X
<
>

La sede Rai di via Teulada

Tempo di lettura 5 Minuti

Saranno trent’anni che sono condannato a scrivere lo stesso pezzo: in Italia non esiste servizio pubblico per la pubblica informazione ma soltanto un servizio privato per la privata comunicazione. La comunicazione non è l’informazione. E viceversa.

L’informazione sta alla comunicazione come i passeggeri stanno al treno. Corrono treni colorati, velocissimi e sferraglianti con dentro nulla e milioni di passeggeri attendono vanamente sulla banchina di potere viaggiare sulla conoscenza dei fatti amministrati in maniera onesta,

Non riapriamo per carità la questione delle linee editoriali per ripetere che ognuno ha la sua e che Rai Tre è di sinistra come Rai Due era prima socialista e poi leghista e poi forse pentastellata mentre Rai Uno tocca chi tocca, dipende da chi fa banco.

Già questo sarebbe gravissimo perché sempre vero, ma in più si è aggiunta anche la televisione privata. E devo dire che in tutta onestà Mediaset fa sforzi titanici per offrire rappresentanza a quelli che dovrebbero essere gli avversari politici dell’area berlusconiana forse per un certo complesso di ghettizzazione.

Pochi giorni fa Alessandro Sallusti, che da un giorno all’altro è sparito dal Giornale per ricomparire su Libero, ha scritto un articolo in cui sosteneva che a destra in Italia tutti cercano di sembrare di sinistra, non nel senso che si danno al socialismo sfrenato ma che non si vogliono far scavalcare su argomenti come quelli che sembrano essere diritti civili, tra cui il famoso disegno di legge Zan, ormai un laboratorio di ogni ipocrisia.

Ma Rai e La 7 fanno a gara per mantenere recinti stretti dei “corrail” in cui entrano solo i Mustang della scuderia, ragion per cui dalla Gruber tu vedi Travaglio e sai che quello non è un’ospite ma un editore che dice quel che gli pare, ma più che altro dà la linea.

Infatti Lilli Gruber che pure abbiamo conosciuto come una persona di ampie vedute, vive in un acquario in cui navigano sempre gli stessi guru. Ecco così che Matteo Salvini alla fine vince a mani basse proprio grazie a questi giochi furbissimi, perché è l’oggetto dell’acrimonia ma anche del desiderio, cosa che lui sa benissimo e che manovra con successo sicché si è creata una complicità per cui tu vedi Salvini ovunque funzionante come un orologio svizzero, mentre ogni altro parere è annebbiato, reso inutile, spesso ridicolo o comunque non benvenuto.

Talvolta le persone che dirigono questi show sono amici di persone con cui si ha confidenza da anni ma se li togli il risultato è desolatamente sempre lo stesso forse addirittura è peggiore. È un punto per uscire dall’angustia delle generiche parole e senza fare la classifica coi punteggi dei cattivi e dei pessimi suggerisco tutti i lettori quali certamente hanno una parabola e quindi l’accesso alle news non soltanto americane ma anche inglesi francesi tedesche e anche russe Russia Today e ci metto anche Al-Jazeera in inglese e in italiano fino ai polacchi e ai francesi agli svizzeri, per andare a ficcanasare un po’ in quel che succede in casa altrui.

Non intendo certo dire che la televisione russa primeggia nell’informazione libera e multipla ma proprio per questo non va vista come tutte le altre televisioni anche se non si parla e non si capisce una parola della lingua di Tolstoj. Il fatto è che nelle televisioni consolidate di importanti non solo su CNN, Fox new, Bbc e tutte le altre più note, le notizie non vengono somministrate da un redattore di che le legge sul gobbo e che recita sbagliando intonazione perché mette l’enfasi dove non ci andrebbe senza accorgersi che ci voleva un punto fermo.

Questo accade soltanto in Italia nelle grandi televisioni dei paesi abituati all’informazione lo stesso spazio da cui escono le notizie e contemporaneamente condiviso da uno o più persone che rappresentano di volta in volta opinioni talvolta opposte, talvolta prossime, ma comunque opinioni. Si assiste ad alcuni scontri veloci in tempi rapidi senza concedere fronzoli virgola e lo spettacolo delle news e lo show della comunicazione. Intendo dire che l’informazione viaggia suscitando in chi la assorbe sia le nozioni che le emozioni connesse.

