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Mario Draghi durante la riunione del G7

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«L’Italia reindirizzerà le risorse che erano destinate alle forze militari afghane verso gli aiuti umanitari. Chiedo a tutti voi di unirvi a questo impegno, compatibilmente con la situazione dei vostri Paesi». È l’appello del presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel suo intervento alla riunione straordinaria del G7 in videoconferenza sull’Afghanistan, presieduta dal premier britannico Boris Johnson. Draghi nel suo discorso si è concentrato sull’evoluzione della situazione in Afghanistan, gli aiuti umanitari, la gestione dei migranti e la lotta al terrorismo.

«L’obiettivo è riuscire a concludere in sicurezza queste operazioni» di evacuazione «entro fine agosto», ha detto il premier. Per questo motivo, secondo Draghi è necessario mantenere un canale di contatto anche dopo la scadenza del 31 agosto e la possibilità di transitare dall’Afghanistan in modo sicuro. «Inoltre, dobbiamo assicurare sin da subito che le organizzazioni internazionali abbiano accesso all’Afghanistan anche dopo questa scadenza», ha ribadito.

Resta cruciale la gestione dei flussi migratori, i leader stanno discutendo con Paesi vicini, tra Paesi Ue per i ricollocamenti e altri Stati, come Regno Unito, Canada e Usa che hanno già annunciato la loro disponibilità.
Per ora però il quadro Ue sui ricollocamenti dei migranti, e le quote per Paese, resta volontario, come riconfermato anche all’ultimo Consiglio sull’immigrazione, dove non ci sono stati passi avanti in questo senso. Quindi sull’immigrazione «saremo in grado di avere un approccio coordinato e comune? Finora sia a livello europeo, sia internazionale, non si è stati in grado di farlo. Dobbiamo compiere sforzi enormi su questo», ha detto Draghi.

Mentre per quanto riguarda la lotta al terrorismo, che si teme possa trovare rifugio e rifiorire in Afghanistan, Draghi ha ribadito che «la nostra cooperazione è essenziale ed è cruciale agire in modo unitario. È fondamentale anche utilizzare tutte le leve diplomatiche e finanziarie a nostra disposizione». Per il premier è fondamentale intraprendere un dialogo a livello globale.

«Per raggiungere tutti questi obiettivi credo che il G7 debba mostrarsi unito anche nell’aprire relazioni con altri Paesi – ha detto – In questo, il G20 può aiutare il G7 nel coinvolgimento di altri Paesi che sono molto importanti perché hanno la possibilità di controllare ciò che accade in Afghanistan: la Russia, la Cina, l’Arabia Saudita, la Turchia e l’India».
Durante la riunione i leader hanno ribadito il sostegno del G7 alla popolazione afghana e il supporto alla dichiarazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dello scorso 16 agosto. In particolare, la discussione si è concentrata sul coordinamento degli aspetti operativi per l’evacuazione e sulla situazione umanitaria. Un’altra priorità è il coordinamento da tenere nei confronti del futuro governo afghano.
Su questo l’Ue continua a chiarire che l’approccio per il momento sarà solo di negoziazione per permettere l’evacuazione di quanti intendono lasciare il Paese, delle donne, bambini, staff Ue e collaboratori. «Il riconoscimento dei talebani non è sul tavolo in questo momento», ha detto la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, durante la conferenza stampa al termine della riunione del G7.

Anche il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, intervenendo ha ribadito: «È troppo presto per decidere che tipo di relazioni svilupperemo con le nuove autorità afghane. Chiediamo una soluzione politica inclusiva». Ma Michel ha anche spiegato che per portare sostegno alla popolazione afghana, «dovremo trattare con le nuove autorità». Anche secondo von der Leyen è un’ipotesi da non escludere. Allo stesso tempo, il dialogo con i talebani anche a livello solo operativo «sarà soggetto a condizioni rigorose, per quanto riguarda le azioni e l’atteggiamento del nuovo regime», ha detto Michel.

Tra le condizioni, Michel e von der Leyen, hanno ribadito che per avviare un dialogo i talebani devono garantire di mantenere la tutela dei diritti umani, in particolare delle donne, delle ragazze e delle minoranze, conquistati in quest’ultimo ventennio.

Per quanto riguarda, poi, gli obblighi internazionali dell’Afghanistan, il nuovo regime, in particolare, deve assicurare la sicurezza, la lotta contro il terrorismo, e il traffico di droga. «Non creiamo un nuovo mercato per i trafficanti di esseri umani», ha detto il presidente del Consiglio Europeo. Michel ha anche ribadito l’intenzione di voler mantenere «il flusso di rifugiati sotto controllo e le frontiere in sicurezza».

Anche la situazione dell’aeroporto della capitale afghana è stata discussa dai leader del G7. «Sarà necessario garantire la sicurezza dell’aeroporto di Kabul – ha detto Michel – per tutto il tempo necessario per completare le operazioni. È una delle questioni che abbiamo sollevato con gli Usa e gli altri partner». Nelle stesse ore in cui i talebani chiedono alla popolazione di tornare a casa e dichiarano che permetteranno solo ai cittadini stranieri di raggiungere l’aeroporto, Michel insiste: «Chiediamo alle nuove autorità afgane di permettere il libero passaggio a tutti i cittadini stranieri e afgani che desiderano raggiungere l’aeroporto». La maggior parte dello staff Ue, dei collaboratori e delle loro famiglie, circa 400 persone, sono state intanto messe in salvo. «Questo grazie al duro lavoro e alla dedizione del Servizio esterno dell’Ue, e al forte sostegno di Francia, Italia, Belgio e Spagna» ha sostenuto von der Leyen.

Per gli aiuti umanitari l’Ue sta già discutendo con l’Iran, Pakistan e l’Asia centrale e intende sostenere i Paesi vicini per l’accoglienza dei migranti e collaborare con le Nazioni Unite e l’Unhcr. «Dobbiamo aiutare coloro che sono più a rischio – donne, ragazze, bambini – e aumentare i contributi agli aiuti umanitari. La Commissione Ue quadruplicherà i fondi per gli aiuti del bilancio dell’Ue per rispondere ai bisogni urgenti degli afghani», ha detto von der Leyen. Si sta portando avanti anche un dialogo con la Cina e la Russia, hanno riferito funzionari Ue. La Russia ha, infatti, in comune con la Ue l’interesse a evitare che l’Afghanistan diventi un territorio franco per il terrorismo, così come la Cina ritiene fondamentale che il Paese resti stabile. Infine, Michel ha ribadito: «Ci saranno altre lezioni da trarre da quanto accaduto in Afghanistan. Questi eventi dimostrano che lo sviluppo della nostra autonomia strategica, pur mantenendo le nostre alleanze più forti che mai, è della massima importanza per il futuro dell’Europa».


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