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Gas e agroalimentare, le due fiche della partita dell’inflazione. Rialzo delle materie prime energetiche e agricole – ha infatti sottolineato ieri l’Istat nel rapporto annuale 2022 – e le tensioni geopolitiche associate al conflitto russo-ucraino rappresentano fattori critici per l’economia italiana. Lo scenario resta cupo, con previsioni di ulteriori rincari.

E da Bruxelles arriva l’allarme che un carrello della spesa sempre più pesante possa spingere i consumatori a cambiare stili alimentari, orientando gli acquisti su prodotti meno cari. E di minor qualità.

Una denuncia che da tempo ha lanciato Coldiretti, che ha chiesto maggiori controlli per evitare che l’alibi della carenza di materie prime possa coprire l’ingresso indiscriminato di cibi realizzati senza seguire i rigidi standard europei e italiani in particolare. Se la sicurezza alimentare per i Paesi più fragili si identifica con mancanza di cibo e carestia, per l’Italia e la Ue è invece il rischio di perdere quei livelli raggiunti dopo anni di impegno.

LA FIAMMATA DEI PREZZI

La fotografia scattata dall’Istituto di Statistica mette in evidenza come la produzione agroalimentare italiana dipenda per oltre il 22% dagli approvvigionamenti esteri, in particolare per alcune materie prime come cereali e fertilizzanti, dei quali Russia e Ucraina sono tra i principali produttori. E dall’impennata dei costi di gas e cibo deriva lo shock su prezzi e forniture dell’intero settore produttivo, con un pesante impatto sui beni di largo consumo.

«Gli aumenti delle quotazioni delle materie prime, in particolare quelle energetiche, iniziati nel corso del 2021 hanno determinato – ha detto il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo -una spinta senza precedenti nei costi di produzione e una fiammata inflazionistica di intensità pari a quella dei primi anni Ottanta». Per ora sono stati investiti i comparti più direttamente legati alla crescita dei prezzi delle commodity, ma l’onda si espande.

I prezzi di petrolio e gas, nei primi mesi del 2022, si sono attestati, rispettivamente, a 1,6 e 6,8 volte il livello medio del 2019. Stesso trend per le materie prime agricole, con il prezzo del grano quasi raddoppiato rispetto al periodo precedente la pandemia, quello dei fertilizzanti superiore di 3 volte. E i beni alimentari costano attualmente il 9% in più.

La forte dipendenza aggrava il quadro. Il presidente dell’Istituto ha ricordato che il comparto agro-alimentare, che da solo rappresenta circa il 10% dell’export, dipende per oltre un quinto da input produttivi di origine estera. La situazione dell’agricoltura, il cui valore aggiunto è sceso sia nel 2020 che nel 2021, viene perciò bollata come «particolarmente critica». All’impatto della guerra in Ucraina si è aggiunta l’emergenza climatica tra siccità e maltempo.

LA CORSA DEI LISTINI DELLE COMMODITY

Anche per il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, a pesare sul tasso di inflazione, che ha superato l’8%, ci sono gli effetti diretti e indiretti di prezzi energetici e beni alimentari.

Una fiammata che, secondo la denuncia del Codacons, si comincia a far sentire sulla produzione industriale, con i beni di consumo calati dello 0,7% rispetto a maggio e avviati su una china discendente. E aumentano i poveri, triplicati, secondo l’Istat, passati infatti tra il 2005 e 2021 da 1,9 a 5,6 milioni.

Intanto a livello mondiale non si ferma la corsa dei listini delle commodity. Dall’indice aggiornato a giugno della Fao, pubblicato ieri, si rileva un lieve calo, ma l’aumento nell’ultimo anno resta comunque del 23%.

A tirare la volata – sottolinea la Coldiretti nella sua analisi – sono i prezzi dei cereali, cresciuti del 27,6% rispetto a giugno 2021, mentre i lattiero caseari salgono del 24,9%, lo zucchero dell’8,9%, la carne del 12,6% e i grassi vegetali sono balzati del 34,3% anche per il crollo delle spedizioni di semi di girasole dall’Ucraina, grande esportatore, e per la sospensione delle vendite da parte dell’Indonesia, primo produttore mondiale.

A pesare sull’andamento delle quotazioni sono gli effetti della guerra in Ucraina – ha aggiunto Coldiretti – ma anche le previsioni sul calo del raccolto di cereali Ue, che l’anno prossimo dovrebbe essere inferiore di oltre il 2% rispetto a quest’anno a causa della siccità. Un report della Commissione europea ha comunque rassicurato sulla disponibilità di cibo. Anche se l’aumento dei costi, dall’elettricità ai fertilizzanti e agli altri input, sta mettendo sotto pressione gli agricoltori.

I PAESI FRAGILI

Grazie ai nuovi terreni resi disponibili per le coltivazioni, nella Ue dovrebbero aumentare gli ettari investiti a colture proteiche (+6%) e a girasole (+7,8%). A rischiare per l’ondata di rincari sono però 53 Paesi fragili del pianeta, dove la popolazione spende almeno il 60% del proprio reddito per l’alimentazione. Con l’unica via di uscita di fuggire dalla fame. I risultati già si rilevano nel nostro Paese con un consistente aumento dei flussi migratori.

La guerra in Ucraina – ha ribadito la Commissione nelle sue previsioni di breve termine per i mercati agricoli – continua a rappresentare una grave minaccia per la sicurezza alimentare. Ma su questo fronte non si vedono spiragli. La Russia lancia messaggi distensivi sullo sblocco delle forniture alimentari, con il ministro Lavrov che continua a ribadire la disponibilità ai colloqui per l’export di cereali, poi però si intensificano i bombardamenti dei campi di grano ucraini. Un tragico balletto che non sembra avere più fine.​


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