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L’Unione europea si avvicina all’appuntamento con la Conferenza sul clima di Glasgow (31 ottobre-12 novembre) con la sensazione di essersi portata avanti con i compiti, almeno sul fronte delle emissioni di carbonio.

Nel 2020, secondo quanto affermato dalla Commissione Ue nello State of the energy union 2021, “le emissioni di gas a effetto serra dell’Ue (compreso il trasporto aereo internazionale) risultano diminuite del 31% rispetto al 1990 a causa dell’impatto della pandemia sul consumo di energia, ma anche per via delle continue tendenze alla decarbonizzazione” e nello stesso anno “per la prima volta, le energie rinnovabili hanno superato i combustibili fossili come principale fonte energetica dell’Ue”.

Stando al rapporto le rinnovabili hanno rappresentato il 38% dell’elettricità prodotta nell’Ue lo scorso anno, mentre i combustibili fossili e il nucleare si sono fermati rispettivamente al 37 e al 25%. “Gli ultimi dati disponibili – si legge ancora – indicano che il consumo di energia primaria dell’Ue è diminuito dell’1,9% e il consumo finale di energia dello 0,6 per cento nel 2019 rispetto al 2018”.

La dipendenza, spiega il report, “dalle importazioni nette di energia dell’Ue ha raggiunto il 60,6% nel 2019 rispetto al 58,2% nel 2018 e al 56% nel 2000: il livello più alto degli ultimi 30 anni”. Nel 2020 sono inoltre diminuiti i sussidi ai combustibili fossili, che si sono attestati a 52 miliardi rispetto ai 56 miliardi dell’anno prima. «Ciò – ha osservato la Commissione – è dovuto al calo dei consumi a causa delle restrizioni legate al Covid 19».

Ad oggi, «nove Stati membri hanno eliminato gradualmente il carbone, tredici hanno assunto impegni nazionali in tal senso entro una certa data, quattro stanno valutando date possibili e solo uno non ha ancora avviato discussioni nazionali su un’eliminazione graduale». I prezzi dell’energia, poi, “hanno oscillato sensibilmente”, quando l’economia “si è contratta a causa della crisi di Covid 19 per poi iniziare a riprendersi.

La tendenza al ribasso che si è verificata durante la pandemia «è stata bruscamente invertita» e «i prezzi dell’elettricità all’ingrosso sono aumentati del 230% su base annua con un aumento moderato sull’impatto sui prezzi al dettaglio fino a settembre 2021 (+11% nella media Ue)».

«Ciò – è la conclusione della Commissione – è stato in gran parte determinato dall’aumento dei prezzi del gas che ha avuto un effetto sul prezzo dell’elettricità nove volte maggiore dell’effetto dell’aumento del prezzo del carbonio osservato nello stesso periodo».

Di energia ha parlato la commissaria Ue Kadri Simson al termine del Consiglio straordinario a tema andato in scena ieri in Lussemburgo. «Ogni Stato – ha detto – può scegliere il proprio mix e definire il proprio percorso verso la decarbonizzazione. Il nucleare è riconosciuto come fonte a basso impatto di emissioni ma ci sono opinioni divergenti per quanto riguarda le scorie». La Commissione, ha continuato, «sta esaminando i risultati del Centro comune di ricerca. Non posso anticipare al proposta alla commissione sta lavorando. Il mix energetico ha bisogno di più rinnovabili ed energia pulita e parallelamente avremo bisogno di una fonte stabile in questa fase transitoria, come il nucleare e il gas naturale».


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