La questione emozionale è essenziale. E facile come rubare un gelato a un bambino creare un ambiente emotivamente favorevole o emotivamente opposto a qualcuno OA qualcosa, infarcire il parterre di compari della stessa bocciofila e infilarci di straforo qualche forestiero l’idea diversa o da sottomettere, o da ricondurre alla ragione punto fateci caso, i nostri programmi cosiddetti di approfondimento sono per lo più, con parecchie eccezioni e modulazioni e anche gradi di qualità il negabili, ma per lo più sono delle sale da box truccate punto il trucco sta nel non mostrare insieme lo stato della verità dei fatti con le solite tabelle, documentazioni filmate, ingresso di esperti con opinioni e opinionisti che abbiano il tempo necessario per quanto sintetico di esprimere punti di vista e significati comprensibili e rispettati.

L’ho detto, è vero che ci sono delle eccezioni, ma la tendenza e quella di diverse forme di dittatura televisiva in piantagioni o orticelli già recintati. Ci sono trasmissioni e parterre in cui mai entrerà uno dell’altra parte e ci sono altri altre recinzioni e orticelli in cui la monotonia segue un corso parallelo. Ma lo stato della confusione resta altissimo e lo si è visto in tutta la durata delle Covid perché pur di non dare un’informazione corretta e non corrotta, le televisioni hanno scelto di prendere una posizione preconcetta piuttosto che l’altra, chiusure contro aperture, morti contro commercianti.

E hanno ben dosato i loro alchimismi in modo da impedire qualsiasi movimento di idee promosso dalla conoscenza. Invettive, temi politicamente corretti, finti duelli come quello tra Enrico Letta e Matteo Salvini in ogni salsa possibile immaginabile perché quel che conta alla fine e ciò che si leggerà al mattino dopo negli appositi siti auditel dove ciascuno fa a misurarsi col bilancino quanta percentuale ha incassato. E di conseguenza quanto vale il suo spazio rispetto alle inserzioni pubblicitarie. Tutto ciò va benissimo perché la televisione è fatta di spazi pubblicitari il quali garantiscono la libertà proprio perché sorreggono le televisioni che ne hanno bisogno e non potrebbero vivere altrimenti.

Ma la voracità dell’ indice di ascolto supera di gran lunga qualsiasi etica e la partigianeria delle piccole frazioni di bocciofile prevale su ogni qualità di un servizio pubblico. Ovviamente un servizio è pubblico quando è destinato al pubblico non soltanto quando proviene da un ente come la Rai che per sua natura è servizio pubblico benché nutrita di pubblicità, dal momento che tutti ne paghiamo il canone punto una storia così vecchia e triste che viene la nausea a rivangare la punto ma anche le altre televisioni, poiché si rivolgono al pubblico, sono altrettanto pubbliche, benché private.

Lo stato dell’arte attuale dell’informazione della comunicazione televisiva e sceso ulteriormente e questa discesa purtroppo compagnia anche lo smarrimento della memoria della liberal democrazia così come un giorno anche se in completamente, fu. Sappiamo che dire a scrivere leggere queste parole è del tutto inutile ma c’è sempre la speranza che qualcosa possa cambiare in meglio.


La qualità dell'informazione è un bene assoluto, che richiede impegno, dedizione, sacrificio. 
Il Quotidiano del Sud è il prodotto di questo tipo di lavoro corale che ci assorbe ogni giorno con il massimo di passione e di competenza possibili.
Abbiamo un bene prezioso che difendiamo ogni giorno e che ogni giorno voi potete verificare. Questo bene prezioso si chiama libertà. 
Abbiamo una bandiera che non intendiamo ammainare. Questa bandiera è quella di un Mezzogiorno mai supino che reclama i diritti calpestati ma conosce e adempie ai suoi doveri.  
Contiamo su di voi per preservare questa voce libera che vuole essere la bandiera del Mezzogiorno. Che è la bandiera dell’Italia riunita.
ABBONATI AL QUOTIDIANO DEL SUD CLICCANDO QUI.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA