X
<
>

Raffaele Fitto

Share
4 minuti per la lettura

Non dobbiamo cessare di essere una nazione, ma nemmeno illuderci che se rimaniamo scassati come Paese possiamo poi chiedere agli altri in Europa di cambiare. Perché se sei scassato in casa tua, non puoi chiedere nulla agli altri. Questo blocco strutturale italiano fa i conti con un declino che si è sviluppato dagli anni Novanta e riguarda tutti, ma questo non è un buon motivo per continuare a non farsene carico. Il ministro Fitto ha preso decisioni importanti che non hanno demolito, ma bensì rafforzato le strutture perché quelle di prima avevano prodotto il nulla e non si poteva continuare a fare finta di fare le cose. Il punto è che tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione dovrebbero vivere questo impegno come uno sforzo comune per fare in modo che l’amministrazione rimessa a posto funzioni sempre. Perché da questo dipende il futuro dell’Italia.

Nessuno parla dell’unica cosa seria di cui bisogna parlare. Ricostruire lo Stato e la sua macchina amministrativa. Ci lavora in silenzio il ministro per l’Europa Fitto sul capitolo delicatissimo del Pnrr e dei fondi europei, ma nessuno si preoccupa di dare una mano seria per mettere a posto la macchina per l’oggi e per il domani. Sul Pnrr come su tutto, dalla sanità alla scuola, dalla chiusura dei divari infrastrutturali alla sfida da vincere sul Mediterraneo.

Sulla capacità effettiva di fare investimenti pubblici e di mobilitarne altrettanti di privati nazionali e internazionali. Sulla capacità di attivare una macchina pubblica che faccia ricerca di base all’altezza della velocità dei tempi intrecciando università, imprese e ricerca applicata sulla manifattura del futuro. Tutti parlano di strategie europee e di geopolitica, di anniversari importanti della storia, chi più chi meno vuole dettare condizioni al mondo, il dialogo è sempre sui massimi sistemi con una prolissità e una rumorosità fastidiose.

Anche questo impossibile clima di incertezza sul 25 aprile e i suoi valori fondanti per la democrazia che siamo e per quella che saremo, pesa su questo Paese. Perché gli uni e gli altri hanno disgustosamente le loro bandierine da sventolare su quello che è l’unico punto fermo della storia democratica di questo Paese che è nata dall’antifascismo anche proprio perché ci fosse uno Stato che funzionasse. Niente da fare: politica e media se non sventolano le loro bandierine e inquinano tutto, anche la migliore crescita europea da tre anni in qua, non si danno pace. Viceversa questo Paese ha un solo vero grande problema che paradossalmente li riassume tutti e coincide con la drammatica necessità di ristrutturare l’efficienza della sua presenza pubblica in tutte le sue espressioni centrali e territoriali.

Siamo anche un po’ stanchi di questi finti primi della classe che hanno occhi e orecchie solo per il loro cortile perché la storia li condanna e la pesantezza dei problemi attuali non ammette scorciatoie. Siamo davanti al paradosso occidentale assoluto di essere l’unico grande Paese europeo non solo a non avere una crisi economica ma ad andare molto bene che, però, non è in grado di sfruttarne il potenziale enorme di fiducia che questo fatto genererebbe in modo automatico perché cassandre e dibattiti sul nulla conditi di grandeur più o meno immaginarie guastano sempre tutto. Non si sente l’impegno solenne di tutta la politica e della classe dirigente del Paese a mettere mano seriamente, parliamoci chiaro, alla riforma del sistema pubblico o per lo meno all’aggiustamento della funzionalità del sistema.

Si parla molto più di immigrazione che non di sanità e delle sue strutture pubbliche che scoppiano. Di una medicina di base inesistente per cui un medico di famiglia se hai 39 di febbre per qualche giorno di più pur di non visitarti a casa consiglia sistematicamente il ricovero. Vogliamo parlare della scuola e delle sue strutture amministrative che complicano invece di risolvere? Fermiamoci qua e lasciamo perdere! Il ministro Fitto ha preso decisioni importanti che non hanno demolito ma bensì rafforzato le strutture perché quelle di prima avevano prodotto il nulla e non si poteva continuare a fare finta di fare le cose. Il punto è che tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione dovrebbero vivere questo impegno come uno sforzo comune per fare in modo che l’amministrazione rimessa a posto funzioni per sempre in modo ordinario oltre che nell’emergenza.

Questa è la sfida cruciale da vincere per il Paese e coincide con quella di ricostruire lo Stato. Perché questo è il problema del futuro dell’Italia. Non dobbiamo cessare di essere una nazione e non dobbiamo illuderci che se rimaniamo scassati come Paese possiamo poi chiedere agli altri in Europa di cambiare. Perché se tu sei scassato in casa tua, non puoi venire a chiedere a noi di cambiare. Questo blocco strutturale italiano ha radici storiche che coinvolgono tutti. Facciamo i conti con un declino che si è sviluppato dagli anni Novanta in avanti, ma questo non è un buon motivo per continuare a non farsene carico. Anzi, è un motivo assoluto per spingere tutti a farsene carico in modo assoluto. Perché, altrimenti, chiunque vinca governerà sempre su un cumulo di macerie.


La qualità dell'informazione è un bene assoluto, che richiede impegno, dedizione, sacrificio. Il Quotidiano del Sud è il prodotto di questo tipo di lavoro corale che ci assorbe ogni giorno con il massimo di passione e di competenza possibili.
Abbiamo un bene prezioso che difendiamo ogni giorno e che ogni giorno voi potete verificare. Questo bene prezioso si chiama libertà. Abbiamo una bandiera che non intendiamo ammainare. Questa bandiera è quella di un Mezzogiorno mai supino che reclama i diritti calpestati ma conosce e adempie ai suoi doveri.  
Contiamo su di voi per preservare questa voce libera che vuole essere la bandiera del Mezzogiorno. Che è la bandiera dell’Italia riunita.
ABBONATI AL QUOTIDIANO DEL SUD CLICCANDO QUI.

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE