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Il Guardasigilli Alfonso Bonafede

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Doveva essere la giornata dell’avvio del nuovo gruppo di sostegno al governo. E’ stato, invece, il grande imbarazzo dell’esecutivo per rastrellare voti al fine di allargare la maggioranza. La vicenda di Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc che si è dimesso ieri perché indagato nell’inchiesta antimafia “Basso Profilo”, dalla Dda di Catanzaro, ha determinato uno stop forte e chiaro alla costituzione del nuovo gruppo dei “Volenterosi azzurri”. Non è un addio, ma un rinvio di qualche giorno. I magistrati lo accusano di concorso esterno in associazione mafiosa.

Panico tra i 5stelle, forti scosse in tutto il governo. Alessandro Di Battista ha impresso uno stop alle trattative. “Con chi è sotto indagine per associazione a delinquere nell’ambito di un’inchiesta sulla ‘Ndrangheta non si parla. Punto. Tutti sono innocenti fino a sentenza definitiva, ma non tutti possono essere interlocutori in questa fase. Si cerchino legittimamente i numeri in Parlamento tra chi non ha gravi indagini o condanne sulle spalle”.

Mentre Forza Italia è a rischio smottamento (e 4 o 5 parlamentari berlusconiani vengono indicati in uscita), Antonio Tajani con gli altri leader di spicco del centrodestra (Giorgia Meloni e Matteo Salvini) è salito al Quirinale per esporre l’anormalità della situazione politica con una maggioranza che fatica a sollevarsi da quota 156 al Senato. Come è accaduto martedì sera nell’Aula di Palazzo Madama. Con il presidente Mattarella i rapporti sono sempre stati cordiali di questi tempi, ma secondo quanto viene riferito, sarebbero più tesi, o meglio, meno sciolti, adesso, con il premier che è andato a riferire a Palazzo Madama ricevendo un’accoglienza più severa con una raccomandazione: di fare in fretta, almeno entro la prossima settimana. Quando per il governo ci sarà il primo test che mette a prova la stabilità: mercoledì 27 al Senato si voterà la relazione annuale della Giustizia. Matteo Renzi si schiera contro, a prescindere. Chiosa il Guardasigilli, Bonafede: “Ha preannunciato il voto contrario a una relazione che non ha ancora letto”.

C’è il rischio concreto che la maggioranza possa andare sotto. E di questo si è probabilmente parlato nel corso della visita dei tre leader al Quirinale, di cui è stato diffuso uno scarno comunicato. La prima questione affrontata è la richiesta di un voto anticipato di fronte alla prospettiva di un Conte bis o ter con quei numeri così risicati al Senato. I tre leader hanno manifestato al Capo dello Stato di nutrire “fiducia nella sua saggezza”. Ma si è affrontato con insistenza la questione di arrivare in fretta a inserire, la “quarta gamba” nel tavolo. In ogni caso, per Meloni, Salvini e Tajani il voto di martedì ha certificato l’inconsistenza della maggioranza, sempre più convinti che con questo Parlamento sia impossibile lavorare. All’incontro non hanno partecipato i “piccoli”, Udc, Cambiamo con Toti e Noi per l’Italia di Maurizio Lupi.

Nel frattempo fibrillazioni sono registrate in Forza Italia. Salvini e la Meloni hanno colto un segnale: che le sirene del “proporzionale” possano conquistare Berlusconi (ma lui nega). L’arrivo di Renata Polverini e Mariarosaria Rossi potrebbe preludere ad altri tasselli nel nuovo gruppo. Con queste sollecitazioni, il premier Conte deve rafforzarsi da subito, prima di mercoledì quando si aspetta l’onda d’urto della Relazione di Bonafede sulla Giustizia, materia da trattare con i guanti. Ma anche la maggioranza si sta attrezzando per l’evento e per rafforzare le fila, ben sapendo, come ha sottolineato Goffredo Bettini, altrimenti ci sono soltanto le urne. Ed il Pd non le teme. Zingaretti ha detto che “evitato il salto nel buio, bisogna correre. Se in questa settimana riusciamo a consolidare e allargare, avremo maggiore agio”. Bettini ha chiuso alla proposta di un governo istituzionale, “Ma come facciamo a farlo con una destra che in Europa è legata a Orban! Noi siamo legati alle forze europeiste, a Macron, alla Merkel, ai socialisti spagnoli. Ma per la legge elettorale proporzionale, insiste, bisogna dialogare con Berlusconi.”

Quanto all’arrivo di rinforzi si segnalano 5-6 senatori, si punta al rientro nel Pd di 3 renziani e 3 forzisti e altri dell’Udc. Non è escluso che non arrivino altre adesioni da parte di chi rifiuta di andare all’opposizione. La nascita della quarta gamba è davvero una fatica.


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