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Vittorio Colao

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Il supermanager Vittorio Colao ha consegnato, nelle mani del premier Giuseppe Conte, il piano, diviso in 6 punti per il rilancio dell’Italia dopo il coronavirus, quindi se n’è andato con parole di addio. Non prima di avere reso noto che la task force ha operato «su base volontaria e senza costo alcuno per la collettività». E su questo punto c’è stata la prima gaffe di Matteo Salvini il quale ha chiesto che il piano non sia tenuto segreto visto che «le task force vengono pagate dagli italiani».

Ancora non si sa quando avranno luogo gli Stati generali (probabilmente giovedì a Villa Pamphilj). Per ora la task force, si legge nel documento, «ha ringraziato il presidente del Consiglio per l’opportunità offerta di mettere a disposizione delle istituzioni della Repubblica, le proprie competenze». Ed è questa la frase (unita al ringraziamento ai funzionari delle istituzioni che nelle 8 settimane hanno supportato il lavoro del Comitato) che fa parlare di congedo anticipato.

C’è stata una protesta delle opposizioni di centrodestra, da Salvini a Carfagna, sul fatto che il contenuto, ovvero 35 pagine, non sia stato reso pubblico. Ma per il momento si sa che il piano contiene 120 proposte per 6 ambiti fondamentali di intervento, Imprese e lavoro, Infrastrutture e Ambiente, Turismo, Arte e Cultura, Pubblica amministrazione, Istruzione, Ricerca e Competenze, Individui e famiglie. Quindi vengono indicate una ventina di proposte operative per ambito. Ed altre per interventi immediati a costo zero. Ma sono pure indicate riforme di medio e lungo respiro.

Tra queste, lo sblocco di infrastrutture per 100 miliardi di euro con il ricorso al “modello Genova”, l’eliminazione della responsabilità penale dei datori di lavoro per operai e tecnici che si ammalano di Covid-19 nell’esercizio delle loro mansioni, programmi di sviluppo degli asili nido, il potenziamento delle infrastrutture digitali della PA, Pubblica amministrazione, l’obbligo di quote rosa nelle istituzioni. Proprio su questo aspetto, il premier ne ha lungamente parlato nella riunione con la Task force, sottolineando l’importanza di superare il gap-gender. Quando si insediò il Comitato ci fu quasi una mezza crisi determinata da scarsità di unità femminili. Si rimediò nominando 5 nuove componenti. È probabile che questo piano venga integrato dal progetto che sta scrivendo il presidente del Consiglio e che dovrebbe essere contrassegnato da 3 punti chiave. Che sono stati sottolineati, più volte, da Giuseppe Conte.

E sono, il dossier Semplificazione (al centro anche del prossimo decreto legge), il rilancio delle infrastrutture a cominciare dall’estensione dell’Alta velocità. Oltre a incentivi per investimenti. Fonti fanno sapere che i differenti progetti potrebbero venire integrati nell’insieme. La task force attende gli sviluppi. Entro 48 ore, sia il premier che il supermanager, avrebbero in programma di svolgere un intervento pubblico per illustrare le varie modalità del piano. In ogni caso, a Palazzo Chigi e dintorni, si ritiene che sarà Conte a indicare agli esperti e ai tecnici come sarà riavviata la macchina. I tecnici si ritengono a disposizione, ma se non fosse loro richiesto alcun lavoro supplementare, torneranno a casa con la valigia in mano.

«Felici, comunque, di aver partecipato – dicono – a qualcosa di utile per il loro Paese». Mentre sulla soglia di Palazzo Chigi si stagliava la figura del premier, nei Palazzi della politica si svolgevano altri due eventi, per nulla secondari. Il primo ha riguardato Luigi Di Maio, che, di fronte a diversi ministri (Gualtieri, Franceschini, Bellanova, De Micheli) ha presentato alla Farnesina i “Mini Stati generali sul Made in Italy”, ovvero un Patto per l’export. E alla direzione del Pd, Nicola Zingaretti, affermava che non c’è mai stato «nessun contrasto con Conte, tuttavia, il nuovo scenario richiede una svolta: sia con risposte urgenti sulle crisi industriali di Mittal e Alitalia, sia nei decreti come semplificazione. Ed il ministro Francesco Boccia chiariva che il primo snodo del dl Semplificazioni riguarderà i burocrati che “devono trasformarsi in semplificatori». Il leader della Lega, Salvini, durante la visita alla “Lega del Filo d’Oro” chiedeva le elezioni politiche già in autunno. Proprio ieri, dall’aula della Camera, è arrivato l’ok (con il voto contrario di Fratelli d’Italia e l’astensione della Lega) all’emendamento di Francesco Paolo Sisto al decreto elezioni che riduce la finestra per votare a partire dal 20 settembre in poi. I sì sono stati 287, i No 33 e gli astenuti 77. «Con l’approvazione dell’emendamento Sisto – ha detto Stefano Ceccanti del Pd – che sancisce di fatto con chiarezza che il 20 e 21 settembre si voterà per il primo turno delle comunali , per le regionali ed il referendum e due settimane dopo per i ballottaggi, si realizza l’unica ampia convergenza possibile».

Intanto da Bruxelles cattive notizie sul Recovery fund in vista della riunione del Consiglio europeo del 19 giugno. Aumentano le critiche al nuovo strumento per fronteggiare la crisi economica da Covid. Sette Paesi del Nord Europa sono contro la ripartizione delle risorse. La Polonia sarebbe privilegiata, pur senza una vera emergenza Covid.

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