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L'alluvione in Germania

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In un prossimo futuro il meteo potrebbe spaccare l’Unione europea più delle ondate sovraniste e populiste. La crisi climatica divide in due l’Europa.

Nei paesi del Mediterraneo l’aumento delle temperature ha effetti più gravi che nel nord, aumentando le disparità economiche e minacciando la tenuta dell’Unione europea. Il nord del continente, come dimostrano i fatti recenti, dovrà affrontare alluvioni e incendi, anche se il riscaldamento dovesse rimanere entro gli 1,5 o 2 gradi in più rispetto alla media precedente all’era industriale, i limiti previsti dagli accordi di Parigi.

Ma il sud sarà martellato dalla siccità, dal surriscaldamento delle città e dal declino dell’agricoltura, che approfondiranno una delle principali spaccature dell’Unione europea.

Queste sono le conclusioni di un’inchiesta basata su più di cento articoli scientifici, interviste con climatologi e una bozza del prossimo rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) delle Nazioni Unite, un documento di 4.200 pagine che contiene la valutazione scientifica più avanzata degli effetti della crisi climatica sul nostro mondo.

La versione preliminare del rapporto dell’Ipcc, che dovrebbe essere pubblicato nel 2022, prevede un secolo di sconvolgimenti climatici, soprattutto nei paesi poveri. I principali esperti di clima avvertono che miliardi di persone sono a rischio di scarsità cronica di acqua e decine di milioni sono minacciate dalla fame e che le terre vicino all’equatore diventeranno inabitabili per il caldo se non si prendono provvedimenti per difenderci dagli shock climatici e ridurre rapidamente le emissioni di gas serra.

Ma anche l’Europa non è al sicuro. Gli studi più recenti mostrano che ogni parte dell’Europa cambierà, specialmente se non si prendono contromisure adeguate, e che questi sconvolgimenti amplificheranno le disparità già esistenti, con profonde conseguenze per il progetto politico continentale. L’Europa è destinata a diventare un continente caldo. Anche se i nordeuropei dovranno affrontare aumenti meno significativi devono cominciare a pensare come i meridionali: gli edifici progettati per trattenere il calore d’inverno fanno la stessa cosa in estate.

La buona notizia, almeno per una parte degli agricoltori europei, è che il cambiamento climatico creerà dei vincitori. Inverni più caldi, stagioni di crescita più lunghe e più precipitazioni faranno sì che alcune parti d’Europa, soprattutto nel nord, produrranno di più rispetto a oggi. Ma per altre parti del continente un mondo più caldo sarà un disastro.

Il cambiamento climatico traccerà una cortina della pioggia attraverso l’Europa. Le latitudini più elevate diventeranno più umide, mentre il sud si prosciugherà. Le siccità saranno più frequenti ed estreme, diffondendosi tra le pianure dell’Europa meridionale e centrale. A 2 gradi di riscaldamento il 9 per cento della popolazione europea potrebbe ritrovarsi in competizione per riserve idriche insufficienti.

Secondo l’Ipcc in Europa meridionale più di un terzo della popolazione avrà meno acqua di quanta gliene serve. Se la temperatura aumenterà di 3 gradi, le regioni europee afflitte dalla siccità passeranno dal 13 al 26 per cento. Le aree affacciate sul Mediterraneo saranno le più colpite: nei casi più estremi la porzione di territorio regolarmente afflitta da siccità si espanderà dal 28 al 49 per cento. I periodi aridi saranno anche più lunghi: quasi metà di ogni anno, rispetto ai due mesi di oggi. In alcune parti della penisola iberica la siccità potrebbe durare più di sette mesi all’anno.

Il calo delle precipitazioni renderà più difficile molte colture di base in Europa meridionale. Gli agricoltori vedranno le colture tradizionali fuggire verso nord di fronte all’avanzata del Sahara, che sta già scavalcando il Mediterraneo. A 2 gradi di riscaldamento la biosfera agricola cui siamo abituati si sposterà verso nord a una velocità compresa tra i 25 e i 135 chilometri ogni dieci anni. La resa del grano nell’Europa meridionale, coltivato da migliaia di anni, calerà del 12 per cento, mentre al nord crescerà del 5 per cento. Negli scenari più estremi la produzione di grano al sud crollerà addirittura della metà. Ma anche a 1,5 gradi sarà quasi impossibile coltivare il mais in gran parte della Spagna, della Francia, dell’Italia e dei Balcani senza ricorrere all’irrigazione.

Un giorno i migliori pomodori potrebbero essere quelli tedeschi, una catastrofe culturale per l’Italia. Gli agricoltori più previdenti stanno cercando di trattenere l’acqua sui loro terreni costruendo piccole dighe o piantando alberi. Ma quando sulle sponde del Mediterraneo la carenza d’acqua diventerà cronica queste soluzioni non funzioneranno più. Già oggi in tutto il continente i terreni agricoli aridi vengono abbandonati.

Nel 2018 la Corte dei conti europea ha stabilito che tre quarti della Spagna sono a rischio di desertificazione. Mentre nel nord, sempre più assolato e piovoso, il valore delle terre aumenterà di circa il 9 per cento per ogni grado di temperatura in più. Se le tecniche di coltivazione non saranno adeguate al nuovo clima, in gran parte della Spagna, della Francia meridionale, dell’Italia e della Grecia il valore delle terre ristagnerà o calerà nei prossimi ottant’anni. La riduzione di gran lunga più forte sarà in Italia, attualmente uno dei maggiori produttori agricoli europei. Fuori dalle zone aride del sud gli agricoltori potrebbero entrare in un’età dell’oro. Mentre al sud l’agricoltura appassirà, in Irlanda, Danimarca e Paesi Bassi i coltivatori si riempiranno le tasche.

Neanche a casa saremo più al sicuro. Il calore, l’aridità e le precipitazioni estreme espanderanno le aree a rischio di alluvioni e incendi, mettendo in pericolo le vite e le proprietà di milioni di persone. L’aria calda trattiene più acqua. Le previsioni suggeriscono che entro la fine del secolo la maggior parte dell’Europa registrerà fino al 35 per cento in più di tempeste estreme, soprattutto al nord. Se il riscaldamento andrà oltre 1,5 gradi, circa cinque milioni di europei saranno colpiti da inondazioni ogni anno invece che una volta al secolo.

I danni delle inondazioni costiere potrebbero aumentare di dieci volte entro la fine del secolo, sostiene l’Ipcc. E mentre alcune parti d’Europa annegano, altre bruceranno. Nel 2018 gli incendi hanno distrutto 178mila ettari nell’Unione europea, spingendosi fino all’Artico. Per essere un continente così ossessionato dalle sue divisioni, l’Europa ha fatto ben poca attenzione al modo in cui il cambiamento climatico sta aggravando una delle sue più grandi spaccature. L’Ipcc e la Commissione europea avvertono che la crisi climatica approfondirà la disuguaglianza tra nord e sud.


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