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Al confine tra Polonia e Bielorussia è allarme profughi

Tempo di lettura 4 Minuti

L’Europa va sempre a due velocità: Bruxelles e la Nato sono in allerta per la crisi dei migranti al confine tra Polonia e Bielorussia ma continuano a ignorare i flussi dei profughi dalla Sponda Sud che gravano sull’Italia.

Quali sono i motivi di questa crisi in atto da qualche mese? La drammatica partita sulla pelle dei migranti che si gioca al confine tra Polonia e Bielorussia rischia di diventare una trappola per Varsavia, la Nato e l’Unione europea. L’autocrate bielorusso Alexander Lukashenko ha capito che l’arma dei profughi è oggi una bomba forse più efficace delle forniture militari e della protezione che Mosca passa al regime di Minsk per restare in sella.

Quattromila migranti si sono trovano tra due fuochi, strumento involontario degli “attacchi ibridi” del dittatore Alexander Lukashenko, che li utilizza per punire l’Unione europea per le sanzioni adottate contro il Paese. Ma anche vittime del governo di Varsavia, che lungo il confine con la Bielorussa ha schierato ormai 12 mila uomini, tra militari e polizia, pur di impedire a una massa sempre più numerosa di disperati di attraversare il suo territorio per arrivare in Germania. “Siamo pronti a difendere la frontiera a ogni costo”, ha ribadito il ministro polacco della Difesa Mariausz Blaszczak.

È un confine ribollente quello tra Polonia e Bielorussia, al punto che la crisi dei migranti creata ad arte da Minsk rischia adesso di sconfinare verso scenari imprevedibili e pericolosi. La Nato è stata chiamata in causa dell’ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, oggi leader dell’opposizione al governo populista di Diritto e giustizia (Pis), perché, ha dichiarato, che l’Alleanza deve essere attenta a quanto accade e “pronta ad assistere gli alleati”. Dall’altra parte c’è Mosca che difende e giustifica il regime bielorusso. Guerra fredda ma non troppo perché si dipana sulla pelle di disperati e che evoca non solo il confronto tra Est e Ovest ma anche valori e diritti umani che l’Alleanza Atlantica e l’Unione europea si dicono sempre pronti a difendere.

nsomma una trappola gestita da Lukashenko con il beneplacito del Cremlino.
Gli sconfinamenti vanno avanti da agosto ma mai si erano visti così tanti migranti provare a entrare tutti insieme in territorio polacco: un fiume di uomini, donne e bambini in fila verso il confine “scortati” dalla polizia di frontiera bielorussa nella regione della Podlachia, nel profondo nordest del paese. Secondo un portale polacco di giornalismo investigativo, la maggior parte delle persone confluite a piedi verso il confine polacco provenivano da una manifestazione organizzata dai migranti iracheni presenti in Bielorussia.

Come può scattare la trappola? Nel momento in cui da marcia di massa si trasforma in tragedia. Varsavia ne è consapevole. «I bielorussi vogliono provocare un incidente di dimensioni significative, preferibilmente con proiettili sparati e vittime», ha dichiarato il vice ministro degli Esteri polacco, Piotr Wawrzyk. Anche se ai giornalisti in Polonia resta vietato l’accesso alla zona chiusa di 3 chilometri lungo la frontiera con il vicino, è stato quasi impossibile non accorgersi di questa massa umana fotografata a più riprese dall’alto e sorvegliata da un elicottero militare polacco.

In attesa della costruzione di un muro vero e proprio, la strategia di push-back indiscriminato, messa in atto dal governo polacco Pis finora aveva funzionato. Ma i respingimenti avevano riguardato dozzine di migranti, con questi numeri rischiano di saltare tutti gli schemi di contenimento. Esercito e polizia hanno utilizzato lacrimogeni per disperdere i migranti, mentre alcuni profughi hanno provato a sfondare le recinzioni utilizzato tronchi di alberi come arieti. Tuttavia, c’è anche chi in Polonia continua a dare prova di solidarietà nei confronti di esseri umani usati come pedine di un gioco politico imprevedibile e crudele che al momento coinvolge Varsavia, Minsk e Bruxelles. Dalle luci verdi accese all’esterno delle abitazioni dagli abitanti dei villaggi polacchi di confine per segnalare la propria disponibilità ad offrire soccorso ai migranti, passando per gli appelli firmati da personalità della cultura, c’è anche una Polonia che sembra disposta ad aiutare il prossimo, o quanto meno, pronta ad indignarsi.

Ma in ballo c’è anche dell’altro: la ventilata “Polexit” e la tensione tra Bruxelles e Varsavia sulla sovranità.  La Consulta di Varsavia aveva assetato un sonoro schiaffone all’ Unione europea con una sentenza secondo la quale la legge nazionale prevale sulla legislazione di Bruxelles. Con questo verdetto non è stata soltanto sancita la superiorità di una legge nazionale sulle norme comunitarie, ma anche i pronunciamenti stessi della Corte di giustizia dell’Ue vengono considerati una forma di interferenza. Un colpo di maglio fragoroso alla costruzione europea. Lo scontro poi è salito di livello quando la Corte europea di Giustizia ha condannato Varsavia a pagare una sanzione di un milione di euro al giorno per non aver sospeso le disposizioni relative alla Camera disciplinare della Corte suprema, un organo che secondo l’Ue limita gravemente l’indipendenza dei magistrati, influenzandone l’operato.

Adesso con migliaia di soldati schierati nella zona, Varsavia spera di poter gestire l’emergenza senza coinvolgere Bruxelles. Un eventuale coinvolgimento di Frontex potrebbe essere interpretato come un cedimento all’idea di sovranità che il Pis vuole continuare a trasmettere ai suoi elettori, dopo aver detto “no” nel 2015 al ricollocamento forzato di immigrati sul proprio territorio. Ma la crisi dei migranti al confine con la Bielorussia non può essere ovviamente ignorata dall’Unione.

In compenso Bruxelles e la Nato ci continuano a lavare le mani del flusso dei migranti dalla Libia e dalla Sponda sud del Mediterraneo lasciando che il peso dei salvataggi e dell’accoglimento pesi soprattutto sull’Italia. L’Europa, come sempre, va a due velocità e ignora il Mediterraneo come se fosse un mare d’altri.


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