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I presidenti di Russia, Iran e Turchia, Vladimir Putin, Ebrahim Raisi, Recep Tayyip Erdogan

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LA RUSSIA sembra sempre più decisa a spezzare l’opposizione europea ai suoi disegni egemonici e, per questo, a puntare da un lato a ottenere significativi successi militari in Ucraina e dall’altro a ricattare i Paesi europei, primo fra tutti la Germania, negando loro le forniture di gas e petrolio. È però una strategia pericolosa, che rischia di rendere la Russia una sorta di paria internazionale e di tagliarla per sempre fuori dai mercati europei e occidentali in genere. Il costo economico e politico di una simile scelta potrebbe rivelarsi devastante.

Se Vladimir Putin corre questo rischio è perché punta a ottenere il sostegno di una realtà economica e politica “alternativa” a quella occidentale che potrebbe avere il suo centro in Cina, ma che dovrebbe, per essere veramente efficace, includere gran parte almeno di quelli che un tempo si chiamavano i Paesi non allineati.

All’inizio si trattava della Jugoslavia, dell’Egitto e dell’India, ma oggi guardiamo al Brasile, all’Argentina, all’Indonesia, al Sud Africa, alla stessa India e altri ancora. In genere questi Paesi, di fronte alla attuale crisi, pur condannando con varie sfumature l’aggressione russa, hanno deciso di non applicare le sanzioni economiche decretate dagli Usa e dalla Ue nei confronti della Russia, ma di qui a creare una realtà economico-politica alternativa ce ne corre.

BRICS IN DIFFICOLTÀ

Quando nel 2009 si formò il gruppo dei “Brics” (Brasile, Russia, Cina, India, Sud Africa) l’idea era che questi Paesi divenissero una locomotiva dello sviluppo economico mondiale in alternativa a quella americana. Tuttavia, al loro quattordicesimo vertice, quest’anno essi hanno dovuto prendere atto del grave disordine economico in cui sono impantanati Brasile e Sud Africa, dello stato di isolamento e crisi della Russia, per di più impegnata in guerre difficili dall’Ucraina alla Siria, e del forte rallentamento della crescita economica cinese, nonché dello stato di grave tensione tra Pechino e New Dehli, reso evidente dagli scontri armati tra i due Paesi alla frontiera e dalla scelta indiana di aderire al “Quad”, l’alleanza anti-cinese con il Giappone, gli Usa e l’Australia. Ciò non toglie che siano ormai disponibili molti altri interlocutori, con diversi gradi di non allineamento, di cui la Russia potrebbe beneficiare.

Il recente viaggio di Putin a Teheran non gli ha permesso solo di incontrarsi con i suoi omologhi, l’iraniano Ebrahim Raisi e il turco Recep Tayyip Erdogan, ma gli ha permesso di apparire come una sorta di contraltare rispetto al viaggio del suo “rivale”, il presidente americano Joe Biden, in Israele e in Arabia Saudita. Dopo la rovinosa partenza americana dall’Afghanistan, rischiano così di riaprirsi i giochi in Asia centrale e in Medio Oriente. Ma mentre in passato i grandi giocatori erano la Russia (poi Urss) e le maggiori potenze occidentali, oggi sono soprattutto alcune potenze regionali, con le loro ambizioni e i loro programmi spesso in contrapposizione tra loro.

Durante l’incontro di Teheran, per esempio, la Turchia non era sulla stessa lunghezza d’onda della Russia e dell’Iran sulla questione siriana. Difficilmente da queste realtà verrà un appoggio sostanziale alle ambizioni di Mosca, anche se saranno possibili alcuni vantaggi tattici di breve periodo. A volte, poi, le problematiche sono tutt’altro che marginali. Fra Cina, India e Pakistan, per esempio, si sta delineando un complesso intreccio di minacce e controminacce nucleari che, se dovessero sfuggire di mano, potrebbero innescare un conflitto di livello globale. Così ad esempio il Pakistan, che teme soprattutto la superiorità militare convenzionale indiana, punta allo sviluppo di armi nucleari “tattiche”, da usare sul campo di battaglia. L’India, da parte sua, sviluppa invece una capacità nucleare a medio e lungo raggio, volta a bilanciare sia la minaccia pakistana che soprattutto quella cinese.

E infine la Cina, in pieno riarmo nucleare strategico orientato al confronto con gli Usa, potrebbe essere tentata dallo sviluppo di capacità di medio raggio, in grado di condurre un attacco preventivo volto alla distruzione a terra del deterrente nucleare indiano. Tre scelte tecnologiche e strategiche molto diverse, che lasciano molto spazio all’ambiguità e quindi anche alla possibile “guerra per errore”.

LA FRAMMENTAZIONE

È quindi ormai chiaro come il vecchio blocco dei “non allineati” si stia frammentando secondo le linee delle diverse ambizioni e politiche nazionali. Più che offrire l’alternativa di una via diversa, essi sembrano oscillare, a seconda delle convenienze, tra il blocco Cina/Russia e quello delle potenze occidentali, senza pienamente scegliere né gli uni né gli altri, ma anche senza offrire una loro visione alternativa dell’ordine internazionale. Se Putin contava su di loro, sarà costretto a rivedere i suoi piani.


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