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Una dose di vaccino AstraZeneca

Tempo di lettura 3 Minuti

Fra ritardi nelle consegne e stop cautelativi, AstraZeneca si conferma l’anello debole di una campagna vaccinale che in Europa stenta a decollare, spingendo sempre più in là nel tempo il ritorno alla normalità dopo l’incubo del Covid. L’ultima vicenda che vede protagonista l’azienda farmaceutica anglo-svedese riguarda i dati sull’efficacia del siero.

MENO EFFICACE

Il caso si è aperto con una nota diramata dall’Istituto nazionale per le malattie infettive e le allergie statunitense, nella quale è stata espressa «preoccupazione» sul fatto che «AstraZeneca abbia potuto includere informazioni obsolete che possano aver fornito una stima incompleta dell’efficacia». Nessuna smentita di rito da parte della società, che si è anzi impegnata a fornire quanto prima risultati più aggiornati rispetto a quelli recapitati a Washington il 22 marzo. La risposta è arrivata ieri: con un taglio del 3% della stima sulla prevenzione delle infezioni da Sars-Cov2, dal 79 al 76%. Nel dettaglio, l’analisi ha rilevato 190 casi sintomatici sui 32.449 partecipanti allo studio, 49 in più rispetto ai dati comunicati in precedenza. Il dato sale all’85% negli adulti di età pari o superiore a 65 anni, mentre resta confermata l’efficacia al 100% nei confronti delle forme gravi di Covid. «Il vaccino è stato ben tollerato – ha fatto sapere l’azienda – e non sono stati identificati problemi di sicurezza». 

SICUREZZA

Precisazione che si collega al problema dei possibili effetti avversi. Dopo lo stop cautelativo imposto in numerosi Paesi europei – fra cui l’Italia – l’Ema ha chiarito che i benefici del siero superano di gran lunga i rischi, dando il via libera alla ripresa delle inoculazioni. E, tuttavia, sulla temuta correlazione con gli episodi di trombosi (talvolta fatali) in alcuni somministrati non si è ancora fatta pienamente luce. L’Agenzia europea del farmaco ieri ha fatto il punto sulla questione, annunciando per il 29 marzo la convocazione di un gruppo di esperti «per fornire un contributo aggiuntivo alla valutazione». Consulenti esterni in ematologia (trombosi ed emostasi), medicina cardiovascolare, malattie infettive, virologia, neurologia, immunologia ed epidemiologia si incontreranno per fornire le loro opinioni al Comitato di farmacovigilanza dell’Ema (Prac) su aspetti quali meccanismi d’azione, possibili fattori di rischio e qualsiasi dato aggiuntivo necessario per acquisire una più profonda comprensione degli eventi osservati e del potenziale rischio. In attesa dei risultati resta valida l’ultima revisione del Prac, nella quale si afferma che il vaccino non risulta associato a un aumento del rischio complessivo di trombosi. Ma le diffidenze permangono, in particolare nel nord Europa. Giusto ieri la Danimarca ha esteso per tre settimane la sospensione della somministrazione di AstraZeneca nonostante le rassicurazioni dell’Ema sulla sicurezza del siero sviluppato a Oxford.

I RITARDI

Attorno ad AstraZeneca, inutile dirlo, si gioca gran parte della campagna vaccinale europea. Nel prossimo trimestre, ha spiegato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nell’Ue dovrebbero confluire complessivamente 360 milioni di dosi: 200 milioni di Pfizer, 55 milioni da Johnson, 35 milioni di Moderna e 70 milioni dall’azienda franco-svedese, 110 milioni in meno rispetto alle 180 previste dal contratto sottoscritto da Bruxelles. E l’Italia? Entro settembre, secondo gli accordi europei, al nostro Paese dovrebbero arrivare 40 milioni di fiale AstraZeneca. Salvo ulteriori ritardi. Per il primo trimestre di quest’anno erano attese 5.352.250 dosi mentre, al momento, ne sono state consegnate oltre 2.744.000, ne mancano quindi ancora circa 2.600.000 dosi. Entro il 30 giugno 2021 la società si è impegnata a consegnarci altre 10.042.500 dosi, mentre ulteriori 24.771.250 dovrebbero arrivare entro il terzo trimestre dell’anno. Intanto l’azienda ha chiesto all’Ema di autorizzare la produzione del siero anti Covid all’interno del suo stabilimento di Halix, in Olanda, specificando che una rapida approvazione potrebbe portare alle prime consegne nell’Ue entro la fine del mese. «L’Ema sta ora procedendo con una rapida valutazione in vista dell’aggiornamento dell’autorizzazione all’immissione in commercio con una procedura accelerata questa settimana», ha detto la Commissaria europea alla Salute Stella Kyriakides. «Se il processo va liscio come previsto – ha aggiunto – speriamo di vedere le consegne da questo sito di produzione già questo mese». 


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