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Il ministro della Salute Roberto Speranza

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C’è una differente valutazione tra i partiti che sostengono il governo e quelli che siedono tra i banchi della Camera. Una biforcazione di idee e di contenuti. In Consiglio dei ministri, nessuno, neanche tra i leghisti, ha alzato il dito per opporsi all’estensione, ma alla Camera è tutta un’altra musica tra i banchi del Carroccio con deputati afflitti da maldipancia. Con il decreto legge del governo, approvato in una breve riunione del Cdm, il Green pass è diventato obbligatorio per tutti coloro che varchino la soglia di una scuola o di una università – facendo eccezione per gli studenti minorenni – ed è esteso ai lavoratori delle Rsa l’obbligo di vaccino che oggi è considerato valido da medici e infermieri.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, è come spesso accade, in una posizione all’opposto rispetto a Salvini. «Non abbiamo paura di dire che l’obbligo è una opzione in campo». Salvini, come si sa, si batte fortemente contro l’obbligo. Il governo ha fatto un primo, piccolo passo verso l’estensione dell’obbligo di Green pass. D’altronde, il premier ha annunciato che presto l’allargamento sarà più ampio, con un approccio graduale.

Ma è il Carroccio a fare i conti con un elettorato di umore variabile e difficilmente stabile. Il leader leghista ha ottenuto, per ora, un ampliamento del Green pass più graduale del previsto. Dopo il colloquio con Draghi, Salvini avrebbe avuto nuove interlocuzioni con il governo per ottenere il via libera a un pacchetto di sei ordini del giorno, poi approvati in Aula. In sostanza, la marcia di Draghi è tracciata, una Cabina di regia potrebbe essere convocata la prossima settimana per decidere sull’estensione del Pass ai lavoratori del pubblico e del privato. Chi è più entusiasta, per un green pass per tutti i lavoratori, è il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta. Il quale non ha avuto difficoltà a ritenere “geniale” la misura perché aumenta il costo sia psichico che monetario «per gli opportunisti contrari al vaccino, costringendoli a fare il tampone e diminuisce la circolazione del virus e quindi impedisce la nascita di nuove varianti».

Il ministro ha anticipato che «le decisioni che prenderemo nel prossimo futuro, sono il Green pass per tutti, lavoro pubblico, privato, servizi pubblici e privati». Ed ha spiegato che «se la stragrande maggioranza si vaccina, il rischio diminuisce» e ha aggiunto «Bisogna aumentare per gli opportunisti il costo della non vaccinazione. Quindi aumentando il costo si riduce lo zoccolo dei non vaccinati e si riduce la circolazione del virus». Per il ministro «mancano 10 punti per raggiungere l’obiettivo prefissato». Raggiungibili se passa l’obbligo di vaccinazione per i lavoratori pubblici, quelli privati ed i fruitori dei servizi. «Non abbiamo tempo, arriva l’autunno e l’inverno. Dobbiamo arrivare ai livelli di saturazione entro la metà di ottobre».

Ma le parole che hanno alzato un polverone, sono quelle di Enrico Letta che si è recato a far visita al Salone del mobile. Secondo il segretario Pd sull’estensione, «la Lega ha perso la linea. E comunque la linea che il governo sta tenendo è quella giusta». D’altra parte, ha aggiunto, ci vengono continuamente raccontate favole di un centrodestra unito, quando non lo è mai. «È diviso su tutte le questioni importanti, Dove c’è il no della Meloni, c’è il sì e no della Lega, ed il sì di Forza Italia. Questa divisione è mascherata semplicemente da una presenza di candidati civici nelle elezioni amministrative che ha consentito ad ognuno di mantenere la sua distinzione. Ma il voto svelerà questo atteggiamento. A differenza di Salvini, ogni volta che parlo con il presidente del Consiglio, non metto i manifesti, Ci parlo come è naturale che sia, il colloquio è continuo ed anche molto proficuo».

Bordate sono partite immediatamente dal centro destra, ad un evento del candidato sindaco di Milano, Bernardo. Ha parlato Vittorio Sgarbi che non ha saputo dare risposta a un quesito di vecchia data; «Sala, l’attuale sindaco, è di destra o di sinistra?». Secondo Sgarbi, Sala è un uomo di destra.    «Non capisco perché la sinistra lo voti…». Intanto, si sono alzate proteste per le prime nomine in Rai tutte al maschile. La ministra per le Pari opportunità, Elena Bonetti, “confida” che con le prossime nomine «si segni un cambio di passo, di cui abbiamo bisogno, per raggiungere la parità di genere, A tutti i livelli, a partire dalle posizioni di leadership».


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