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Come argomento di distrazione di massa (e di elite) funziona fino ad un certo punto. Ci riferiamo alla discussione sull’impiego dei fondi Next Generation UE che giustamente merita molta attenzione e che il governo cerca di usare per smorzare la tensione sull’esito della ormai vicinissima prova elettorale. L’opinione pubblica al momento coglie sino ad un certo punto la complessità della questione e il miraggio della montagna di soldi che arriverebbero non è abbastanza per smorzare le preoccupazioni per una situazione situazione che continua a prospettarsi problematica.

OPPOSIZIONE MITE

Le stesse opposizioni sembrano al momento incerte su come sfruttare l’argomento. Salvini, che è uno piuttosto lesto nel fiutare certe opportunità, se ne è uscito con una frase ambigua: l’opposizione non sfrutterà l’esito elettorale per ottenere vantaggi. Che significa? L’interpretazione più banale potrebbe essere che si vuole smontare il riaccendersi in extremis dell’appello contro i barbari alle porte che viene lanciato dal PD: o votate noi, o avrete la Lega determinante se non addirittura al governo. Ammaestrato da quel che è avvenuto in Emilia, il Capitano non ha intenzione questa volta di incentivare un ritorno in campo di elettori di sinistra tentati dall’astensione (magari per evitare pericoli di contagi ai seggi), i quali potrebbero sentirsi obbligati ad intervenire di fronte al pericolo mitico della destra che incombe.

LE SARDINE

Per la verità il clima non sembra questo: la stessa evocazione delle Sardine, cioè di quel fenomeno che per Bonaccini agì nel senso sopra descritto, al momento non sembra produrre effetti. Per vincere, i candidati come Emiliano si appellano piuttosto ad una molto più tradizionale politica di distribuzione il più ampia possibile di favori e bonus nelle più varie direzioni (alla faccia della diversità genetica della sinistra, verrebbe di dire …). Sul referendum poi la campagna è tutta legata, da una parte e dall’altra, a slogan primordiali: per il sì, tagliamo poltrone di nullafacenti; per il no, la Costituzione non si tocca. Di passi riformisti da fare in seguito alla vittoria del sì (quelli del no, non parlano proprio di andare oltre il congelamento della situazione così com’è) si parla al massimo nei più vaghi termini possibili.

DIETROFRONT PD

Dopo che Zingaretti una settimana fa ha annunciato che il PD avrebbe presentato una proposta organica e dopo che era seguita una nota stampa della direzione per indicare una bozza già pronta (con proposte anche interessanti), non è più successo niente: uno schiaffo in faccia a coloro che chiedevano a quel partito di dar loro un argomento per convincerli ad approvare una norma che era nata grillina e tale rimaneva. Il tema dell’impiego dei fondi europei meriterebbe certo grande attenzione, ma non è semplice capire cosa realmente abbia in mente di fare il governo e neppure come davvero ci si orienti a Bruxelles, salvo il fatto che da lì si chiede di accelerare. Prendiamo una questione più spinosa: il possibile utilizzo dei fondi Next Generation per rimodulare il sistema fiscale. Il governo e i partiti che lo sostengono continuano a far intendere che sia possibile utilizzarli in quella direzione, insistendo che una diminuzione della pressione delle tasse sui ceti medi e magari anche sull’industria e commercio porterebbe a quel rilancio dell’economia che pure è nei piani europei.

RIECCO GENTILONI

Però il commissario Gentiloni sembra sia tornato ad escludere questa possibilità intervenendo ad un seminario organizzato dal gruppo editoriale Caltagirone. Dobbiamo dire che la cosa non ci stupisce, per la semplice ragione che i fondi del Next Generation sono finanziati promuovendo forme di debito comune e troveremmo piuttosto strano che una parte almeno dei nostri partner ci consentissero col loro contributo politiche fiscali che agevolerebbero le nostre possibilità di concorrenza nei loro confronti.

Il punto è ovviamente tutt’altro che marginale, perché poter offrire la possibilità di pagare meno tasse è un bel traino di consenso elettorale: giova al governo e azzoppa l’opposizione. Una opinione pubblica ormai scettica su tutto non si lascia però attrarre da quelle che sono prospettive ipotetiche: finché non ci arriverà da Bruxelles un’approvazione almeno di principio a manovre di questo tipo, verrà tutto catalogato come la solita propaganda dei politici. Quell’approvazione, ammesso che effettivamente arrivi, difficilmente si vedrà prima di febbraio-marzo del prossimo anno, cioè quando ormai i flussi prodotti dal combinarsi degli esiti elettorali di settembre e dell’evoluzione della situazione economica e sociale avranno già esercitato i loro effetti sul quadro politico.

IL CONFRONTO

Il confronto parlamentare, se davvero sarà tale, sulle linee guida per la predisposizione dei piani da mandare alla Commissione Europea si svolgerà la prossima settimana (o più tardi) ormai alla luce dell’impatto che gli esiti della prova elettorale avranno esercitato sulle forze politiche, tanto della maggioranza quanto dell’opposizione. Non c’è da attendersi da parte loro grande freddezza razionale nel valutarli sia per quanto abbiamo alle spalle, sia altrettanto per quanto abbiamo davanti, cioè la sfida di primavera per le elezioni comunali in grandi città simbolo. E su questo i Cinque Stelle che ne detengono alcune molto simboliche non potranno replicare la politica dell’anguilla con cui si sono mossi nel caso delle regionali.

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