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Il presidente Sergio Mattarella al suo arrivo a Bratislava

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La condivisione dei valori che esprime testimonia la solidità di una funzione al di sopra delle parti che dura più a lungo dei governi. È la voce della solidità ritrovata dell’Italia che dice all’Europa di fare un passo in avanti verso un assetto federale. Bisogna uscire dal guado di un’Europa confederale che resta sovranista negli Stati e delega sopra alcune funzioni per passare a un’Europa federale dove la sovranità è condivisa sopra e le deleghe ai singoli Stati sono sotto. Noi oggi in Europa siamo nell’acqua perché c’è la moneta, ma non abbiamo messo insieme debito e bilancio. Sulla difesa non c’è una forza europea. Nei rapporti interni tra gli Stati sui migranti non se ne esce senza un diritto di asilo e di lavoro europei e scelte anticipatrici di ordine pubblico e di politica estera. Perché la valanga non si blocca quando viene giù la neve, ma prima. Senza il passo in avanti è a rischio la stessa funzionalità dell’Unione europea.

ABBIAMO un dibattito falsato in Italia con la Destra e pezzi sparsi della politica che parlano di presidenzialismo copiando un modello del passato e proponendosi legittimamente di sostituire un sistema farraginoso con un sistema più efficiente. Un sistema capace di decidere perché il Presidente della Repubblica assume funzioni di potere esecutivo e rende per ciò stesso il suo Paese più stabile. I due esempi in campo sono quelli della Francia di Macron che appare oggi oggettivamente incartata e rischia di rimanere bloccata per quattro anni e degli Stati Uniti che tra Trump e Biden esprimono le tribolazioni di un Paese che vota con la pancia e si ritrova a fare i conti con un tycoon che incendia l’America e divide il mondo e figure rispettabili che sentono il peso degli anni in mezzo a maggioranze malferme nei due rami della rappresentanza.

Noi dobbiamo onestamente riconoscere che è abbastanza inutile correre dietro ai fantasmi di nuovi modelli presidenzialisti perché abbiamo il nostro punto di riferimento che si chiama Sergio Mattarella. Esprime il massimo di rispetto istituzionale per l’Italia e lo dimostra ogni giorno di più in modo chiarissimo al mondo intero. Potremmo aggiungere che esprime al meglio il peso che appartiene all’Italia e dovremmo anche ricordarcelo un po’ più spesso. Davanti agli studenti dell’Università di Cracovia dopo tre giorni di visita di Stato nel confine più pericoloso che abbiamo in Europa, il Capo dello Stato italiano ha espresso al massimo livello possibile che la forza di un Paese e la sua capacità di sviluppo si basano su valori che più sono condivisi più esprimono solidarietà. Il messaggio da Cracovia è che l’Europa non può essere una somma di interessi nazionalisti, che la base deve essere l’unità di intenti, che i conti con la storia e i suoi orrori si fanno tutti e sempre e che una solida difesa comune europea mal si concilia con le timidezze sulla strada della integrazione.

Bisogna rendersi conto che la forza internazionale del ruolo di Mattarella nasce dalla condivisione dei valori che esprime e testimonia la solidità di una funzione al di sopra delle parti che dura più a lungo dei governi. È la voce della solidità ritrovata dell’Italia che dice all’Europa di fare un passo in avanti verso un’Europa federale. Che ricorda a tutti che bisogna uscire dal guado di un’Europa confederale che resta sovranista negli Stati e delega sopra alcune funzioni per passare a un’Europa federale dove la sovranità è condivisa ed è sopra mentre sotto ci sono le deleghe ai singoli Stati come avviene negli Stati Uniti. Noi oggi in Europa siamo nell’acqua perché non siamo usciti dall’ambiguità sui quattro livelli fondamentali che sono la moneta, la difesa esterna, l’ordine interno nei rapporti tra gli Stati e la politica estera. Abbiamo fatto la moneta ma non abbiamo messo insieme debito e bilancio. La difesa è bloccata dal ’54 e non va avanti perché la NATO non basta più e devi avere una forza tua europea che ancora non c’è perché continuano a pesare il doppio gioco francese e le incertezze tedesche unite a una evidentissima debolezza di leadership politica nazionale. Nei rapporti interni tra gli Stati non si riesce a risolvere il problema dei migranti perché hai diversi ordinamenti e molti egoismi mentre serve un vero diritto di asilo e di lavoro europei. Per misurarsi con un problema di tale intensità a causa dei focolai mondiali di guerra e della crisi demografica europea si impongono scelte condivise e anticipatrici di ordine pubblico e di politica estera perché la valanga non si blocca quando viene giù la neve, ma prima.

Sulla politica estera che è il quarto punto dei livelli fondamentali Mattarella ci ha ricordato l’importanza che l’Europa faccia in modo condiviso il suo passo in avanti perché altrimenti a bloccarsi sarà la funzionalità stessa dell’Unione europea. Perché avremo l’Europa che dà un soldo di qua e un soldo di là, dove qualcuno avrà più spazi fiscali e qualcun altro meno, dove alla fine tutti saranno meno forti e l’Europa stessa non esiste. L’intensità di questo schema forte di Mattarella, in una terra polacca solidale con il popolo ucraino ma anche con un primo ministro atlantista che parla ai suoi giovani difendendo il sovranismo nella casa europea, testimonia davanti agli occhi del mondo il ruolo fondamentale di un Presidente della Repubblica italiana che esprime i valori della nuova Europa che si misura insieme con i subbugli del mondo e lo fa dal confine più pericoloso che c’è oggi in Europa.

Smettiamola di inseguire i fantasmi e capitalizziamo sui territori del Nord del nuovo mondo, che è il Mediterraneo, il peso che il nostro Paese guadagna per la lungimiranza di queste posizioni e la credibilità di chi le espone. Facciamole valere nella cabina di comando dei Fondatori e costruiamo senza strappi la nuova Europa federale con l’Italia al centro.


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