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Giulio Regeni

Tempo di lettura 4 Minuti

La verità su Giulio Regeni è nuda e cruda: è stato assassinato dalla polizia egiziana e l’Italia come il resto d’Europa continua a vendere miliardi di armi al dittatore Al Sisi. Nessuno isola o punisce il raìs, anzi. È inutile giraci intorno. Dieci anni fa da Tunisi, dopo la caduta di Ben Alì, andavo al Cairo per le manifestazioni anti-Mubarak, poi, crollato il raìs egiziano, in auto mi diressi a Bengasi e infine volai in Siria. Le chiamavano primavere arabe. Passato un decennio sono tornate le dittature e l’attuale raìs egiziano rifiuta di perseguire gli assassini di Regeni, nonostante le documentate indagini della procura di Roma e l’appello del presidente Mattarella. Come ha dimostrato la procura il sequestro di Regeni il 25 gennaio 2016 da parte della polizia e dei servizi egiziani è stato un inferno che è andato mostruosamente oltre il rapimento, la tortura e la barbara uccisione di Giulio, perché prolungato da omissioni, depistaggi e colpevoli menzogne. Le autorità del Cairo non solo hanno rifiutato di collaborare ma hanno creato ad arte false prove tentando di prendere in giro la diplomazia e la magistratura italiana.

Lo stesso presidente della repubblica Sergio Mattarella ieri ha detto: “L’azione della procura della repubblica di Roma, tra molte difficoltà, ha portato a conclusione indagini che hanno individuato un quadro di gravi responsabilità, che, presto, saranno sottoposte al vaglio di un processo, per le conseguenti sanzioni ai colpevoli. Ci attendiamo piena e adeguata risposta da parte delle autorità egiziane, sollecitate a questo fine, senza sosta, dalla nostra diplomazia”. Peccato che il processo si svolgerà senza gli imputati e nessuno verrà davvero punito.

Anche le autorità europee sono finalmente sono consapevoli di quanto è accaduto a Regeni. L’Alto rappresentante dell’Unione europea, Josep Borrell al consiglio dei ministri degli Esteri, ha ringraziato Luigi Di Maio per aver chiesto di discutere del caso di Giulio Regeni alla Ue, “poiché è una questione grave non solo per l’Italia ma per tutta l’Unione”. Parlando del “brutale” assassinio, Borrell ha evidenziato come da allora si sia chiesto all’Egitto di far luce sul caso e di cooperare. “Siamo solidali con l’Italia e la famiglia Regeni nella richiesta di far piena luce”, ha detto Borrell.

Ebbene dopo avere scritto nei comunicati con la maiuscola le parole Verità e Giustizia ci si aspetterebbe un comportamento conseguente sia da parte delle autorità italiane e europee. E invece no. Ecco come stanno le cose. Italia, Francia e Germania continuano a vendere armi sofisticate al Cairo e a sostenere di fatto la dittatura di Al Sisi.

L’Italia non mai ha messo fine alle relazioni con Al Sisi. Non lo ha fatto dopo il suo primo massacro (nell’agosto 2013 mille sostenitori dei Fratelli musulmani uccisi dalla polizia a piazza Rabaa del regime), né dopo il ritrovamento del corpo torturato di Regeni, il 3 febbraio 2016. Il business civile si è mantenuto stabile, quello militare è cresciuto vertiginosamente. Dai 7,1 milioni di dollari in armi italiane nel 2016 agli 871,7 del 2019.

I dati per il 2020 non sono ancora disponibili ma si preannuncia un nuovo record con la vendita di due fregate Fremm di Fincantieri da 1,2 miliardi: la prima è arrivata al Cairo il 31 dicembre, la seconda dovrebbe attraccare entro l’anno, e un pacchetto tra i 9 e gli 11 miliardi totali per 20 pattugliatori Fincantieri, 24 caccia Eurofighter Typhoon, 20 aerei addestratori M346 Leonardo e satelliti da osservazione. Con Al Sisi abbiamo in corso affari in campo militare per una oltre una dozzina di miliardi. Non male per un Paese che con l’Egitto sembrava sull’orlo della rottura insanabile delle relazioni diplomatiche.

Ma veniamo alla Francia, un Paese che ama impartire lezioni agli altri. Il presidente Macron ha appuntato la Legione d’Onore sul petto del generale Al Sisi e ha dichiarato che “la vendita di armi non può essere condizionata dai diritti umani”. Così l’11 gennaio si è svolta in pompa magna la cerimonia di consegna della prima corvetta prodotta in Egitto in collaborazione con la francese Naval Group. A questa ne seguiranno altre tre per un valore di un miliardo di euro. A bordo le navi sono equipaggiate con missili e sistemi di difesa aerea, ma si pagano a parte: 400 milioni di euro di missili della Mbda (joint venture di Eads, Finmeccanica e Bae Systems) e altri 100-200 milioni in siluri per Naval Group. Un bel giro d’affari dove gli italiani hanno pure qui una fetta di torta.

La Germania della cancelliera Merkel, sempre citata come il pilastro dell’Unione, non è da meno. Nel 2020 la Germania ha autorizzato la vendita di armi al Cairo per un valore di 725 milioni di euro. Spiccano quattro sottomarini militari già consegnati. Ma c’è di più. Molto di più. L’Egitto ha firmato con la tedesca Siemens un accordo per una rete ferroviaria ad alta velocità. Il primo treno è previsto in consegna ad agosto, poi ne arriveranno altri 22. Il costo è stellare per un Paese povero come l’Egitto: 23 miliardi di dollari destinati a servire un’élite mentre 60 milioni di egiziani vivono sotto o di poco sopra la soglia di povertà e i malati di Covid muoiono uno dietro l’altro per mancanza di ossigeno.

La democrazia italiana e europea è asservita a una sistema perverso e ipocrita che rende inutili tutti i sacrifici e svilisce i suoi presunti valori. Non avremo mai nessuna primavera, né araba né europea. Ma continueremo a scrivere le parole verità e giustizia con la maiuscola. Europei e italiani hanno delle colpe: anche in mezzo alla pandemia e alla nostra crisi di governo continuano a vendere miliardi di armi e tecnologie a un dittatore. Oggi ne discute il consiglio esteri Ue che comunque non deciderà nulla. La democrazia qui è asservita a una sistema di interessi perverso e ipocrita che rende inutili tutti i sacrifici e svilisce i suoi presunti valori. Non avremo mai nessuna primavera.


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