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Attilio Fontana

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La giunta della Regione Lombardia davanti a tutti i Pm che si stanno interessando a lei su vari fronti è in mutande, altro che camici del cognato di Fontana! La vicenda più eclatante oggi è certamente quella della Dama srl e le sue forniture di materiale di protezione nonché i vari conti bancari, perché coinvolge direttamente il governatore in qualità di indagato. Ma non è la vicenda più importante; ovviamente le questioni di malaffare sono da verificare sempre e con rigore e quindi i magistrati devono andare fino in fondo per chiarire le responsabilità vere o presunte di Attilio Fontana nel caso dell’azienda di proprietà di suo cognato Andrea Dini e partecipata dalla moglie del governatore .

Pochi giorni fa gli avvocati di Fontana hanno consegnato la memoria difensiva al procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, dopo che Fontana si era difeso nell’aula del consiglio regionale, in una lunga dissertazione non priva di contraddizioni, tra cui spiccava il completo cambio di versione tra l’iniziale “non ne ero al corrente” al successivo aver richiesto al cognato la conversione della fornitura dei 75mila camici in donazione.

SOLDI E ILLECITI

Ma i soldi, anche quando sono tanti e forse provenienti da illeciti, non sono più importanti della vita. Quindi Fontana e la sua giunta dovrebbero non essere più al Pirellone per i motivi che quasi 100mila cittadini sostengono attraverso la loro firma della petizione per commissariare la sanità lombarda, cioè la mala-gestione dell’emergenza, che ha causato migliaia di morti e che ha incluso la mancata dichiarazione della zona rossa in Valseriana, la delibera sui malati di Covid nelle Rsa, la mancanza di Dispositivi di Protezione Individuale al personale sanitario. Altrimenti ancora una volta i lombardi (ma non solo) rischiano di cadere vittime di un’arma di distrazione di massa.

E’ bene che i riflettori non si spengano sulle altre inchieste delle varie Procure, da quella di Bergamo a quella di Milano, da quella di Brescia a quella di Pavia. Per la strage nelle Rsa i fascicoli aperti nella sola area metropolitana del capoluogo sono una ventina e quello più noto riguarda la storica casa di riposo pio Albergo Trivulzio: sotto indagine il direttore generale Giuseppe Calicchio con l’accusa di epidemia colposa e omicidio colposo. Anche altre strutture famose (il Don Gnocchi e il centro riabilitativo Maugeri per citarne solo un paio) sono sottoposte ad indagine dal pool di magistrati diretti dalla Procuratore aggiunto Tiziana Siciliano mentre simili procedure sono in corso a Bergamo e Brescia.

LA ZONA ROSSA

Non si dimentichi la mancata istituzione della zona rossa in Valseriana, per la quale il comitato bergamasco “Verità e giustizia per le vittime” ha chiesto all’Unione europea di verificare la possibilità di reato di crimini contro l’umanità. La Procura orobica è attiva anche sul fronte della gestione del pronto soccorso di Alzano Lombardo (chiuso e poi riaperto nel giro di 3 ore dopo la scoperta dei primi due casi di Coronavirus); tutte azioni che stanno proseguendo in silenzio e che vedono i Pm intenti a convocare diversi attori in qualità, per ora, di persone informate sui fatti, da esponenti del governo centrale a quelli del governo regionale. Ancora, fascicoli aperti sull’ospedale in Fiera a Milano, realizzato anche grazie alla beneficenza di privati che oggi chiedono conto nei tribunali dei loro soldi, a partire dall’avvocato Giuseppe La Scala (che è a capo di uno dei più prestigiosi studi legali del capoluogo) e dal sindacato di base Adl Cobas che è stato il primo soggetto, ai primi di maggio, a presentare un esposto in Procura.

I TEST SIEROLOGICI

E poi la vicenda dei test sierologici e dei cambi di rotta della giunta nelle indicazioni della loro gestione, un atteggiamento che ha confuso non solo le migliaia di potenziali utenti, ma anche le aziende (private) che all’inizio non sapevano come rispondere alle richieste.

Al centro di due inchieste penali e di un procedimento amministrativo vi è l’accordo siglato tra il Policlinico San Matteo di Pavia e la multinazionale Diasorin per la sperimentazioni dei test sierologici: la Procura di Pavia si occupa dell’ipotesi di turbata libertà nella scelta del contraente e peculato e ha quindi indaga su presidente, direttore generale e direttore scientifico della Fondazione Irccs San Matteo di Pavia, sul responsabile del laboratorio di Virologia molecolare dello stesso Policlinico, e sull’amministratore delegato.

L’ipotesi dei Pm è che tale accordo abbia portato ad un favoreggiamento della Diasorin a scapito di altri concorrenti poiché questa multinazionale poteva disporre (mentre le altre aziende no) dei risultati ottenuti dalle attività di ricerca e sperimentazione effettuate dalla Fondazione San Matteo. L’accordo che era già stato bocciato dal Tar della Lombardia con una sentenza poi sospesa dal consiglio di Stato.

Questi, più che la fornitura dei camici, sono i motivi per cui i Lombardi dovrebbero non solo indignarsi, ma essere costantemente in mobilitazione determinata e permanente, anche ad Agosto; ma come sempre è più facile guardare il dito che indica la luna piuttosto che alzare gli occhi e vedere, finalmente, la luna…

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