qui rischia anche il governo Draghi se non compie nell’immediato scelte coerenti.

Attenzione, poi, a coprire il cofinanziamento regionale dei fondi strutturali con i fondi di sviluppo e coesione perché questo ridurrebbe l’ammontare complessivo degli investimenti. Se proprio è necessario farlo allora sia garantito lo stesso vincolo territoriale (80% al Sud, 20% al Centro-Nord) e sia vincolato solo agli investimenti. Altrimenti il bancomat dei ricchi che si vuole tenere lontano dalla cassa di sviluppo dei poveri esce dalla porta e rientra dalla finestra.


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