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L’Abi e l’Ance scrivono al Governo perché intervenga sul super-bonus edilizio, una misura che presenta molte lacune

Lo stop ai crediti del superbonus, deciso per prima da Poste, scatena la reazione dell’Abi (Associazione bancaria italiana) e dei costruttori dell’Ance. Scrivono al governo sollecitando un intervento immediato per sbloccare le cessioni, altrimenti sarà crisi di liquidità per migliaia di aziende. «Oramai da mesi -si legge nell’appello – migliaia di cittadini e imprese hanno fatto affidamento su misure di incentivazione indirizzate verso l’efficientamento energetico e sismico nonché per altre attività connesse al nostro patrimonio immobiliare».

In particolare, scrivono i presidenti delle due associazioni, Patuelli (Abi) e Brancaccio (Ance), occorre scongiurare al più presto una pesante crisi di liquidità per le imprese della filiera che rischia di condurle a gravi difficoltà a causa di crediti fiscali maturati e che in questo momento non è più possibile cedere, visti anche i limiti delle capienze fiscali.

Abi e Ance chiedono quindi una misura tempestiva e di carattere straordinario che consenta agli intermediari di ampliare la propria capacità di acquisto utilizzando una parte dei debiti fiscali raccolti con gli F24, compensandoli con i crediti da bonus edilizi ceduti dalle imprese e acquisiti dagli intermediari. Questa soluzione, scrivono i presidenti di Abi e Ance, permetterebbe agli intermediari di ampliare la loro capacità di acquisto di crediti certi e verificati dagli intermediari stessi, al momento non utilizzabili.

SUPER-BONUS EDILIZIO: LE LACUNE NEI MECCANISMI

Il governo, attraverso le parole del ministro Giorgetti in commissione, garantisce l’intervento, ma certo la situazione è complessa dopo le recenti sentenze della Corte di cassazione che hanno evidenziato lacune nel meccanismo di cessione dei crediti edilizi. Il risultato è che molti intermediari, a cominciare da Poste Italiane, hanno sospeso il servizio di acquisto dei crediti di imposta. Si limitano a smaltire i contratti in essere.

Per Poste c’è anche la sentenza della Cassazione. Qui è stato chiarito che i crediti sequestrati ai ricorrenti (Poste Italiane, Cassa depositi e prestiti, Illimity Bank, Groupama e Banco Desio e della Brianza) devono essere considerati «cosa pertinente al reato».

A questo punto il meccanismo di cessione dei crediti edilizi perde anche l’ultimo tassello che vedeva in Poste l’unica possibilità per le prime cessioni, ossia quelle dirette da parte del beneficiario. Quindi ci saranno conseguenze su chi aveva già avviato un intervento di superbonus 110% o altri bonus edilizi. A poco sono servite le ultime modifiche dei due decreti Aiuti che intendevano riaprire il mercato dando alle banche la possibilità di rivendere i crediti ai propri clienti professionali, limitando la responsabilità solidale ai casi di dolo e colpa grave.

Il problema dovrà essere dunque risolto in fretta dal governo per evitare problemi sociali ed economici nel settore costruzioni, come evidenziano Abi e Ance.

SUPER-BONUS EDILIZIO OLTRE LE LACUNE: LE SPECULAZIONI IN ATTO

L’Esecutivo sta valutando soluzioni tenendo anche conto che nel 2023 l’aliquota della detrazione del superbonus scenderà, anche se non è chiaro in che modalità e per quali categorie di beneficiari.

Inoltre le banche, per via dell’aumento dei tassi d’interesse, anche accettando la cessione del credito faranno condizioni meno interessanti. «È in corso una speculazione pazzesca». Ha detto il presidente dell’Ance, Federica Brancaccio: «Se prima il credito al 110% veniva acquistato in media al 102%, ora si arriva anche all’85%. Chi compra specula. Serve un segnale, altrimenti si faranno saltare migliaia di imprese».

IL REPORT MENSILE DI ENEA

Il report mensile di Enea, che fotografa la situazione degli incentivi per l’efficientamento energetico degli edifici, mostra che a fine ottobre gli investimenti hanno superato i 55 miliardi di euro, per un totale di poco più di 60 miliardi di detrazioni previste a fine lavori. L’incremento rispetto al mese precedente è di 3,8 miliardi di investimenti e di quasi 4,2 di detrazioni. A settembre avevano toccato il record a otto miliardi.

Va specificato che nel 2023 ci saranno, per l’erario, i primi segnali positivi dei vari ecobonus e superbonus che hanno obbligato le imprese a emettere fattura in un settore dove il “nero” è il colore preferito. Accanto a queste considerazioni c’è anche il fatto che il superbonus 110%, a differenza del bonus facciata al 90%, ha limiti di spesa precisi e gli sforamenti non godono di alcun beneficio fiscale. Quindi i veri conti del governo sull’efficacia e sulla convenienza dei vari ecobonus e superbonus potranno essere fatti solamente l’anno prossimo.

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