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La politica va in ferie (limitatamente ai lavori parlamentari) con il decreto agosto sul tavolo, ma anche con la bozza di riforma del CSM. Molta attenzione dei media al primo, modesta alla seconda. Certo la distribuzione degli ulteriori 25 miliardi (in deficit) suscitava più aspettative di una riforma a lungo attesa, richiamata anche dal Capo dello stato, ma che al momento è ancora a livello di prima proposta e si vedrà se supera le prevedibili reazioni: è un disegno di legge, dunque dovrà superare un iter parlamentare complesso, per di più in un momento in cui sarà facile posporre tutto con la scusa che “le priorità sono altre”.

Il decreto si muove lungo le linee attese e fra i tecnici non ha registrato entusiasmi. Il premier Conte non si è trattenuto dall’usare alcune volte in conferenza stampa il termine “storico” per qualche decisione, ma sarebbe stato prudente aspettare di vedere come andrà a finire. Fra il resto anche in parlamento, perché lui stesso ha aperto alla possibilità di interventi e miglioramenti in quella sede quando sarà convertito in legge. E’ una sottolineatura dovuta, ma sappiamo bene che, soprattutto nella fase pre- e post- elettorale in cui verrà sarà sottoposto all’esame di Camera e Senato, saranno possibili molti aggiustamenti e anche qualche colpo di mano.

Del resto è la struttura stessa del provvedimento che incita a comportamenti del genere. Il testo al solito è molto lungo ed è il classico decreto omnibus, in cui non si è riusciti a resistere alla pessima abitudine di infilarci anche norme che non c’entrano nulla come una sulla gestione delle acque a Venezia. Essendo in buona parte un concentrato di Bonus, istigherà i sostenitori delle varie lobby che sono uscite sconfitte dalla distribuzione a provare a recuperare almeno qualche posizione. Certo c’è il limite delle disponibilità che sono davvero molto limitate, a meno di non toccare elementi difficilmente modificabili (le norme a tutela del lavoro e di un po’ di incentivi per l’economia), ma temiamo che non sarà abbastanza per frenare i vari appetiti.

Ci sono poi provvedimenti più che discutibili. Quello a favore delle casalinghe sa molto di propaganda a vanvera e fa il paio con i bonus per i monopattini nei precedenti interventi: qualcuno al governo potrebbe anche ricordarsi che questa roba fornisce benzina ai nostri critici europei. L’intervento per la proroga delle concessioni sulle spiagge è semplicemente scandaloso sia per la difesa di condizioni di privilegio (contro le normative europee, si dovrebbe ricordarlo), sia per la durata temporale che va ben oltre qualsiasi prospettiva di permanenza del contagio (e poi i grillini sono lì a vantarsi di tagliare qualche costo della rappresentanza parlamentare …).

In realtà continua a preoccupare la navigazione a vista. Non vediamo come si pensa di intervenire sulle modificazioni che la nostra economia dovrà subire per le conseguenze della pandemia. Basta guardare a quanto si propone per i settori ristorazione, consumo, intrattenimento, per capire che tutto sommato si pensa che fra qualche tempo tutto tornerà come prima, per cui sarà sufficiente aiutare le categorie a passare la nottata. Sembra che ben pochi si pongano il problema di favorire invece la ristrutturazione dei comparti in cui è probabile non sarà possibile mantenere i livelli attuali: è in quel processo, che temiamo sarà inevitabile, che vanno tutelate le persone in modo che non succedano cambiamenti sociali difficilmente sopportabili con tutti i problemi che questo genere di eventi comporta.

Detto questo, qualche considerazione la merita anche la prima bozza del disegno di legge sulla riforma del CSM e parzialmente del ruolo dei magistrati. Bene prevedere che il magistrato che sceglie la via dello schierarsi in politica non possa tornare a fare il suo vecchio mestiere, perché su di lui graverebbe il sospetto di parzialità. Diciamo francamente che questo dispiace, perché deriva da una degenerazione del lavoro politico: in un contesto sano non si dovrebbe ritenere impossibile che anche facendo attività politica si lavori senza spirito “partigiano” e che dunque potrebbe essere sufficiente che chi ha assunto quei ruoli non eserciti la funzioni di magistrato nei territori dove è stato attivo come politico. Ma nei tempi attuali, ripetiamo purtroppo, quella serenità nel lavoro al servizio della rappresentanza e della decisione è talmente una eccezione da non poter essere considerata. Per il resto il disegno di legge segue abbastanza lo spirito dei tempi, cioè quello che più o meno suggerisce il dibattito mediatico, fino alla immancabile tutela per legge degli equilibri di genere, tutela che è in parte comprensibile, ma in parte offensiva per le donne, ritenute incapaci di farsi strada da sole, visto anche che cominciano ad essere numericamente in maggioranza nel corpo elettorale (anche della magistratura).

Tuttavia è da salutare positivamente che finalmente si sia usciti dal limbo del rinvio del problema. Una riforma in quel campo, auspicabilmente congiunta con una sostanziale messa a punto dei meccanismi processuali, è indispensabile per ritrovare credibilità in Europa. Su un disegno di legge c’è tutto lo spazio per discutere e per intervenire, purché non lo si faccia nella solita dinamica per cui le varie fazioni della politica si mettono al servizio di questa o quella lobby della magistratura (e non solo), purché davvero i magistrati si dimostrino i primi interessati a portare a casa una seria riforma (sarebbe un segnale veramente rivoluzionario, ed è possibile, perché la loro larga base non è rappresentata dai signori delle loro correnti).

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