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Mohamed Bazoum

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Tentato golpe a Niamey, vacilla l’ultima roccaforte democratica del Sahel: anche il Niger rischia di avere una giunta militare al governo

Dopo il Mali, il Burkina Faso, la Guinea e, in parte, il Ciad, un altro Paese del Sahel – il Niger – rischia di aggiungersi alla lista dei governi guidati da giunte militari. Questa mattina un gruppo di militari della Guardia presidenziale ha infatti avviato un’azione di forza ai danni del presidente in carica, Mohamed Bazoum.

Nelle ore in cui scriviamo la situazione appare ancora confusa, seppur circoscritta alla capitale Niamey, dove i militari defezionisti hanno trattenuto alla sede della presidenza il capo dello Stato insieme ad altri alti funzionari di governo, fra i quali il ministro della Difesa Alkassoum Indatou e quello dell’Interno, Hamadou Adamou. Non sono stati per ora segnalati colpi di arma da fuoco né scontri armati. Tuttavia, stando a quanto riferito da fonti di stampa locali, le forze di sicurezza hanno circondato la sede dell’emittente televisiva nazionale “Ortn”, allo scopo di prevenirne un’eventuale conquista da parte dei militari ribelli. Nel frattempo, una dichiarazione dell’esercito – che ha preso le distanze dai defezionisti – dovrebbe essere trasmessa questa sera alle ore 20 dalla stessa emittente nazionale.

IL RISCHIO DI UNA GIUNTA MILITARE AL POTERE IN NIGER

Nell’incertezza dei fatti, tra le ipotesi formulate sulle rivendicazioni dei militari torna di frequente il nome del generale Omar Tchiani, capo della Guardia presidenziale da una decina d’anni e considerato un fedelissimo dell’ex presidente Mahamadou Issoufou, pur essendo poi riconfermato da Bazoum. Secondo fonti di “Jeune Afrique”, il capo dello Stato avrebbe espresso negli ultimi giorni il desiderio di rimuoverlo dall’incarico, una decisione che avrebbe suscitato malumore tra le file della Guardia presidenziale.

Di fatto, rimane al momento sconosciuto il numero di militari che si sono ammutinati e non ci sono notizie di un’eventuale allargamento dell’azione in altre caserme del Paese. Secondo le informazioni disponibili, i membri della Guardia presidenziale defezionisti sono entrati in azione intorno alle 6 del mattino bloccando l’accesso alla presidenza. Il tutto prima di avviare colloqui con il capo dello Stato che si sarebbero conclusi circa due ore e mezza dopo senza risultati soddisfacenti e con il fermo di Bazoum e dei suoi ministri. In una situazione che appare ora dopo ora in divenire, la presidenza del Niger ha da parte sua confermato il tentativo di colpo di Stato in corso, affermando al contempo che il presidente Bazoum e la sua famiglia “stanno bene” e che l’esercito e la Guardia nazionale sono pronti a rispondere all’azione dei golpisti se questi non desisteranno dall’azione.

IL TENTATO GOLPE DELLA GIUNTA MILITARE IN NIGER

“Questo mercoledì mattina presto elementi della Guardia presidenziale si sono impegnati in un movimento anti-repubblicano e hanno cercato invano di ottenere il sostegno delle Forze armate nazionali e della Guardia nazionale. Il presidente della Repubblica e la sua famiglia stanno bene. L’Esercito e la Guardia nazionale sono pronti ad attaccare gli elementi della Guardia presidenziali coinvolti in questo vano tentativo se non torneranno a più miti consigli”, si legge nella dichiarazione diffusa dalla presidenza su Twitter. Nel frattempo circa 200 persone si sono radunate davanti all’Assemblea nazionale di Niamey a sostegno di Bazoum, protestando contro la destabilizzazione delle istituzioni della Repubblica e scandendo lo slogan: “Liberate Bazoum”.

Sono intanto arrivate le prime reazioni al tentativo di golpe in Niger. La Commissione della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao) ha condannato “con la massima fermezza” gli sviluppi, invitando gli autori del tentato golpe a rilasciare “immediatamente e senza condizioni” il presidente “della Repubblica democraticamente eletto” e promettendo di perseguire “tutti coloro che sono coinvolti in questo atto, responsabili della sicurezza e dell’incolumità del presidente, dei membri della sua famiglia, dei membri del governo e del pubblico in generale”.

LA CONDANNA DA PARTE DEGLI ALTRI PAESI AFRICANI E DI PARIGI

Ferma condanna anche dal presidente della Nigeria ed attuale presidente di turno della Cedeao, Bola Tinubu, per il quale “gli amanti della democrazia del mondo non tollereranno alcuna situazione che possa neutralizzare il governo democraticamente eletto del Paese”. La Cedeao, ha aggiunto, “non accetterà alcun ‘ostacolo’ al corretto funzionamento dell’autorità legittima in Niger o in qualsiasi parte dell’Africa occidentale”. Anche la Francia, principale alleato del Niger nel Sahel, ha espresso tutta la sua preoccupazione per quanto sta accadendo a Niamey.

In una nota, il ministero degli Esteri di Parigi ha condannato “con fermezza ogni tentativo di prendere il potere con la forza”, associandosi agli appelli dell’Unione africana e della Cedeao affinché siano ristabilite integralmente le istituzioni democratiche nigerine. A differenza dei suoi vicini Mali e Burkina Faso, il Niger rimane uno degli ultimi Stati del Sahel ancora guidati da un governo civile. Non è, tuttavia, la prima volta che i militari minacciano il governo di Niamey. Il 31 marzo del 2021 un drappello di ufficiali aveva già tentato di rovesciare l’allora presidente uscente Mahamadou Issoufou, due giorni prima del giuramento del suo successore ed attuale presidente, Mohamed Bazoum. Ora, se il golpe a Niamey dovesse avere successo e Bazoum fosse estromesso dal potere, si tratterebbe di un colpo forse mortale per gli interessi francesi nel Sahel e nel continente africano.


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