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Berlusconi, Meloni e Salvini

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Forse tempi così stretti, come gli attuali, non ci sono mai stati in vista del voto anticipato del 25 settembre. Una corsa contro il tempo mai così frenetica. Entro il 20 agosto andranno consegnate le liste. Ma sono i nomi racchiusi in queste liste che faranno la differenza.

Gli organi dei Dem si riuniranno da martedì per decidere quale sarà la linea da contrapporre “a chi ha tradito” gli italiani. Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini non ha dubbi circa l’identità dei “giuda”, ovvero i 5 stelle. Pertanto chi ha fatto “cadere Draghi non può essere alleato del Pd”. Il perimetro di questa alleanza resta tutto da definire, al pari di quelle del centrodestra che terranno un vertice in settimana, quando Silvio Berlusconi spiegherà il suo programma.

Non è un programma molto innovativo visto che si presenta chiedendo di far pagare meno tasse e concedendo più denari ai pensionati (almeno mille euro al mese). Inoltre pianterà un milione di piante. Non c’è dubbio che presenti aspetti di populismo puri, cari alla retorica nazionale. Dario Franceschini ha detto: “Un possibile interlocutore è il ministro Luigi Di Maio che sta lavorando febbrilmente per costruire un’area di unità nazionale con Conte e Salvini. Di Maio punta a coinvolgere sindaci e amministratori locali, compreso Beppe Sala primo cittadino di Milano.

Già si delineano i primi ostacoli. Carlo Calenda, “Azione” se ne è già uscito sostenendo che “a fare l’ammucchiata, contro i sovranisti, io non ci sto”. Ma problemi si annunciano nel centrodestra dove Silvio Berlusconi si è incontrato con Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia. Dovranno sciogliere i nodi, è stato rilevato in una nota. Ma se qualcuno vuole forzare la mano di Fdi, il Cavaliere sarebbe pronto a mettere in campo la propria forza, modificando l’ordine del giorno. Non gli va bene neppure un voto in più nella lista. E pensare che l’immagine che ha accompagnato l’incontro è quella di tre cagnolini dal pelo bianco, quanto di innocente esiste sulla terra.

Ma ecco le previsioni su un probabile scontro elettorale che, secondo l’onorevole Osvaldo Napoli, della commissione Esteri, “si consumerà attorno a due posizioni: da un lato le suggestioni della destra populista, con scostamenti di bilancio per 50 miliardi, cancellazione dei debiti fiscali, milioni di alberi e migliaia di euro per tutti i pensionati, in una parola il fallimento dello Stato. Dall’altra parte, la concretezza e il pragmatismo, cioè il linguaggio della verità, di chi dice di ispirarsi alla piattaforma del governo Draghi e punta ad alzare la qualità della vita collettiva, costruendo le infrastrutture indispensabili come i rigassificatori, studi per il nucleare di ultima generazione, adesione alla visione europea e atlantica degli equilibri mondiali, contrasto netto all’espansionismo della Russia. E riforme, riforme, riforme”.

Ormai quella di Calenda è una pattuglia. Con Calenda si è unita Maristella Gelmini che ha transitato presso due indirizzi, uno con Renato Brunetta. L’altro nel Gruppo misto della Camera. In fase di riflessione sarebbe Mara Carfagna, titolare della delega al Sud. Mentre è in sospeso il governatore della Liguria Giovanni Toti, con i senatori del suo movimento. “Italia al centro”, si è smarcato dal centrodestra.

Fermo al centro, resta Lorenzo Cesa, non si è spostato di un millimetro ed assicura che il suo partito sarà presente in tutti i collegi con il suo simbolo.

Sempre dall’onorevole Napoli arriva una ricostruzione su una curiosa coincidenza: quando Draghi ha confermato le dimissioni, nello stesso giorno l’operatore di Mosca ha riaperto i rubinetti. Niente dietrologie, solo coincidenze.


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