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Landini e Bombardieri

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Il segretario della Cgil Maurizio Landini chiama a raccolta i lavoratori per uno sciopero generale contro la crisi che però dai dati non c’è

Giorgia Meloni non poteva sapere che la sera prima dell’incontro, Maurizio Landini aveva visto in tv il film (un capolavoro del grande Vittorio De Sica) “Ladri di biciclette’’ e si era convinto che si trattasse di un servizio, girato la settimana precedente nelle periferie romane (che sono in attesa della visita di “Giuseppi”) e mandato in onda da Giovanni Floris a “Di Martedì”.

Se si fosse resa conto dell’equivoco in cui era caduto il suo interlocutore, probabilmente non si sarebbe chiesta di che cosa stesse parlando il leader della Cgil quando illustrava le condizioni del Paese e le richieste della sua organizzazione.

LANDINI LANCIA UNO SCIOPERO PER LA CRISI CHE NON C’È

Già perché Landini non ha bisogno di capire la realtà: a lui basta sognarla e condividerne gli incubi con Pierpaolo Bombardieri (omen nomen) che lo asseconda in tutte le sue avventure di sciopero. Ormai – sarà forse per la concomitanza con la sessione di bilancio – ma per la Cgil e la Uil, non si dice più ‘’Natale con i tuoi e con il panettone’’, bensì ‘’Che Natale sarebbe senza uno sciopero generale?’’. Ormai Landini si pone l’angosciosa domanda immortalata da Nanni Moretti: “mi si nota di più se vado alla manifestazione del Pd o se gli frego la piazza il giorno prima?’’.

Diversamente dal trattamento riservato al governo Draghi l’anno scorso, lo sciopero contro la perfida Meloni (colei nei confronti della quale la Cgil non aveva pregiudiziali) si potrebbe definire uno sciopero colonnello, perché l’astensione dal lavoro avverrà su base regionale durante tutta la prossima settimana (uno sciopero al giorno toglie il governo di torno). C’è solo una piccola furbizia: lo sciopero delle regioni più importanti si concentrerà il 16 dicembre.

Meloni avrebbe avuto il diritto di non ricevere le delegazioni sindacali che si sono presentate al tavolo a sciopero dichiarato. Ma anche ‘’io sono Giorgia’’ è consapevole del fatto che il suo governo non sarebbe credibilmente di destra se non si prendesse almeno uno sciopero generale all’anno, come toccava a Silvio Berlusconi. Poi in questa batteria di astensioni dal lavoro potrebbero nascere nuovi amori.

LE PROMESSE DI CONTE A LANDINI

Nel vertice con il M5S, Conte ha promesso a Landini che alle manifestazioni saranno presenti delegazioni numerose e autorevoli del M5S, mentre nessuno andrà il 17 a manifestare con il Pd. In questa seconda metà dell’anno in corso, il Paese somiglia sempre più alla guarnigione della Fortezza Bastiani, vigile alla frontiera con il Deserto dei Tartari. Da mesi aspettiamo che la crisi ci travolga, ma trimestre dopo trimestre il sistema Paese mette in evidenza risultati migliori delle previsioni più ottimistiche.

IL DATO DELL’OCCUPAZIONE CHE DOVREBBE INTERESSARE AI SINDACATI

Entro la fine dell’anno può essere confermata una crescita di circa il 4%, che aggiunta a quanto riscontrato l’anno scorso, si arriva ad una crescita in un biennio superiore al 10%, una sorta di primato in Europa. Lo spread non si agita più di tanto, i mercati ‘’stanno a guardare’’.

Ma il dato più interessante – dovrebbe essere così anche per i sindacati – è quello dell’occupazione. Certo, non siamo a livelli dei Paesi del Nord, soprattutto per quanto riguarda l’occupazione femminile. Ma il tasso di occupazione è il più alto dal 1977 (quando è iniziata la rilevazione Istat).

L’aumento è trainato dal lavoro dipendente, cresce dello 0,5% rispetto a settembre e di 2,6 punti rispetto a 12 mesi fa (quasi 500.000 in più), toccando 18.244.000, anche in questo caso record dal 1977. Diminuiscono specularmente i lavoratori autonomi rispetto a settembre (-0,3%) ma salgono rispetto a un anno fa (+0,6%). Da notare – ha segnalato Claudio Negro della Fondazione Anna Kuliscioff – la diminuzione dei contratti a termine (-0,6% e – 1,2%), mentre crescono decisamente quelli stabili (+0,8% e addirittura +3,4% rispetto a un anno fa. Addirittura i contratti a termine sono il 16,33% dei lavoratori dipendenti, ossia meno di quanto fossero prima della crisi Covid (16,77%). La crescita occupazionale, al netto degli effetti demografici, ha riguardato tutte le fasce d‘età, ma in particolare quella più giovane (15-34 anni) che è aumentata rispetto all’anno scorso di 4,1 punti, e ancor più di 6,6% nella fascia giovanissima, da 15 a 24 anni.

L’accanimento dei sindacati contro i contratti a termine è divenuto proverbiale; si attaccano alla riforma spagnola che ha fortemente limitato questa tipologia, senza osservare che nella Penisola iberica non è prevista una tutela reale contro il licenziamento illegittimo.

LE TESI DI MASSIMO D’ALEMA SUI SINDACATI

Nei giorni scorsi ci è capitata tra le mani una dichiarazione di Massimo D’Alema (ora riformista pentito) effettuata quando era presidente del Consiglio. “Preferisco un sindacato che negozi un salario minore oggi, ma per offrire a un giovane un posto di lavoro domani”. E ancora: “Credo sbagliata la posizione di chi alla fine preferisce l’intangibilità di una forma astratta del contratto di lavoro piuttosto che un disoccupato in meno”. E ancora, proseguì il lider maximo, “la flessibilità può essere interpretata in due modi diversi: dall’alto, come negazione dei diritti, ma anche dal basso, come possibilità di lavoro più appagante. Un sindacato moderno deve vivere su questa frontiera, altrimenti si allontana dalla realtà”.

UNO SCIOPERO SENZA CRISI VOLUTO DA LANDINI CHE NON GUARDA AI DATI REALI

Soprattutto un sindacato serio non può giustificare la sua inadeguatezza, rappresentando una società che esiste solo nella sua propaganda. In quest’anno di disgrazie, dopo che si è usciti dall’emergenza Covid e dal blocco dei licenziamenti senza che vi fosse quella macelleria sociale preconizzata dai sindacati, è disonesto non voler riconoscere che il Paese cammina certamente sul filo del rasoio, ma manda significativi e inattesi segnali di resilienza (come si dice adesso). A sorpresa l’Istat ha certificato che le politiche di bilancio a sostegno delle famiglie e delle imprese, per mitigare gli effetti della crisi energetica (a causa delle quali Draghi incassò uno sciopero generale da parte dei soliti noti) hanno ridotto la povertà e le diseguaglianze.


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