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Il presidente del Consiglio del ministri Mario Draghi

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Uno dei più radicati stilemi della politica italiana riguarda la sua tortuosità e, al fondo, incomprensibilità. È un pregiudizio che ha una sua fondatezza ma che può essere superato. Una possibile strada è la lettura dell’ultimo libro di Paolo Armaroli: “Effetto Draghi, la metamorfosi di una Repubblica”, edito da La Vela con prefazione di Enzo Cheli.

Armaroli è un costituzionalista: professore ordinario di Diritto pubblico comparato e docente di Diritto parlamentare all’Università di Firenze. È stato deputato nella XIII legislatura e capogruppo di An in Commissione Affari costituzionali. È persona informata sui fatti, per intenderci. Ma è anche un divulgatore, capace di raccontare e analizzare le vicende con stile sapido e penetrante: non a caso ha frequentato Indro Montanelli e le impronte del grande giornalista si vedono.

Fa capire la politica perché il libro, che peraltro segue un precedente volume: “Conte e Mattarella, sul palcoscenico e dietro le quinte del Quirinale”, stesso editore, affronta con sagacia e lucidità gli avvenimenti che hanno portato alla fine del secondo governo dell’Avvocato del popolo e all’arrivo a palazzo Chigi di Mario Draghi. Rende quei passaggi chiari e comprensibili dedicando a ciascuno dei principali attori giudizi e valutazioni che ne rendono meglio decifrabili le scelte e gli atteggiamenti. Insomma il libro di Armaroli racconta la politica con equilibrio e competenza. Che a ben vedere è il miglior servizio che si può rendere ai cittadini.

Ecco. Per andare al nocciolo della questione, dopo averla capita e illustrata, è interessante chiedersi qual è il giudizio dell’autore. Semplice. La scelta di Mattarella a favore dell’ex presidente della Bce ha consentito di poter finalmente attuare senza infingimenti o barocchismi il dettato degli articoli 92 e 95 della Costituzione concernenti la figura, i poteri, l’autonomia, il ruolo del presidente del Consiglio. Altresì l’ex governatore di Bankitalia diventato premier rappresenta una svolta di sistema: “Grazie a Draghi – osserva Armaroli- potrebbe attivarsi un circolo virtuoso tale da rigenerare le forze politiche, finalmente in grado di concorrere alla determinazione della politica nazionale… Per dirla tutta: basta scappati di casa. Basta abbracciare l’uno vale uno. E magari riscoprire Benedetto Croce”. Dunque eccolo l’effetto Draghi. Se fosse così, sarebbe una rivoluzione, altro che Terza o Quarta Repubblica.

Giorno dopo giorno, riportando anche i commenti e le valutazioni dei principali analisti di politica italiana, Armaroli ripercorre i passaggi delle convulse (e diciamolo: deprimenti…) settimane che hanno visto tramontare la stella di Giuseppe Conte e “svoltare” verso Draghi. Nel farlo, come detto, l’Autore offre una carrellata di personaggi che sono i protagonisti di una vicenda che si dilungherà nel tempo: almeno fino all’elezione del successore di Mattarella all’inizio del prossimo anno. A cominciare dallo stesso ex premier a caccia di fantomatici “costruttori” in grado di puntellare il suo barcollante governo: “Nessuno prima di lui si era spinto ad un reclutamento così sfacciato nel corso di dichiarazioni alle Camere”. Sfacciato ancorché inconcludente, visti i risultati. C’è poi Matteo Renzi, il leader che più di tutti ha manovrato per far cadere Conte ed aprire la strada a Draghi: “Si è fatto la fama del rottamatore incallito. Sempre e comunque. Ma è una fama in qualche misura usurpata”. Ma per capire il personaggio, Armaroli riporta un passaggio di un’intervista di Sabino Cassese al Dubbio: “Ha impedito l’affermarsi del marginalismo in politica, cioè di dare la voce determinante alle briciole, ai cosiddetti responsabili”. “Un bel complimento, non c’è che dire”, è la chiosa del professore costituzionalista. E infine Giorgia Meloni, unica ad essere rimasta all’opposizione: “Una peperina. Notoriamente un’impulsiva, si fida solo del suo sesto senso femminile. Ma questa volta è stata forse un po’ troppo precipitosa. Difatti su Draghi non ha espresso un giudizio, ha manifestato un pregiudizio… La Meloni ha voluto inforcare la bicicletta dell’opposizione? E adesso pedali come meglio può. Anche l’opposizione può essere paragonata ad un budino. Non sarebbe male se la leader di Fdi mettesse su alla bell’e meglio una sorta di governo ombra”.

Possiamo fermarci qui. Prima della fine della legislatura, sarebbero opportune alcune riforme costituzionali. Armaroli le elenca con il sussurro di chi sa quanto la partita sia complicata. E chiude con una citazione del libro di Luciano Violante “Insegna Creonte” riguardo i tre imperdonabili errori che possono compiere gli uomini politici: aprire un conflitto che non si è capaci di governare; sopravvalutare le proprie capacità; essere arroganti. Intelligenti pauca.


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