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Servirà quasi un secolo e mezzo per raggiungere la piena parità fra uomini e donne. La pandemia pesa come un macigno sul gender gap, allungando i tempi per il superamento del fenomeno, che passano da 99,5 a 135,6 anni, 36 in più rispetto alle previsioni del pre Covid. Il calcolo è inserito nel Global gender gap Report 2021 del World economic forum (Wef).

Migliora la situazione in Italia, che sul fronte della parità fra i sessi, passa dal 76eismo al 63esimo posto su 156 Paesi. Ma si registra un peggioramento sul fronte della “partecipazione” femminile e su quello delle opportunità offerte dal punto di vista economico.

Ai primi posti ritroviamo l’Islanda, la Finlandia, la Norvegia e, a seguire, la Nuova Zelanda, la Svezia, la Namibia, il Rwanda, la Lituania.

Al nono e decimo posto rispettivamente l’Irlanda e la Svizzera. A livello globale, per le donne il Covid ha rappresentato un gigantesco passo indietro: hanno perso posti di lavoro a tassi più alti (5% contro il 3,9% tra gli uomini), in parte a causa della loro rappresentazione sproporzionata nei settori direttamente penalizzati dai lockdown, come quello dei consumi. Il report ricorda anche il caso degli Stati Uniti dove le donne provenienti da gruppi etnici storicamente svantaggiati sono state le più colpite.

l peggioramento del quadro nel 2021 è in parte attribuito a un crescente divario politico di genere in diversi Paesi con una popolazione numerosa. Nonostante oltre la metà dei 156 paesi registri un miglioramento, le donne detengono ancora solo il 26,1% dei seggi parlamentari e il 22,6% delle posizioni ministeriali nel mondo.

Ai ritmi attuali, il divario politico di genere dovrebbe impiegare 145,5 anni per essere colmato, rispetto ai 95 anni dell’anno scorso. In termini percentuali, si tratta di un aumento di oltre il 50%. A colmare il divario economico di genere – in cui l’Italia si colloca al 114esimo posto – ci vorranno invece 267,6 anni per colmarlo. Il lento progresso, spiega il Rapporto, è dovuto al fatto che persistono le disparità di reddito e poche donne sono rappresentate in posizioni manageriali.

Vanno meglio dal punto di vista dell’istruzione e della salute. Nell’istruzione, mentre 37 Paesi hanno raggiunto la parità di genere, ci vorranno altri 14,2 anni per colmarlo completamente ma in Italia siamo ancora al 55esimo posto.

Nella salute, oltre il 95% di questo divario di genere è stato superato: da segnalare però che il nostro paese scivola ad un preoccupante 118esimo. Perché le donne sono tornate così indietro a causa della pandemia?

Il Wef ricorda che in tempi di lockdown le responsabilità di lavoro domestico, di cura dei bambini e degli anziani sono ricadute in modo sproporzionato sulle donne, contribuendo a livelli più alti di stress e a livelli più bassi di produttività.

Non solo, ma mentre il mercato del lavoro si sta riprendendo, le donne però vengono assunte a un ritmo più lento e hanno anche meno probabilità di essere assunte per ruoli di leadership.

«La pandemia ha avuto un impatto fondamentale sull’uguaglianza di genere sia sul posto di lavoro che in casa, facendo arretrare anni di progressi- ha spiegato Saadia Zahidi, dg del Wef – se vogliamo un’economia futura dinamica, è vitale che le donne siano rappresentate nei lavori di domani. Ora, più che mai, è cruciale focalizzare l’attenzione della leadership, impegnarsi su obiettivi precisi e mobilitare le risorse. Questo è il momento di incorporare la parità di genere nella ripresa».


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