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Matteo Salvini e Mario Draghi

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L’interrogativo del mondo politico è uno solo: siamo a una pre-crisi di governo oppure l’incidente sul decreto Covid può essere chiuso in fretta, liquidato come scivolone che non provoca neppure danni collaterali? La risposta sembra già essere data da Matteo Salvini che giovedì sera ha ribadito “piena fiducia” nel premier con il quale si è lungamente parlato al telefono.

La giustificazione, per la verità non è molto convincente visto che il leader della Lega ha detto di aver sterzato dopo avere “ascoltato sindaci, governatori, associazioni, imprese e lavoratori di tutta Italia”. Se anche si volesse, dargli credito è piuttosto difficile. Perché Salvini avrebbe dovuto restare appeso al telefono per almeno 7 ore, considerando 5 minuti il tempo di una chiamata.

Ma è opinione comune che tra Draghi e Salvini si sia instaurato un clima precario che potrebbe sfociare in una pre-crisi di difficile soluzione. Lo stesso Draghi ha parlato di scenario con un “precedente grave”. La questione poi diventa fondamentale visto che stiamo entrando nella settimana clou del piano del Recovery e ci dovrebbero essere due riunioni del Consiglio dei ministri.

Ma da mercoledì c’è pure un alto rischio per il governo. Sono state calendarizzate le tre mozioni di sfiducia contro il ministro della Salute, Roberto Speranza, presentate da Fratelli d’Italia. Come voterà la Lega? Sarà contro il governo di cui fa parte? E se voterà contro, la valenza del suo voto che valenza può mai avere? Stando alle indiscrezioni che circolano giovedì mattina, prima del misfatto, Federico D’Incà, titolare per i Rapporti con il Parlamento, ha ricevuto rassicurazioni dal capogruppo della Lega in Senato, Massimiliano Romeo, per accordarsi sul no alla sfiducia. Spiegando poi che questa scelta era quella più utile per non “ostacolare il governo”. Ma in serata, quelle garanzie erano già state cancellate. E adesso sembra che la linea della Lega sia quella dell’astensione.

Poi c’è l’incognita delle Regioni. Massimiliano Fedriga, che è diventato presidente del Friuli Venezia Giulia, nonché delle Province autonome, ha subito seguito le orme salviniane. “Si è incrinata – ha detto – la leale collaborazione tra Stato e Regioni”. Spostare il coprifuoco dalle 22 alle 23 – ha affermato Fedriga – è una proposta assolutamente responsabile, alla quale eravamo arrivati in sede della Conferenza Stato Regioni.

Ma la posizione della Lega non ha convinto il centrodestra. Mariastella Gelmini, ministra agli Affari regionali, dopo una mattinata di proteste da parte dei governatori (Fedriga, Zaia, Toti ed Emiliano), ha annunciato che ci saranno deroghe alle lezioni in presenza e che il coprifuoco alle 22 non durerà fino al 31 luglio. I presidenti hanno annunciato di inviare una lettera a Draghi con una serie di proposte. Salvini ha cercato di gettare acqua sul fuoco delle polemiche, dicendo che nonostante non condivida alcune misure del decreto anticovid, “dobbiamo tenere duro”.

Ed ha aggiunto: “Siamo entrati in un governo strano, ma abbiamo le spalle larghe. Pd e 5Stelle sperano che la Lega esca dal governo? Se lo scordino”. Sulla scuola c’è un problema politico, istituzionale importante, l’allarme è di Fedriga. “In Cdm è stato cambiato un accordo siglato tra istituzioni. E questo è un precedente molto grave. Io ho convocato una Conferenza delle Regioni straordinaria, sono in contatto con Anci e Upi”. Ma il governo è impegnato sul fronte del Recovery. Per il Piano sono previste due riunioni del Consiglio dei ministri. Una è per oggi e sarà un primo esame del testo. Tra il 28 e 29 aprile ci sarà il secondo Cdm con l’esame ed il voto finale del Pnrr, prima dell’invio alla Commissione europea, in programma per il 30 aprile. Il piano nazionale di ripresa e resilienza ammonta a 221 miliardi di cui 191 riferibili al Recovery fund e 30 miliardi di fondo complementare. Sei sono le missioni: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura con 42,5 mld. Rivoluzione verde e Transizione ecologica con 57 miliardi. Infrastrutture per la mobilità sostenibile, con 25,3 miliardi, Istruzione e Ricerca con 31,9 miliardi, Inclusione e coesione con 19,1 mld, Salute con 15,6 miliardi.


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